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Opinioni

Voto e mi vergogno

Oltre alla vendetta, due altre reazioni costituiscono una fonte inesausta e, probabilmente inesauribile di consenso: il voto di scambio ed il voto “della vergogna”
OPINIONI - Tra gli atteggiamenti discutibili nell’espressione del voto non c’è solo quello della vendetta: mi caricano di tasse ed io mi vendico, magari concedendo il mio consenso a chi, senza fatica, mi promette che non pagherò più; di questo ho parlato a caldo, subito dopo i risultati elettorali. Avrei potuto farlo anche di due altre reazioni che del consenso costituiscono una fonte inesausta e, probabilmente inesauribile: il voto di scambio che costituisce il rovescio della medaglia del voto di vendetta ed infine il voto “della vergogna”.

Sul voto di scambio è stato detto fin troppo; io mi stupisco solo di chi vuol metterlo in pratica con la legge elettorale del “porcellum”. Il voto di scambio necessita di controllo sul comportamento dell’elettore, un controllo che solo con le preferenze può trovare uno strumento adeguato. So bene che le preferenze costituiscono la strada più seria, almeno nel proporzionale, della democrazia; ma chi vuol controllare non è di questo che si preoccupa. Si preoccupa di indicare ai controllati una precisa distribuzione dei voti ed un loro ordine sulla scheda, secondo diverse ed alternate combinazioni, tali da non lasciare scampo alla segretezza.

Nel nostro caso tuttavia mi sembra abbia avuto un “successo” straordinario il voto “della vergogna”; non nel senso che ci sono espressioni del suffragio di cui vergognarsi, ci mancherebbe altro, ma nel senso che parecchi elettori, di fatto, sembrerebbero vergognarsi del loro comportamento. Non dovrebbero, noi non ci permetteremmo mai di dire che dovrebbero vergognarsi, ma tant’è: loro danno questa impressione e fanno capire che agiscono di conseguenza. Se così non fosse, non si spiegherebbe perché le rilevazioni degli exit/pool si discostino così evidentemente dalle proiezioni e dai risultati elettorali. C’è un’unica spiegazione: l’elettore che esce dal seggio, se interpellato, non dice la verità.

Se voi avete un’altra motivazione ragionevole pronta, ditelo pure perché sono interessato. In caso contrario debbo pensare alla sempre deplorevole “mala radice” dell’anonimato. Prevengo l’obiezione: che c’entra? il voto è segreto. Controbiezione. Giusto; allora a chi mi interpella, oppongo il dettato della Carta costituzionale: “Il voto è personale ed uguale, libero e segreto”. Non ricorro alla dichiarazione falsa, per liberarmi dal comprensibile disagio che consegue al comportamento di aver concesso il suffragio a chi, poco più di un anno fa, ha ridotto il Paese al baratro. E poi non ci possiamo stupire se all’estero non capiscono, dal momento che in nessun Paese al mondo, si sarebbe verificato, ciò che da noi è prassi e norma. E questo, senza nulla togliere alla riprovazione per chi sbeffeggia il voto degli Italiani e senza sminuire l’ammirazione per il comportamento istituzionale del nostro Capo dello Stato.

Comunque, non c’è da demoralizzarci: per il disastro ed il baratro facciamo ancora in tempo. Anzi, siamo in dirittura d’arrivo.


[Dal blog appuntialessandrini.wordpress.com]
 
3/03/2013
Agostino Pietrasanta (Appunti Alessandrini) - redazione@alessandrianews.it

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