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Opinioni

Storie di ordinario dissesto

E così il diabolico piano di distruzione del Tra accarezzato da Lorenzo Repetto, si è avverato postumo. Lo ha dimostrato, con parole “finalmente” esplicite, il poliziotto cattivo della Giunta Rossa, l’Assessore Ferraris. Scusate ma, per quanto del tutto inutile, mi viene da dire ancora una volta la mia, e la prendo alla lontana...
OPINIONI - E così il diabolico piano di distruzione del Teatro Comunale accarezzato da Lorenzo Repetto, si è avverato postumo. Lo ha dimostrato, con parole “finalmente” esplicite, il poliziotto cattivo della Giunta Rossa, l’Assessore Ferraris. Scusate ma, per quanto del tutto inutile, mi viene da dire ancora una volta la mia, e la prendo alla lontana.

Nel 2008 l’allora Sindaco Fabbio, sapendo che il sottoscritto Direttore del Teatro non era certo addomesticabile e che la Regione Piemonte stava per avere il cattivo gusto di nominare in CdA un persona intelligente ed esperta (Roberto Livraghi), pensò bene -vecchia volpe!- di dover adeguatamente supportare la presidentessa Mancuso, bravissima nel saltare sul carro del vincitore ma assolutamente negata in qualsiasi altra specialità. Viene quindi inserito nel CdA (senza consultare nessun socio) il meglio pretoriano, l’ex presidente AMAG nonché vicesindaco-ombra. Il suo primo compito è far fuori il sottoscritto, il quale non soltanto non faceva il “tecnico” afasico ma stava segnalando in vari modi ufficiali (perché è anche uno che mette per iscritto, firma, protocolla, e altre sciocchezze burocratiche di questo genere) le creative procedure dell’Assessore Vandone, un uomo che ha fatto dell’inattendibilità una legge di natura. Non basta: all’inizio del 2010 il sottoscritto propone a chi di dovere, ovviamente in modo ufficiale (copia del relativo documento è presso di me, a disposizione di chiunque lo voglia vedere), di tagliare del 25% la propria paga lorda come piccolo contributo al bilancio. La cosa non viene neanche discussa: ci manca ancora che quel furbone di Ferrari faccia ‘sta bella figura davanti all’opinione pubblica. Dall’altra parte il prode Repetto comincia ad attaccare il personale del teatro accusandolo di scarsa professionalità e di eccessiva retribuzione, proprio nello stesso momento in cui nella “sua” azienda stava “allegramente” deliberando decine di nuove assunzioni e un tot di consulenti.

E arriva il giorno in cui Repetto ordina alla, diciamo così, presidentessa di affidare direttamente ad una ditta “di fiducia dell’AMAG” la rimozione di alcuni pannelli di amianto. Le prove di questo modo di procedere risultano chiaramente dai verbali in allora richiesti dalla Procura e da me consegnati (è noto che la presidentessa aveva come un’allergia alla concessione di documenti, pur agli aventi diritto). Non avendo trovato il minimo cavillo contro il mio operato, Repetto e la più sopra definita presidentessa rendono definitivamente impossibile la mia vita operativa, e si arriva ad una inevitabile risoluzione consensuale del contratto.

Ma intanto si compie il fatidico 3 ottobre 2010. Le autorità sanitarie intervenute non si limitano -sia ben chiaro- a chiudere il teatro per la presenza di polveri, ma verbalizzano -a seguito di prove pratiche- che tali polveri sono entrate in sala provenendo dalla zona cantierata, perché quest’ultima non era correttamente allestita e comunque per un errore tecnico da parte dello stesso cantiere. La Procura -se non vado errato- giudica il comportamento della ditta meritevole di sanzione, il che non sarà un granché rispetto alla mole del danno, ma mi sembra una conferma formale che l’errore da parte della ditta ci sia effettivamente stato. Nessuno assume posizioni legali; nel tragico contesto della vicenda casalese, sembra (come ha scritto in questi giorni Mara Scagni) che l’amianto alessandrino sia tutt’altra fattispecie. A un certo punto si capì che la precedente Amministrazione aveva preso accordi con la ditta perché si assumesse l’onere della bonifica, i cui lavori ebbero materialmente inizio. È presumibile che la ditta abbia colto l’occasione per tentare di trovare nell’edificio altri punti potenzialmente inquinanti, buoni per scaricare il barile, ma l’unica cosa che ottenne (vi ricordate?) fu di “smaltire” il prezioso fondo Ferrero che la professoressa (absit iniuria verbis) Mancuso definì “quattro libri vecchi”.

