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Opinioni

Rifiuti a tappeto

Sul problema annoso dei rifiuti urbani (raccolta e smaltimento) incombono certamente, ad Alessandria, ipoteche economico-gestionali di grave portata. Tutta l’attenzione è perciò calamitata dalle pesanti difficoltà dell’Aiu, collegate al “dissesto” del Comune
Sul problema annoso dei rifiuti urbani (raccolta e smaltimento) incombono certamente, ad Alessandria, ipoteche economico-gestionali di grave portata. Tutta l’attenzione è perciò calamitata dalle pesanti difficoltà dell’Amiu, collegate al “dissesto” del Comune controllante e proiettate – per necessità o ritorsione – verso la crisi del servizio di raccolta. Già qualche bello spirito ha dichiarato, e la stampa ha ripreso, di prevedere una possibile situazione “tipo Napoli”, con cassonetti e cumuli di rifiuti dati alle fiamme dalla “reazione popolare”. E’ da sperare vivamente che la situazione, pur precaria, resti sotto controllo e lo speriamo ben sapendo che come utenti e contribuenti non la passeremo liscia.

In questo quadro di difficile convivenza con i rifiuti (vedi affondamento del porta-a-porta e ritorno dei cassoni stradali, con relativi esiti avversi) emergono anche aspetti apparentemente laterali, ma non privi di conseguenze sull’atteggiamento complessivo dei cittadini sul problema rifiuti. Alludo, ad esempio, al modo in cui, da gran tempo, ma con fenomeno in crescita, vengono considerati e trattati i rifiuti “pubblici” cioè sparsi e giacenti in gran copia sul suolo pubblico (vie, piazze, giardini, portici etc.) nelle molteplici occasioni di mercato o di svago ad ampio richiamo di folla.

Vedi caso, domenica sera (23/9), al termine della “due giorni” di ruggente bancarelleria dedicata a Gagliaudo e ai Mercanti: la città – da via Dante a corso Crimea – era tutto un fantastico tappeto di rifiuti e immondizie varie, qualche volta vagamente ammucchiati, ma per lo più sparsi e basta.

Siccome il lunedì mattina la città era in qualche modo, sotto il profilo dei rifiuti, tornata alla normalità, vuol dire che ancora una volta, nella nottata, l’Amiu era entrata in funzione massicciamente, con uomini e mezzi, ripristinando una discreta visuale delle copiose aree “a bancarelle” che avevano allietato il week-end alessandrino . Si dirà: ma sono poche eccezioni festaiole di grande richiamo. Non è proprio così perché le occasioni di esuberante bancarelleria non sono poche nell’anno. E poi perché, in dimensioni più contenute, le cose si ripetono con l’effettuazione di tutti i mercati e mercatini ambulanti periodici, a cominciare dal fenomeno più rilevante di piazza Garibaldi: un tappeto di plastiche, cartacce e ammennicoli vari che, nelle non rare giornate di vento, migrano e si disperdono nelle vie laterali e sotto i portici, con un effetto complessivo di sozzume fuori controllo. La gente passa e va: tanto più tardi passa l’Amiu e bene o male ripulisce.

Può darsi – visto che l’andazzo “noi buttiamo e voi pulite” dura da anni – che sotto il profilo pratico il pacifico laissez faire, con intervento a posteriori, abbia, per il Comune/Amiu una sua convenienza economico-organizzativa; ne dubito ma non lo escludo. L’esempio, tuttavia, sembra potersi ritenere pessimo o disastroso nei confronti dell’atteggiamento medio della gente e della disponibilità a collaborare personalmente al mantenimento di una città pulita e decorosa. Le ripetute eccezioni danneggiano, infatti, la regola e si ripercuotono nei mille piccoli (o non piccoli) comportamenti quotidiani di chi produce rifiuti e vuole disfarsene.

Se prende (o riprende) piede il criterio, comodo ma aberrante, del “IO ho il diritto di sporcare come mi capita (perché pago) e TU hai il dovere di pulire per benino(perché sei pagato per questo)”, la battaglia ambientale volge inevitabilmente alla sconfitta. In termini più concreti: se si moltiplicano le “zone franche”, vale a dire le occasioni e manifestazioni in cui palesemente il rifiuto viene creato e abbandonato ad libitum, dato che “qualcuno” provvederà in seguito a rimediare, ne verrà, per non pochi cittadini, tentazione o stimolo a praticare lo stesso “menefreghismo” nel disfarsi correntemente dei propri rifiuti (ingombranti e stravaganti compresi) esitandoli come vien più comodo. Ad esempio – e purtroppo è un esempio che dilaga – depositandoli brutalmente attorno ai cassoni stradali, focolai di piccole, disgustose discariche incontrollate sparse per la città.

Quello che colpisce è che non si cerchi neppure di opporre qualche resistenza , qualche deterrenza al sistema “io sporco – tu pulisci”, procurando e disponendo opportuni ed evidenti contenitori per i rifiuti che si producono nelle varie adunanze popolari a scopo turistico-commerciale (ed eventualmente un minimo di sorveglianza ). Ci sarebbe sempre, senza farsi illusioni, un “di più” immondizie da ramazzare a fine evento, ma passerebbe anche un messaggio di responsabilizzazione per i “banchettari” e per il pubblico. Se non diamo neanche il messaggio… Ricordo un ragguardevole “mercato delle cose vecchie” di San Donato Milanese. Ai vari posteggiatori si presentavano di buon mattino due inviati del Comune, uno con il bollettario per riscuotere il plateatico e l’altro con un carrellino pieno di sacchi neri di plastica che consegnava in numero adeguato al titolare del “banchetto” con l’invito esplicito: prego raccogliere e portarsi via i rifiuti prodotti nel proprio ambito correndo, diversamente, il rischio di non essere più ammessi al mercato. Messaggio chiaro e forse anche convincente.

Si possono pensare altri modi e altre strategie di contrasto al…libero abbandono dei rifiuti, ma niente è sicuramente troppo poco.


[tratto dal blog Appunti Alessandrini]
1/10/2012

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