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Opinioni

Perfondellum

E' chiaro che per la formazione di una legge elettorale i partiti hanno un conflitto di interesse e non dovrebbero essere loro, o i loro rappresentanti in Parlamento, a decidere su di essa. Sono i movimenti politici a doversi adattare alla legge e non la legge agli interessi dei partiti del momento
OPINIONI - Nell’ultima settimana di ottobre la battaglia politica sulla legge elettorale ha raggiunto i momenti classici dell’“alta drammaticità”. Già settimane prima, quando il Rosatellum ha preso forma e si sono definiti i partiti che l’avrebbero sostenuto si sono levati alti lai da parte di M5S e delle sinistre di ogni impercettibile sfumatura.

Marco Travaglio sul Fatto dell’11 ottobre, quando il governo ha annunciato che avrebbe posto la fiducia nella votazione alla Camera, lo aveva immediatamente chiamato Fascistellum e, nel suo tipico stile, descriveva la legge così: “Un governo illegittimo, sostenuto da una maggioranza fittizia figlia di una legge elettorale incostituzionale e spalleggiato da un capo dello Stato eletto da quella falsa maggioranza e già firmatario di una legge elettorale incostituzionale, impone la fiducia a se stesso su una nuova legge elettorale incostituzionale senza averne il potere (la legge non è di iniziativa governativa, ma parlamentare) per impedire al Parlamento di discutere, emendare ed eventualmente bocciare una norma studiata a tavolino da quattro partiti per favorire se stessi e far perdere le elezioni alla prima forza politica del Paese (il M5S) e alla sinistra non allineata, e per consentire ad un pugno di capi partito di nominarsi i due terzi delle prossime Camere, truccando le regole del gioco a pochi mesi dalle urne in barba alla raccomandazione del Consiglio di Europa del 2003 (citata anche dalla Corte di Strasburgo) di non modificare le leggi elettorali nell’ultimo anno prima delle elezioni.” (Ce l’avete ancora il fiato? Tutto in una frase!).

Ma Travaglio non immaginava che le cose potessero andare anche peggio, che il governo Gentiloni sarebbe arrivato a porre la fiducia anche al Senato. E il giorno dopo concludeva il suo fondo scrivendo: “Visto che Mattarella, Gentiloni e Boldrini ce li siamo giocati, resta il presidente del Senato Piero Grasso, che l’altro giorno si è definito «un ragazzo di sinistra». Vedremo se almeno lui farà rispettare le regole contro il Fascistellum che, fra l’altro, fa fuori pure la sinistra. O se anche lui «nutre fiducia»”.

E Grasso prima ha nutrito fiducia e poi è uscito dal Pd (ma resta presidente...). “Neanche Mussolini ha fatto una cose del genere!” aveva tuonato il bersaniano Fornaro. “Usciamo dalla maggioranza!” ha sancito Mdp salendo al colle, cosa che ha fatto qualche giorno dopo.

Cerchiamo di mettere insieme almeno qualcuno dei pezzi di questa storia complicata e penosa per vedere se si capisce perché siamo a questo punto e se possiamo trarne qualche idea. La legge di Calderoli, il Porcellum, ha regolato le elezioni del 2006 e del 2008 con le proteste della parte “democratica” dei politici italiani. Già nel gennaio 2009 venne presentata una legge elettorale di iniziativa popolare che non venne mai discussa né sotto il governo Berlusconi, finito in anticipo nel 2011, né nel successivo governo Monti, finito con lo scioglimento delle Camere il 22 Dicembre 2012. Cosicché anche le elezioni del 2013 sono state ancora regolate dal Porcellum. Dopo il fallimento del tentativo di Bersani, Enrico Letta riesce a fare un governo il 27 Aprile 2013 e giura nelle mani del Presidente Napolitano che è stato eletto una settimana prima ad un secondo mandato.

