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Opinioni

Repetita iuvant?

Il presidente francese Macron si è imprudentemente vantato di aver convinto Trump a restare in Siria, ed è stato rapidamente smentito da Trump stesso che invece ha ribadito l’intenzione di ritirarsi. Evidentemente ai francesi il disastro combinato in Libia non è bastato e desiderano farne un altro lì
OPINIONI - Esattamente un anno fa scrivevo il mio pezzo Bufale e mozzarelle blu in cui toccavo anche il tema della guerra “civile” in Siria. La catena di eventi in cui vedevo un filo rosso era la seguente. Ai primi di aprile 2017 Trump dichiara che la caduta di Assad non è più un obbiettivo prioritario degli Stati Uniti. Il giorno seguente a Idlib/Khan Sheikhoun un bombardamento su territori occupati dai ribelli provoca 58 vittime con effetti simili a quelli di gas nervino. Nel giro di poche ore i principali governi occidentali accusano Assad di crimine di guerra e di aver violato la linea rossa dell’uso di armi chimiche. Le foto dei bimbi morti nell’attacco commuovono Trump e lo aconvincono a cambiare atteggiamento e nella notte del 7 prile da una nave militare americana vengono lanciati 59 missili da crociera contro la base di Al Shayrat da cui sarebbero partiti gli aerei per il bombardamento a Idlib. Applausi dai governi occidentali per la giusta reazione ad un crimine “che non può restare impunito”.

Esattamente un anno dopo la scena si ripete tale e quale. Ai primi di aprile Trump dichiara che intende ritirare le sue truppe dalla Siria “molto presto”. Nella notte tra il 7 e l’8 durante un attacco governativo ai ribelli di Duma scoppiano ordigni chimici al cloro, e forse sarin, che uccidono un centinaio di persone. Le foto ed i video amatoriali fanno il giro del mondo. Subito in Occidente i governi sono sicuri che il mandante dell’eccidio è Assad, che, avendo di nuovo oltrepassato la linea rossa dell’uso delle armi chimiche, va giustamente punito. Trump si commuove di nuovo alla vista dei bambini straziati e di nuovo dichiara che la punizione arriverà, ma prende un po’ di tempo, qualche giorno, per decidere. Invece Israele a 24 ore dal bombardamento di Duma decide di approfittare della situazione e, secondo le parole di Mosca, “viola la sovranità siriana” e viola pure lo spazio aereo libanese per lanciare otto missili contro la base T4, a 60 km a ovest di Palmira, che accoglie sistemi di difesa russi e droni iraniani.

Tra dichiarazioni roboanti di Trump sui suoi missili “belli, nuovi e intelligenti” pronti a partire e le dichiarazioni russe di distruggere i missili in arrivo e attaccare le loro basi di partenza, Trump riesce a coinvolgere nella rappresaglia la May, riluttante, e Macron, invece, molto disponibile. La Merkel apertamente si rifiuta e gli italiani vivono nella paura che gli americani ci chiedano l’autorizzazione a partire dalle basi in Italia. Ma anche questa volta alla fine vince il buon senso, quello del gen. Mc Master un anno fa, ora quello di Mattis, capo del Pentagono, che mette in guardia sul rischio concreto di un’escalation incontrollabile e che sembra aver pure suggerito a Trump, secondo il New York Times del 12 Aprile, di raccogliere delle prove più concrete sul coinvolgimento di Assad e di chiedere l’approvazione del Parlamento. Ma Trump non può attendere ancora e procede senza alcuna autorizzazione, né del Parlamento né, ancor meno, dell’Onu.

Comunque la punizione del crimine di Assad si riduce di nuovo ad una quasi farsa, puro spettacolo. L’attacco “alleato” si concretizza soltanto dopo 7 giorni dal bombardamento di Duma, e dopo aver avvertito con dovuto anticipo tutti gli interessati. Vengono colpiti tre obbiettivi sostanzialmente civili, uno a nord di Damasco e due vicino a Homs, dichiarati coinvolti nello studio e produzione di armi chimiche. Sono stati lanciati 105 missili (contro i 59 di un anno prima). I bombardieri americani B1 sono partiti dal Qatar, i Rafale francesi dagli Emirati, i Tornado britannici da Cipro, il resto dei missili è partito da navi e da un sottomarino. Pare che non ci siano state vittime civili.

