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Opinioni

Un Vescovo per la Chiesa di Dio: i segni di una profezia

Nella Bibbia taluni gesti vengono chiamati “gesti profetici”. Non si può non rilevare l’abbondante offerta di questi gesti già nei pochi minuti di presentazione dalla loggia di San Pietro di Francesco, Jorge Mario Bergoglio...
OPINIONI - Nella Bibbia taluni gesti vengono chiamati “gesti profetici”. Non si può non rilevare l’abbondante offerta di questi gesti già nei pochi minuti di presentazione dalla loggia di San Pietro di Francesco, Jorge Mario Bergoglio.

Intanto l’abito, semplice, con tutta evidenza adattato alla sua corporatura, con tonalità contrastanti di bianco, senza mozzetta e stole preziose; un simpatico e familiare “Buonasera!”, invece di stereotipate formule; spiccava, accanto a quelle dei Cardinali, la sua croce di metallo non nobile sul suo petto; impressionante la totale assenza dal suo intervento della parola “papa”, sostituita dalla ribadita dizione “vescovo di Roma” che ci riporta alla Chiesa dei primi secoli: collegialità e corresponsabilità affermate con tutta evidenza; rivoluzionario dal punto di vista ecclesiale il suo chiedere quasi la benedizione della Chiesa raccolta davanti a sé, prima di impartire la sua benedizione; e profetica la scelta del nome, Francesco: già sappiamo dal Card. Dolan che proprio a Francesco d’Assisi si riferisce, ma significativo sarebbe anche un ulteriore riferimento a Francesco Saverio, eroe dell’annuncio del Vangelo. Ma la somma dei gesti rinvia con chiarezza al nostro Francesco umbro.

Scrivevo giusto un mese, subito dopo la “rinuncia” (o le “dimissioni” se preferite) di Benedetto XVI: «Ecco, io credo che il gesto di papa Benedetto abbia mostrato finalmente la verità profetica delle parole di Paolo VI: finalmente si può davvero scorgere il volto di Pietro sotto le maschere che la storia ha collocato sul suo volto. Mi ha sempre fatto impressione la lista di “titoli” del Vescovo di Roma che sta a preludio dell’Annuario Pontificio: “Vicario di Gesù Cristo, Vescovo di Roma, Successore del Principe degli Apostoli, Sommo Pontefice della Chiesa universale, Primate d’Italia, arcivescovo e metropolita della Provincia Romana, Patriarca d’Occidente, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, servo dei servi di Dio”. Impressione e disagio… Maschere, appunto, che coprono il volto di Pietro, il Pietro del Vangelo, fragile, debole, incoerente, talvolta “traditore”, impetuoso e collerico, ma alla fine, per amore di Cristo, “pescatore di uomini”, centro di unità, capace di “confermare i fratelli nella fede”, testimone di Cristo fino al martirio. Non “vicario”, non “Sommo Pontefice”, non “Sovrano”, ma davvero “Vescovo di Roma” e “Servo dei servi di Dio”, gli unici titoli che davvero contano e che ci legano con legami forti al Vescovo di Roma».

Se già il gesto di Ratzinger desacralizzava la figura del Papa, riportandola a dimensione umana senza nulla togliere al suo ruolo nella e per la Chiesa, i pochi minuti dalla loggia di San Pietro di Francesco hanno offerto una teologia del ruolo di Pietro, liberandolo dagli orpelli della storia degli ultimi 1500 anni!

Proprio come diceva il già citato Paolo VI: «Il mio nome è Pietro. E la Scrittura ci dice quale significato Cristo ha voluto attribuire a questo nome, quali doveri esso ci impose: le responsabilità dell’apostolo e dei suoi successori. Ma permettetemi di ricordare anche altri nomi che il Signore ha voluto dare a Pietro per significare altri carismi. Pietro è pescatore di uomini. Pietro è pastore. Per ciò che mi riguarda, sono convinto che il Signore mi ha concesso, senza alcun merito da parte mia, un ministero di comunione. Certamente non per isolarmi da voi egli mi ha dato questo carisma, né per escludere tra noi la comprensione, la collaborazione, la fraternità e finalmente la ricomposizione dell’unità, ma bensì per lasciarci il precetto e il dono dell’amore, nella verità e nella umiltà. E il nome che io ho preso, quello di Paolo, indica abbastanza l’orientamento che ho voluto dare al mio ministero apostolico». Le poche, semplici, parole di Francesco riecheggiano per in modo impressionante proprio queste parole di Montini.

