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Opinioni

Ripartiamo dai bambini

Un po’ di tristezza è quello che mi rimane addosso pensando al mio Paese, a quella Nazione divisa per monti, per mari e fiumi su una cartina che vedevo appesa nella mia aula della scuola elementare...
OPINIONI - Provo un senso di tenerezza nel ripensare a quell’aula piena di cartine dell’Italia, ai banchi di formica con sopra matite colorate,penne e gomme e dietro bambini con grembiule e lo sguardo perso nelle parole della maestra che raccontava un mondo che avrebbero scoperto e che sembrava lontanissimo e difficilissimo, come certe equivalenze.

Mi sembra ancora strano che la mia scuola elementare sia più vicina a quella raccontata da De Amicis che a quella dei figli che avrei potuto avere, in fondo, sono passati solo trent’anni da quell’autunno del 1980 che mi vide scolaro per la prima volta. In trent’anni si sarebbero dovuti succedere sei governi e, magari, un numero minore di presidenti del Consiglio dei Ministri e le maestre avrebbero dovuto raccontare un mondo diverso ogni anno, ma nello stesso modo, con la stessa enfasi, con lo stesso rispetto verso quelle Istituzioni che i bambini cominciavano a conoscere, scoprendo le città dal sussidiario e dalla carta geografica, navigando idealmente i fiumi del”Italia fisica appesa in fondo all’aula, vicino a quella carta dell’Europa Politica che sembrava cosi’ grande e misteriosa, quando nomi come Rotterdam o Malaga suscitavano l’esotismo che proviamo ora a sfogliare i dépliant di improbabili isole dell’Oceano indiano.

In verità a cambiare prima del mondo è stato il mondo di raccontarlo ai bambini, è stata la Scuola che ha pensato di guardare negli occhi dei bambini invece di costringerli ad alzare lo sguardo e a crescere piano piano cominciando a conoscere le Istituzioni rispettandole, sapendo di farne parte, quindi dando e pretendendo rispetto.

Le cartine dalle scuole sono sparite, sostituite da messaggi in lingue che sarebbero dovute restare esotiche ancora qualche anno, i banchi di formica sostituiti da arredi che Garrone avrebbe immaginato sui treni per Marte.

La scuola è cambiata preventivamente al mondo ed è diventata non l’istituzione deputata a formare, ma un fornitore come un altro e quell’insegna della Repubblica ancora appesa in un angolo dell’ingresso un arredo come un altro.

E’ stato scambiato il senso della Nazione con il nazionalismo feroce e ottuso che fece e, altrove fa, ancora troppi morti, è stata scambiata la severità e la critica della scuola insegnante per una gabbia, un impedimento allo sviluppo libro del bambino, lasciando lo spazio della formazione al consumismo e al conformismo che ora producono vagoni di ragazzini tutti uguali, tutti improbabilmente vestiti, tutti indifferenti a qualunque carta geografica e a qualunque classe dirigente.

Penso che il degrado della società italiana parta dalla mancanza di rispetto verso le Istituzioni e la cosa pubblica e a chi mi dice che quella che io accuso come causa sia in verità la conseguenza rispondo che il degrado dell’Istituzione e della cosa pubblica è determinato dall’essere ormai formato, troppe volte, da persone amorali messe lì da altre persone amorali.

La giusta lamentela sulla classe politica spesso mi annoia perché viene da quelle stesse persone da cui è stata eletta, un conto sono quelle zone del Mezzogiorno dove votare chi si vuole non è così scontato, un’altra è dare due terzi dei voti a due pagliacci e offendersi perché qualcun altro lo fa notare.

Tutti sempre pronti a difendere l’orgoglio italiano, meno che a scuola, sul lavoro, in cabina elettorale, sui treni e sulle strade: le scuole vilipese da direttori didattici trasformati in venditori di formazione a buon mercato, l’approssimazione eletta a sistema in buona parte delle attività, personaggi amorali o semplici istrioni faciloni e volgari eletti a portavoce del popolo, la maleducazione diffusa e l’offesa al territorio eletta a modus vivendi sono ciò che avvicina la cartina dell’Italia fisica del 1980 a De Amicis e la allontana dal presente.

Il legittimo disgusto nei confronti di una classe dirigente ripugnante e dannosa non può prescindere da un esame di coscienza di chi l’ha eletta per vent’anni, di chi disprezza l’evasore per invidia e non per riprovazione, di chi disprezza l’amorale per la sua libertà e non perché senta offesa la sua morale.

La situazione paradossale per cui un terzo del Parlamento è fedele al burlesque, un terzo è una combinazione lineare di aula magna da liceo e contestatori arrivati sempre a contestazione finita e un terzo è fatto da persone normali, alcune serie, alcune mediocri, alcune eccellenze della società nasce da un problema sociale italiano che ha origine anche nella formazione.

Esattamente come le riforme costituzionali finora fatte, vanno abrogate anche quasi tutte le riforme scolastiche finora varate e e riportare la formazione nei programmi dei direttori didattici, lasciando il management laddove serve e può essere utile: nei consigli di amministrazione delle aziende.

Va promosso un ritorno all’educazione civica nelle Scuole di ogni ordine e diffuso il senso dello Stato negli adulti: imponendo le regole, sanzionandone la violazione, introducendo il merito, promuovendo il rispetto del territorio come rispetto per se stessi, il rispetto degli altri come rispetto dei propri diritti, condannare l’individualismo e il consumismo, anticipare l’essere all’avere.

Dopo anni di questa cura, forse, avremo un Governo decente e due terzi della popolazione non cercherà in un amorale o in un istrione la soluzione dei suoi problemi

I politici che ci hanno messo nei guai non si sono nominati da soli e spesse volte hanno fatto quello che avevano annunciato: se una forza politica intende frenare l’azione della Magistratura, contrasta apertamente normative contro la corruzione, esalta la disparità sociale e considera lo Stato un freno alle libertà individuali non vedo perché stupirsi quando quest’ultima candida amorali, pregiudicati, evasori, interpreta come un’aggressione il tentativo dello Stato di distribuire la ricchezza e consegna i servizi essenziali nelle mani di imprenditori privati che fanno business con il servizio pubblico.

Ripartiamo dai bambini rieducando i grandi al senso dello Stato e al senso di Nazione intesa come comunità di persone con diritti e doveri e non come una bandiera o un contenitore comune da difendere distrattamente su un campo da gioco scambiato per un campo di battaglia. 

[Dal blog appuntialessandrini.wordpress.com]
9/03/2013
Angelo Marinoni (Appunti Alessandrini) - redazione@alessandrianews.it

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