Alla fine: missione compiuta, tutti contenti, anche gli italiani che dichiarano necessaria la punizione e si accodano alla lista dei favorevoli alla rappresaglia, ma le basi italiane non sono state usate. Micah Zenko su Foreign Policy/Voice scrive nel suo articolo “La prima guerra americana in reality Tv”: “Ciò che è stato sensazionale degli interventi missilistici è stato lo spettacolo pubblico che di essi si è dato. Dall’iniziale promessa di Trump che il sospetto attacco chimico del governo siriano sarebbe stato punito, e punito con forza, ai video del Pentagono che mostravano il lancio dei singoli missili, tutto è stato un’operazione militare telegrafata, trasformata in copione e messa in scena per un’era in cui l’informazione viene data 24 ore su 24. … Le azioni e i loro effetti sembravano uno spettacolo teatrale, dove lo scopo principale non era tanto la distruzione degli obbiettivi quanto quello di garantire che tutti gli attori facessero bene la loro parte”.

Inoltre Zenko cita le parole del direttore dello staff, gen. Kenneth McKenzie che ha affermato: “il governo siriano ora ci penserà a lungo e bene prima di usare di nuovo le armi chimiche, avendo sperimentato l’intervento missilistico” concetti già espressi da Mattis un anno prima con parole molto simili.

Ma dov’è la logica di questi ragionamenti? Quali dati fattuali possono sostenere queste affermazioni? Bashar al Assad dopo aver preso punizioni militari per il primo bombardamento coi gas sembrerebbe non essersi preoccupato di prenderne delle altre un anno dopo per lo stesso delitto. Da un lato, se fosse vero, ciò sarebbe la dimostrazione che questo tipo di punizioni non funziona. E allora perché ripeterle? Repetita non iuvant in questo caso.

Ma dall’altro lato Assad sarebbe uno stupido masochista che insiste a provocare la punizione di Trump proprio quando questi dichiara atteggiamenti che lo favoriscono. Di nuovo, dov’è la logica?
Non è più logico pensare che ci sia qualcun altro che, un anno fa, non voleva che Trump rinunciasse ad abbattere il regime di Assad e che ora non vuole che le truppe americane si ritirino dalla Siria? Forse in questo caso repetita iuvant, a qualcuno.

I candidati a questo ruolo sono tanti: i ribelli che hanno capito che saranno lasciati al loro destino e vogliono a tutti i costi impedirlo; gli arabi che non vogliono una maggior influenza shiita nell’area, gli Israeliani che temono la crescente presenza iraniana ai loro confini.
E ciascuno ha dato segni tangibili in questo senso.

Qualche giorno fa alla televisione sono stati citati testimoni (quanto affidabili non saprei) che sostengono che i gas siano stati usati dai ribelli. I sauditi sono impegnati a sostenere le spese della presenza degli americani ed ora addirittura propongono di sostituirsi a loro con le proprie forze militari. Gli israeliani hanno già dimostrato coi fatti che non sono d’accordo e si sono pure lamentati che l’intervento non ha colpito gli obbiettivi desiderati (e forse pattuiti): la basi di Hezbollah e quelle iraniane. Ma all’ultimo momento si è smascherato un altro interlocutore che evidentemente ha interessi meno noti in quello scacchiere: il presidente francese Macron. Si è imprudentemente vantato di aver convinto Trump a restare in Siria, ed è stato rapidamente smentito da Trump stesso che invece ha ribadito l’intenzione di ritirarsi. Evidentemente ai francesi il disastro combinato in Libia non è bastato e desiderano farne un altro lì.

Quindi se Trump insiste nell’idea del ritiro delle truppe mi sa che di repetita ne vedremo, purtroppo, ancora.
1/05/2018
Marcello Favareto - redazione@alessandrianews.it

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