Ci sono le elezioni. Grandi promesse proprio sulla riapertura del Comunale, pronunciate davanti al Comunale serrato. Poi il dissesto soffoca qualsiasi specifico argomento. Le conseguenze effettive e quelle previste peggiorano di giorno in giorno. Oggi, insieme ad altre cattive notizie, l’Assessore Ferraris ci dice (ai giovedì dell’Acsal) che i suddetti accordi fra la ditta e la Fabbio’s Company sono una scrittura privata immodificabile e “blindata”, ovvero: se il Comune non fa la sua parte, anche la ditta è autorizzata a non fare la sua. Abbiamo capito bene? Primo: sarebbe un documento “privato” a tutelare un bene architettonico civico di quella portata? Ci si vuole far credere che il Comune non può, eventualmente, impugnarlo? La ditta era di fiducia dell’AMAG di Repetto; lo è anche dell’attuale Amministrazione? Secondo: la ditta deve riconsegnare un manufatto “nudo” totalmente bonificato, che pertanto ottenga le necessarie certificazioni sanitarie; deve pagare le spese relative al raggiungimento del suddetto risultato; se qualche spesa compete al Comune, che sul momento non ha la benché minima disponibilità finanziaria, la ditta anticipi il pagamento, perché è il minimo che possa fare. Dopodiché sappiamo benissimo che il Comune non avrà i quattrini per acquistare poltrone e tendaggi, rifare l’impianto di riscaldamento, rifunzionalizzare gli spazi, etc; ma intanto vogliamo rientrare in teatro, vogliamo risalutarlo, riabbracciarlo. Ultimare la bonifica significa dimostrare che abbiamo intenzione, una volta o l’altra, di riaprirlo. O invece non avete neanche questa remota intenzione, signori della Giunta Rossa? Lo sapete che, anche per demolirlo, bisogna prima bonificarlo? Che volete, che passi in prescrizione anche la insignificante sanzione alla ditta? Ci manca poco. Siete contenti che Fabbio -vecchia volpe!- abbia preso, online, a insegnarvi ad amministrare? che le vicende del TRA siano reinterpretate sui giornali dall’ex consigliere PdL Bocchio, una sorta di basso buffo ottocentesco, famoso perché i suoi interventi facevano sganasciare sia la minoranza che la maggioranza?
Aspettiamo un attimo a prendere decisioni drastiche. Riflettiamo ancora sul fatto che i teatrini, gli spazi sociali, i cortili e persino le abitazioni siano ormai un contenitore più adeguato ai tempi, oltre che molto più economico, rispetto ad una tipologia di edificio, chiamato teatro, che bene o male resiste da duemilacinquecento anni.

Infine la cosa più importante: i dipendenti. Sono convinto -lo sottolineo- che Rita Rossa sia “costretta” da fatti oggettivi a rimangiarsi i contenuti del programma elettorale; sono convinto che ce la stia mettendo tutta e che continuerà a farlo. Ma vorrei che il comprensibile stress non inducesse la sua Giunta a imitare Fabbio nel gettare le “colpe” sui dirigenti (tantomeno sul Direttore dell’Aspal) e a ricondurre la condizione dei Dipendenti del TRA tout-court all’apocalisse del dissesto. La loro è un’altra storia; l’hanno costruito anche loro quel teatro e non sono loro ad averlo rovinato; hanno fedelmente contribuito (alcuni fin dall’inizio) al più ambizioso progetto culturale di questa città dal dopoguerra; non si meritano di ricavarne la distruzione delle loro vite private. Forse l’Assessore Ferraris dovrebbe assicurarsi, prima di parlare in pubblico, che in platea non siano presenti dipendenti TRA, che non ricevono né stipendio né cassa integrazione da mesi e mesi.
Se abbiamo proprio bisogno di decisionismo eclatante, ho una proposta: annulliamo dalla sera alla mattina la costruzione di un ponte oggettivamente inutile (parola di persona che abita fuori città). Ci sono altre strade per migliorare l’immagine di Alessandria. La gente non “cresce” sui ponti, ma in ripensati, attrezzati, vissuti luoghi istituzionali.
11/06/2013

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