Neanche dieci minuti dalla presentazione e comincia il fuoco a raffica delle “notizie” sul passato di Bergoglio.

Qualche giorno fa qualcuno aveva chiesto il mio parere sul Card. Bergoglio di Buenos Aires come possibile papa. Onestamente dico che l’avevo escluso, riferendomi appunto alle polemiche che sarebbero esplose proprio a riguardo più che delle sue personali posizioni in riferimento a quello almeno pavido e silenzioso della gerarchia argentina al tempo della dittatura. Pensavo che i cardinali proprio queste polemiche avrebbero contabilizzato. Ho sempre ritenuto, anche quando incontrai anni fa a Buenos Aires le Madri di Plaza de Majo, che le battagliere e stimabili donne non distinguessero a sufficienza tra le responsabilità del Nunzio, Mons. Pio Laghi (amico di Videla e della famiglia Bush, poi Nunzio a Washington e infine Cardinale), e la prudente, ma anche indubbiamente pavida scelta dei Vescovi argentini, così frequente nella storia della Chiesa, di non alzare la voce pensando di fare meno danni e di salvare più persone: e non ho cambiato il mio giudizio. Non posso non rilevare che le accuse al passato di Bergoglio sono solo fonti giornalistiche, che nessuno si è preoccupato di esaminare e sentire anche le ragioni degli altri protagonisti, che accanto alle accuse ci sono anche molte voci in difesa di Bergoglio, voci di persone che ritengono di essere tuttora vive proprio per il suo silenzioso ma efficace intervento. E con lui quello di altri Vescovi, tra i quali quelli del Card. Pironio di cui è in corso il processo di beatificazione: l’amico Macrì, argentino, recentemente mancato, mi aveva più volte ribadito la sua certezza che la sua fuga in Italia il giorno prima dell’arresto, avvenne grazie all’intervento di Pironio.

Mi pare uno stucchevole provincialismo italico il voler ad ogni costo collocare in uno schieramento politico e mummificare ogni persona in una casella sigillata, che ripete il disumano etichettamento che fa di un episodio nella vita di un essere umano un marchio che è per sempre: un possibile errore diventa come un sigillo che nessuno può più rompere. Nei Vangeli, a parte Gesù, solo un uomo è definito “giusto”, il buon Giuseppe. Da questo punto di vista Pietro, visti i precedenti, non l’avremmo scelto per il ruolo che poi ha avuto nella Chiesa! Ci si dimentica anche che sia Romero che Camara, per citare due latinoamericani, avevano negli anni della giovinezza assunto ed esternato posizioni in totale antitesi rispetto a quelle che la loro vita di pastori delle loro Chiese hanno poi manifestato al mondo, fino al martirio, di sangue l’uno, morale l’altro!

Nessun dubbio che alcune sue prese di posizioni possano essere discusse; che la sua impostazione teologica non piaccia a tutti, che sue future affermazioni o scelte possano suscitare dibattito e critica: ma è “la libertà dei figli di Dio”, la stessa libertà che ciascuno di noi ha avuto nei confronti degli ultimi papi, per quanto amati e per quanto assunti come punti di riferimento solido per la propria personale appartenenza ecclesiale e per “essere confermati nella fede”… Non ogni parola che esce dalla bocca del Vescovo di Roma ha il peso della Parola di Dio! Né ogni dissenso vuole rompere la fraternità e l’unità della Chiesa.

Ma quei pochi minuti dal balcone mi hanno messo dentro ottimismo sul futuro della Chiesa e sulla necessaria e urgente riforma delle sue strutture, così spesso controtestimonianti; e sono stati un’iniezione di rinnovata passione per l’annuncio del Vangelo sine glossa!

Io credo che abbia con coraggio e forza dato inizio a qualcosa di nuovo. Così, forse non con piena consapevolezza, il Conclave è diventato davvero un “Conclave per la speranza”. Come ha scritto pochi giorni fa Agostino Pietrasanta: «Non se ne esce con un semplice magistero, per quanto ineccepibile, forse neppure con la forza della profezia, perché (l’espressione è di Paolo VI) il mondo più che di profeti necessita di testimoni». Ieri sera ho visto un Testimone!

[Dal blog appuntialessandrini.wordpress.com]
 
15/03/2013
Walter Fiocchi (Appunti Alessandrini) - redazione@alessandrianews.it

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