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Opinioni

Tutto sommato sono buone notizie

Domenica sera, sono andato a letto prima di mezzanotte, non si conoscevano ancora dati attendibili sull'esito delle europee in Italia, quali che essi fossero, non era in mio potere di modificarli. Ciò mi ha permesso di avere lunedì mattina un risveglio rallegrato da un buon numero di buone notizie.
OPINIONI - Domenica sera, sono andato a letto come al solito, prima di mezzanotte. Non si conoscevano ancora dati attendibili sull'esito delle europee in Italia, ma potevo dormire sereno, perché, quali che essi fossero, non era in mio potere di modificarli. Ciò mi ha permesso di avere lunedì mattina un risveglio rallegrato da un buon numero di buone notizie.

La prima: gli elettori non avevano premiato la campagna urlata di chi ha voluto giocare la carta della contrapposizione dualistica, o noi o loro, e dell'indignazione apocalittica contro di "loro", senza peraltro indicare una qualche prospettiva plausibile di "nuovi cieli e nuova terra" (tanto per restare in ambito apocalittico), per non parlare degli insulti, delle minacce di tribunali del popolo (della rete, s'intende), e di altre spacconate tra il paradosso e la provocazione quali l'andare "oltre Hitler". Il popolo (on line e on the road) non ha abboccato. Ha detto: okay, l'indignazione è giusta, ma non ci basta per affidarti un grande paese europeo. Preparati argomenti più convincenti per il prossimo giro. Molte delle persone che frequento temevano di svegliarsi stamattina in un paese la cui prima forza politica era il Movimento che aveva fatto una tale campagna elettorale. Io dicevo: "comunque vada sarà un successo". Non riuscivo proprio a pensare che la maggioranza, sia pur relativa, dei miei connazionali potesse identificarsi in quei contenuti e in quei modi.

La seconda buona notizia invece è stata del tutto inattesa: 41% al Pd. Non avrei scommesso neppure sul raggiungimento del 33! La terza buona notizia era che tale clamoroso successo non aveva impedito alla sinistra di Tsipras di raggiungere e superare lo sbarramento e quindi di avere una propria rappresentanza proporzionale nel parlamento europeo. A pagare il prezzo del successo Pd credo siano stati soprattutto il centro di Scelta Europea e probabilmente anche il Nuovo Centro Destra (che comunque ha passato lo sbarramento), un po' Forza Italia e un po' direttamente il M5s.

Quali conseguenze in Italia? Primo: non si potrà più sostenere che Renzi sta al governo senza legittimazione elettorale. Nello stesso Pd saranno in molti a dover trarre insegnamento da quanto è successo, in modo particolare coloro che più o meno esplicitamente hanno sempre considerato Renzi non come una variante naturale del partito, al pari delle altre, bensì una sorta di corpo estraneo da cui disfarsi al più presto. Al contrario sarà opportuno sostenere e accelerare le riforme (migliorandole s'intende là dove mostrano effettive criticità) avviate dal governo.
Da parte sua il sindacato, a partire dalla Cgil, dovrà ripensare il proprio ruolo e accelerare il processo di autoriforma nella direzione che la stessa Susanna Camusso ha indicato ben prima dell'esito elettorale, ai primi di maggio a Rimini, alla conclusione del congresso. Il commento della Cgil nazionale diffuso in una nota pomeridiana mi sembra cogliere gli aspetti positivi della situazione. Ne riporto uno stralcio significativo: "Quello ottenuto dal Partito Democratico nel voto per l'elezione  del Parlamento europeo è un risultato straordinario, per molti aspetti storico, che rimette al centro un’idea positiva di Europa e di buona politica, oltremodo importante anche nella lotta contro i tanti, sterili populismi e contro i pericoli di una destra xenofoba che, nel loro complesso, sono purtroppo cresciuti in Europa. La dimensione e la diffusione territoriale della vittoria del Partito Democratico sono indiscutibili. L’elettorato non solo ha ricompensato le politiche redistributive ed espansive, anche se per ora solo abbozzate, adottate dal governo Renzi in questi primi mesi di governo, ma ha dato una chiara indicazione del verso necessario cui ispirare le politiche economiche e sociali di Bruxelles". 
Di conseguenze negative in Italia ne vedo soprattutto una: la tentazione trasformistica per cui da un giorno all'altro si diventa tutti renziani, generosamente lanciati in soccorso del vincitore, com'è tra i vizi degli italiani di tutte le recenti repubbliche. Auspico invece una crescita di attenzione critica nei confronti del governo presieduto da Renzi, proprio per prevenire il rischio trasformista e, in questo senso, anche la forza del M5s che, pur ridotta rispetto alle aspettative, può garantire un'opposizione tosta e puntuale, mi rassicura non poco.

Le conseguenze in Europa di questo voto italiano potrebbero essere non meno rilevanti. Il crollo del povero Hollande in Francia, asfaltato dal Front National di Marine Le Pen che ha conquistato il primo posto, mette chiaramente in crisi la leadership franco-tedesca a cui siamo da tempo abituati. Proprio il risultato straordinario del Pd di Renzi rende almeno teoricamente possibile il costituirsi di un nucleo forte alternativo italo-tedesco, per qualche spiritoso un nuovo asse Roma-Berlino. Infatti il successo diffuso dei partiti poco o punto europeisti sembra rendere inevitabile in Europa (come già avviene in Germania) la grande coalizione tra popolari e socialisti. In questa eventualità, dato che il contributo italiano al gruppo socialista europeo, grazie al Pd, è di indubbia rilevanza, un rapporto forte tra Italia e Germania si propone nei fatti. Tanto più che siamo all'inizio del semestre di presidenza italiana.

Un ultimo insegnamento che trovo si possa ricavare da questa tornata elettorale riguarda il sistema elettorale. Non sono ostile a un chiaro uninominale, preferibilmente a doppio turno, ma non accetto la demonizzazione del sistema proporzionale con le preferenze. Ho nel passato recente sentito attribuire al proporzionale e alle preferenze la responsabilità di qualsiasi cosa: ingovernabilità, frammentazione e persino il voto mafioso. Nessuno di questi aspetti è stato ridimensionato coi vari mattarellum e porcellum. Nelle europee si vota con il proporzionale e si possono dare fino a tre preferenze. Non ho sentito nessuno paventare interferenze mafiose. Ma soprattutto in queste europee rigorosamente proporzionali abbiamo visto un partito superare per la prima volta nella sua storia la soglia del 40% di consensi veri, senza premi di alcun genere, dimostrando così che la famosa "vocazione maggioritaria" non è conseguenza di metodi e tecnicità, ma piuttosto della capacità politica di porsi e proporsi come forza credibile a garanzia delle istituzioni e della coesione sociale in una prospettiva di sviluppo.  
27/05/2014

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