Cinema

Red Joan: madre, amante, traditrice, spia

Non un’eroina, certo, come evidenziano sia il libro della Rooney che il film, piuttosto una donna intelligente ma combattuta divisa tra lealtà e libertà, amore e dovere, trascinata dalle opposte correnti della Storia. Cuore e anima, fulcro del racconto e raccordo dello sguardo spettatoriale è Judi Dench, come sempre ai massimi livelli interpretativi
 CINEMA - Judi Dench, la straordinaria attrice inglese ottanquattrenne storica interprete del personaggio di M in otto film della saga di James Bond, si stupisce ancora - a dispetto dell’età e del prestigio internazionale che si è conquistata in decenni di onorata carriera - quando le viene conferito un premio oppure la scritturano per un nuovo lavoro, come nel caso di “Red Joan”, la pellicola di sir Trevor Nunn (affermato regista teatrale e televisivo, autore di numerose riduzioni shakespeariane) presentata nel 2018 al Festival del cinema di Toronto.

Alla conferenza stampa del Zurich Film Festival dell’anno scorso - rassegna in cui è stata premiata con il Golden Icon Award - sottolinea, a proposito del ruolo della “spia” inglese al servizio del KGB Melita Norwood, da lei interpretato: «Per me non è una traditrice. Ha solo pensato che se gli avversari avessero avuto la stessa arma, fossero stati alla pari, allora nessuna delle fazioni l’avrebbe usata. Interpretarla mi ha resa diversa, migliore». Questa figura femminile è stata spinta, nelle sue estreme scelte, «non dai soldi, ma dallo spirito di giustizia», agli occhi della Dench una ragione più che sufficiente per andare controcorrente.

La Norwood è balzata agli onori della cronaca nel 1999, quando - in seguito alla diserzione dell’agente segreto russo Vasilij Nikitič Mitrochin, vennero divulgati i nomi di spie sovietiche in servizio nel lasso di tempo compreso tra la seconda guerra mondiale e la fase della guerra fredda, tra i quali rientrava anche il suo: una sorpresa scioccante per chi la conosceva soltanto come un’anziana pensionata britannica, neanche più perseguibile penalmente.

Nel 2018 la scrittrice Jennie Rooney ha raccontato nel romanzo “La ragazza del KGB” (edito in Italia da Piemme) la controversa vicenda della fisica nucleare dell’università di Cambridge che per un quarantennio ha passato alla vecchia Unione Sovietica segreti militari della massima importanza sotto forma di competenze atte alla realizzazione della bomba atomica, essendosi resa conto che si trattava dell’unica via per mettere in equilibrio le sorti dell’umanità, avviata alla catastrofe nucleare.

Non un’eroina, certo, come evidenziano sia il libro della Rooney che il film, piuttosto una donna intelligente ma combattuta (a cui per il racconto degli anni giovanili presta il volto in “Red Joan” Sophie Cookson), divisa tra lealtà e libertà, amore (vedi la passione per il comunista rivoluzionario di origini russe Leo Galich, interpretato da Tom Hughes) e dovere, trascinata dalle opposte correnti della Storia.

La pellicola, un po’ convenzionale a livello di impianto narrativo, basata su reiterati flashback finalizzati a risalire alle origini della storia personale di Melita, tassello decisivo di un affresco sociale ben più vasto, si appropria dello stile tipico della maggior parte delle “spy-stories” a cui ci ha abituati una sterminata letteratura, oltre che il cinema di James Bond (tra le ultime derivazioni di questo prolifico genere, lo spielberghiano “Il ponte delle spie”, 2015).

Cuore e anima, fulcro del racconto e raccordo dello sguardo spettatoriale è Judi Dench, come sempre ai massimi livelli interpretativi,
con una recitazione fatta di una gestualità trattenuta, di lievi inflessioni della voce e dialoghi spezzati, di un lavoro di sguardi intenso ed emozionante che mette in evidenza il conflitto interiore di cui è preda il suo personaggio.
“Red Joan” è un film “classico” sul tema, che narra - però - una parabola di vita alquanto atipica e non convenzionale, eliminando i toni troppo accesi e con semplice adesione agli stilemi di un racconto di genere.

La figura che viene delineata è quella di una donna che compiuto, sfidando e superando le convenzioni della propria epoca, una scelta estremamente ardua, con pesanti ricadute sia sulla sua vita privata che sul piano collettivo, a rischio - come è poi, in effetti, accaduto - di venire tacciata di alto tradimento ai danni del suo paese d’origine.

Come Melita/Red Joan Judi Dench ha sempre sfoderato, nel corso della lunghissima e - a detta sua - semplicemente “fortunata” carriera, la medesima grintosa determinazione: «Sono stata più che altro fortunata, nel posto giusto al momento giusto. Era mio fratello maggiore ad aver il pallino per la recitazione e io gli ho rubato l’idea, ma non sarei mai arrivata all’Old Vic se qualcuno non mi avesse notato prima in un altro spettacolo. Eppure non me ne sono stata mai con le mani in mano e all’epoca non sono rimasta mai seduta in camerino quando non mi trovavo in scena. Stavo lì accanto alle quinte senza sosta, affamata di curiosità e voglia d’imparare. E lo sono ancora».


Red Joan

Regia: Trevor Nunn

Sceneggiatura: Lindsay Shapero

Fotografia: Zach Nicholson

Musica: George Fenton

Cast: Judi Dench, Tom Hughes, Sophie Cookson, Stephen Boxer, Olivia Buckland, Stephen Campbell Moore, Kevin Fuller, Freddie Gaminara

Durata: 110 minuti

Produzione: Trademark Films, Gran Bretagna, 2018

Distribuizione: Vision Distribution
11/05/2019
Barbara Rossi - redazione@alessandrianews.it