Nel suo discorso di insediamento Napolitano dice: “Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005. Ancora pochi giorni fa, il Presidente Gallo ha dovuto ricordare come sia rimasta ignorata la raccomandazione della Corte Costituzionale a rivedere in particolare la norma relativa all'attribuzione di un premio di maggioranza senza che sia raggiunta una soglia minima di voti o di seggi. La mancata revisione di quella legge ha prodotto una gara accanita per la conquista, sul filo del rasoio, di quell'abnorme premio, il cui vincitore ha finito per non riuscire a governare una simile sovra-rappresentanza in Parlamento. Ed è un fatto, non certo imprevedibile, che quella legge ha provocato un risultato elettorale di difficile governabilità, e suscitato nuovamente frustrazione tra i cittadini per non aver potuto scegliere gli eletti. Non meno imperdonabile resta il nulla di fatto in materia di sia pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione, faticosamente concordate e poi affossate, e peraltro mai giunte a infrangere il tabù del bicameralismo paritario”.

Nonostante questo appello non è cambiato nulla fino a che la Corte Costituzionale il 4 dicembre 2013 dichiara incostituzionale il Porcellum nelle parti riguardanti il premio di maggioranza senza soglia minima di voti e le lunghe liste bloccate di candidati senza possibilità di preferenza. A questo punto la legge mutilata dal giudizio della Corte si è trasformata in una legge proporzionale con un voto di preferenza, battezzata Consultellum. Subito, su pressione del segretario del Pd, Renzi, la Commissione Affari Costituzionali affronta la legge di iniziativa popolare di quasi cinque anni prima e la fonde con 30 altre proposte di iniziativa parlamentare.

Ma a febbraio 2014 Enrico Letta, che è “stato sereno”, è costretto alle dimissioni a favore di Matteo Renzi, che riprende in mano il DDL e lo modifica pesantemente trasformandolo nel primo Italicum. A Marzo 2014 durante la discussione in Aula, viene però approvato un emendamento che stralcia dalla legge elettorale la parte riguardante il Senato, perché si dà par scontato che la riforma della Costituzione allo studio in Parlamento, che prevede la trasformazione del Senato in un consesso di rappresentanti delle Regioni, sarà approvata col referendum. E così l’Italicum viene approvato dalla Camera e va in Senato. Ma passa quasi un anno prima che nel gennaio 2015 esso venga esaminato e ancora modificato dal Senato in Italicum 2.0 contro la volontà della minoranza Pd e con l’aiuto essenziale del centro-destra. La legge torna quindi alla Camera dove viene approvata solo dopo che il governo pone la questione della fiducia (guarda un po’…) e diventa legge l’8 maggio 2015.

La battaglia politico istituzionale si sposta poi sulla riforma della Costituzione che però naufraga col referendum di Dicembre 2016 provocando le dimissioni di Renzi e lasciando brandelli di leggi elettorali diverse e disomogenee a regolare la nomina dei Deputati e dei Senatori. E, come se non bastasse, nel gennaio 2017 interviene ancora la Corte Costituzionale che dichiara incostituzionale il ballottaggio.
Vi siete persi in questo labirinto pazzesco? Io sì. Ma, ovviamente, non siamo ancora alla fine.

Il governo Gentiloni finora non è stato impallinato dal fuoco amico solo perché il presidente Mattarella ha insistito perché le elezioni siano fatte dopo l’approvazione di una legge elettorale un po’ più decente ed armonica tra Camera e Senato. Mancano ancora sei mesi alla fine naturale della legislatura, ma siamo in campagna elettorale perenne e i tempi, per qualcuno, stringono: bisogna fare una legge che favorisca la vittoria di qualcuno, “garantisca la governabilità” nell’orrendo quadro politico attuale, definisca le regole da rispettare per non sparire dal panorama se si è piccoli e chiarisca come fare le coalizioni, le alleanze, gli accoppiamenti innaturali ma di interesse, che permettano a qualcuno di vincere.

