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Opinioni

Sicurezza? Studiamo la nostra comunità invece di comparare situazioni differenti

Meglio parlare di Security, e pensare a un osservatorio sul territorio che non guardare al Costa Rica...
OPINIONI - In riferimento all’editoriale “Un posto sicuro. Fino a quando?” volevo esprimere una mia personale considerazione.
Sicuramente a differenza di molti altri articoli a tema sicurezza, anche se con la bocca storta a me piace identificarla con il temine anglosassone Security, in quanto identifica in pieno la macro area, legata alle problematiche della sicurezza tra gli individui.
Scrivo in quanto non condivido in pieno l’illustrazione del problema fatta, ammettendo se pur scritta da una persona che ha cercato di capire ciò che sta accadendo, e si è informata prima di scrivere. Non condivido perché non si può pensare di prendere due società e pensare che se una cosa funziona o non funziona, si possa esportare ed applicare in un’altra.
È evidente che la nostra società nel corso della storia, e soprattutto negli ultimi secoli si è trasformata da un modello di società agricola in un modello di società industriale, questo cambiamento ha fatto crollare tutti quei legami sociali tra gli individui rendendoli tutti più “soli”.
Questa verità mai affrontata risiede in ognuno di noi, tutti lo sappiamo, tutti lo vediamo e tutti lo accettiamo. L’isolamento ci ha reso più vulnerabili, meno forti, di conseguenza più paurosi. Sicuramente lo stato del Costa Rica, sta affrontando criticità diverse delle nostre, il valore della vita è percepito in modo diverso, ma la tendenza a globalizzare e a importare modelli in contesti sociali diversi, non sempre porta a riunire in un'unica soluzione il problema che sembra uguale ma analizzato attentamente risultava solo simile.
Sicuramente, uno specifico settore della criminalità ha avuto un suo declino, per fortuna aggiungerei, risultati che arrivano dalle statistiche ufficiali, ma anche vero che tutta una serie di reati legati alla proprietà, come risulta da ricerche sulla sicurezza percepita, hanno dimostrato che molte vittime non hanno mai denunciato l’accaduto se non in determinate condizioni. Faccio il primo esempio che mi viene in mente, mi trovo la macchina rigata, denuncio solo se ho la copertura assicurativa contro gli atti vandalici, escludendo tutte le persone che si sono trovate la macchina danneggiata senza la copertura assicurativa.
Quindi questo ipotetico coperchio appoggiato sulla pentola che bolle, esiste veramente? La mia personale considerazione è si!
In un momento storico di tagli verticali da parte della pubblica amministrazione settori importanti come la sanità o la sicurezza sono stati fortemente penalizzati. Ogni cittadino si trova deluso e sfiduciato di quel patto sociale in cui rinunciava a parte della propria libertà affidandola allo stato, delegandolo di provvedere ai propri bisogni di sicurezza. Quindi non stupiamoci dei numerosi quartieri fortezza che stanno prendendo piede anche nella nostra Italia, perché questo tradimento ha fatto si che chi fosse nella posizione di potersi difendere da solo, lo facesse, aumentando sicuramente il divario tra chi se lo può permettere e chi è destinato a vivere nella paura.
Bisognerebbe avere il tempo, la voglia e la capacità di iniziare a studiare la propria comunità, analizzando i reali problemi, riuscire ad ottimizzare le risorse al fine di intervenire preventivamente sulle situazioni di paura. Ricreare e rigenerare la delega di sicurezza che i cittadini hanno dato alla propria “polis”, rinnovarla attraverso una partecipazione reale, e non pensare che se non accade a me non esiste il problema. Bisogna vivere la “cosa” pubblica e rendere l’amministrazione aperta e partecipata, non più un luogo arroccato, dove il potere è solo imposto, come nelle vecchie società feudali, non servono più persone che corrono ai ripari senza conoscenze specifiche.
Sicuramente alla nostra comunità manca un’analisi dei problemi, le due verità della sicurezza fatta dai dati reali, e dalla sicurezza percepita hanno un divario ormai colmo di supposizioni ed opinioni, la situazione “reale” non è mai stata analizzata, ed organizzata bisognerebbe creare un osservatorio che possa resistere per un periodo medio lungo, per poter individuare la validità delle buone politiche, evitando sprechi ed inefficienze.

13/03/2017
Mauro Di Gregorio - redazione@alessandrianews.it

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