E così arriviamo ai giorni nostri (anzi alle ore nostre), al capolavoro del Rosatellum e alla sua approvazione con il contorno di voti di fiducia che hanno fatto gridare allo scandalo (ma oggi, che fatica, se non gridi e non vai in piazza nessuno più ti c...ura).

Ricordate il bel periodo quando c’era tempo di fantasticare su metodi elettorali di importazione? Chi era innamorato del metodo tedesco, dimenticando che esso funziona solo con la testa e la morale civile dei tedeschi, siano essi cittadini o politici (la Merkel impiegherà 2 o 3 mesi a costituire il nuovo governo così come già aveva fatto la volta precedente. Dov’è la governabilità garantita?). Chi era innamorato del metodo francese e dei suoi ballottaggi è stato invece sistemato dalla sentenza della Corte.

Ma facciamo qualche ragionamento. Giusto era il rimprovero di Napolitano nel 2013 sul fatto che la riforma elettorale non era stata fatta, ma sbagliata la critica di Travaglio sul fatto che il Rosatellum arriva poco prima delle elezioni. Dal 2013 non si è fatto che parlare di legge elettorale e riforma costituzionale senza concludere nulla, certo non solo per colpa del governo.

Viceversa a mio avviso ha torto Napolitano quando afferma: “La mancata revisione di quella legge ha prodotto una gara accanita per la conquista, sul filo del rasoio, di quell'abnorme premio, il cui vincitore ha finito per non riuscire a governare una simile sovra-rappresentanza in Parlamento”. Non è la mancata revisione della legge che ha provocato la gara accanita e l’ingovernabilità. Invece sono d’accordo con Travaglio quando dice che la legge è una “norma studiata a tavolino da quattro partiti per favorire se stessi”.

Ma non è solo da ora che i partiti si comportano in questo modo. È da quando è sceso in campo Berlusconi che la visione politica si è trasformata in analisi di mercato, che governare è diventato prevalentemente fare gli interessi propri e dei propri amici e, quindi, anche le leggi elettorali, magari con la scusa della governabilità, vengono fatte per far vincere la maggioranza del momento.

Insomma è chiaro che per la formazione di una legge elettorale i partiti hanno un conflitto di interesse e non dovrebbero essere loro, o i loro rappresentanti in Parlamento, a decidere su di essa. Sono i movimenti politici a doversi adattare alla legge e non la legge agli interessi dei partiti del momento.

Secondo me sarebbe bene che fosse un gruppo di “padri fondatori”, di saggi, esperti, ma fuori dall’agone politico ad affrontare il tema e proporre una legge praticabile e adatta alla cultura e alla (in)civiltà degli italiani. Sappiamo bene che non c’è democrazia perfetta e rappresentanza perfetta, non c’è alcuna regola che, da un lato, assicuri la rapida formazione di un governo e dall’altro impedisca la prevaricazione della maggioranza sulle minoranze, o dell’interesse privato su quello pubblico. Basterebbe una legge di buon senso, anche un po’ grossolana, senza fronzoli e complicazioni, ma con la descrizione dello spirito, degli ideali che la ispirano in modo che sia possibile riconoscere quando il rispetto della sua lettera non coincide con il rispetto del suo spirito. Il funzionamento di una società civile, si basa sull’applicazione onesta delle regole e dei loro principi ispiratori.

E sarebbe bene che la preparazione di una nuova legge elettorale venisse messa subito in cantiere dal prossimo governo, in modo che i movimenti politici abbiano il tempo di adattarsi alle nuove regole. E sarebbe pure opportuno che la vita della legge sia piuttosto lunga, almeno di alcune legislature.

Se saranno invece i partiti, e quelli della maggioranza, a continuare a stabilire le regole del gioco politico qualunque possa essere il nome che daranno alla nuova legge elettorale essa sarà per i cittadini sempre una presa perfondellum.
1/11/2017
Marcello Favareto - redazione@alessandrianews.it

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