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Opinioni

Nuovo Ospedale: problema maturo

L’intervista con il Professor Renato Balduzzi a cura di Dario Fornaro. Se non abbiamo capito male, Scelta Civica  (SC), nel suo “eroico” (possiamo dire?) programma di radicamento sul territorio – alessandrino, ma non solo – si presenta con un obiettivo …

baldSe non abbiamo capito male, Scelta Civica  (SC), nel suo “eroico” (possiamo dire?) programma di radicamento sul territorio – alessandrino, ma non solo – si presenta con un obiettivo e ad un tempo un metodo che in prima battuta potremmo definire nobile-ma-inattuale.
In sintesi Luigi Einaudi lo proclamava come conoscere per deliberare. Un modo di lavorare, per intenderci, lontano dai fuochi d’artificio che portano visibilità, così almeno si crede, all’azione politica e relativi protagonisti.
C’è forse un consapevole azzardo: che il vecchio metodo possa ad un certo punto rivelarsi nuovissimo in ragione dell’assuefazione, generale e mortifera, ai rutilanti talk show imperanti sulle scene?
Non credo vi siano alternative: riannodare cittadini e politica passa attraverso soggetti politici credibili quanto alle persone che si impegnano e quanto al metodo di proposta prescelto. Ecco perché SC è nata non su una persona (Monti), ma su un programma collegato a quella persona (Agenda Monti). Come c’è un’agenda Monti a livello nazionale, ce n’è anche una a livello territoriale: abbiamo pertanto individuato una mezza dozzina di temi d’attualità “locali” da proporre, nei prossimi mesi, all’approfondimento, alla discussione e alla possibile sintesi programmatica. 

Uno dei primi temi-oggetto affrontati è quello del “Nuovo Ospedale di Alessandria” che, peraltro, periodicamente torna alla ribalta dell’opinione pubblica.  Sul familiare “Santi Antonio e Biagio” di via Venezia è Inevitabile, suppongo, cominciare a chiedersi: “tiene” ancora, e per quanto tempo, prima di rischiare l’obsolescenza conclamata e l’inevitabile perdita di rango?
La risposta, più o meno articolata, non possono che darla i tecnici e gli esperti sanitari. Ai nostri politici tocca destreggiarsi intorno all’antica questione  – corredata di cattivi esempi – della pesante interferenza delle “ragioni elettorali” su quelle socio-sanitarie nel determinare le scelte, tipologiche e territoriali, delle nuove strutture ospedaliere.
Ci sentiamo dunque, come alessandrini, sufficientemente “a posto” nel proporre, nel rivendicare, dal combinato Stato-Regione, un nuovo Ospedale per l’Alessandrino, specie dopo la precipitosa, malpensata e tosto rientrata proposta del Comune (or sono una decina d’anni) di localizzare il nuovo Complesso in Zona Cristo? Ci interessa l’opinione del deputato (ed ex Ministro della Salute) Balduzzi. 

Siamo a posto nel porre questo tema se teniamo conto dell’evoluzione che il tema “ospedale” ha avuto negli anni, se cioè i politici stanno a sentire i tecnici e gli esperti non per farsi dettare la decisione finale, ma per correttamente impostarla. Non è più il tempo dell’ospedalocentrismo, ciò che conta è la continuità ospedale-territorio e la messa in rete degli ospedali. Per mettere in rete con efficacia gli ospedali occorre che questi rispondano ad alcuni requisiti strutturali e logistici, che nel caso nostro sono carenti. Dobbiamo cominciare sul serio a ragionare sul nuovo ospedale, in un quadro di rete territoriale dei servizi e di collegamento con gli altri ospedali del territorio. Ragionare sull’ospedale nuovo significa da subito pensare a una partnership pubblico-privata, essendo inimmaginabile affidarsi alle ormai scarse risorse dell’art. 20 della legge Donat-Cattin, che nell’ultimo quarto di secolo ha consentito la maggior parte degli interventi di edilizia sanitaria. 

Dato che proceda positivamente il discorso “nuovo Ospedale”, il problema di ubicarlo convenientemente introduce subito gli aspetti urbanistici (per la collettività) e quelli organizzativi (per la struttura sanitaria) in un contesto nel quale la pianificazione urbanistica e infrastrutturale di larga maglia è diventata – di liberalizzazioni, in federalismi  e agguerriti localismi -  largamente desueta o inefficace nei confronti delle proposte e degli interessi più…assistiti.
E’ probabile che i cittadini alessandrini preferirebbero una localizzazione semi-urbana o al massimo periferica, mentre talune recenti e consistenti proposte di “ragionamento comprensoriale” potrebbero condurre ad un insediamento ancora in comune, ma del tutto fuori città.
Quali sono le condizioni, infrastrutturali e di servizio (accessibilità) alle quali questa seconda alternativa potrebbe crescere e giustificarsi nei confronti di un bacino d’utenza programmaticamente, e non solo di fatto, più allargato?

Quella sulla localizzazione è la classica scelta che richiede un percorso decisionale maturo, con un coinvolgimento vero della popolazione. In proposito vi sono procedure sperimentate altrove (sto pensando soprattutto alle cosiddette arene deliberative), che non si sostituiscono al decisore locale, regionale o statale, ma che lo mettono in condizione di decidere supportato da verificabili e dimostrabili procedimenti partecipativi. Detto questo, l’ospedale “sotto casa” appartiene a un tempo ormai lontano, i suoi vantaggi non sembrano più compensare gli svantaggi. Questo, almeno, in via generale. Ma anche su questo dovranno incidere le procedure partecipative. 

Infine, sarà pure la penultima delle questioni connesse con l’eventuale nuovo ospedale, ma non sembra che il problema della riutilizzazione dell’attuale complesso ospedaliero - ove sostituito e dirottata altrove la sua funzione - abbia ricevuto molta attenzione e partorito qualche ipotesi. Bisognerà pur pensarci in congruo anticipo, o no?
Tutt’altro che questione secondaria, io la metto sullo stesso piano delle altre. La decisione su un nuovo ospedale non soltanto deve tener conto, come dicevo prima, del raccordo con l’assistenza sanitaria territoriale, ma con il territorio tutto, e con la conseguente riprogettazione della città che ne deriverebbe. Qui si potrebbe pensare ai consueti procedimenti volti a favorire l’apporto di quanti abbiano proposte o idee (la formula del concorso di idee, o simili, potrebbe essere assai utile). Vorrei però sottolineare che su questi temi va coinvolto l’insieme dei mondi vitali di una comunità, il suo tessuto associativo, e Alessandria non è seconda a nessuno da questo punto di vista. Coinvolgere l’intera comunità è indispensabile affinché le scelte siano davvero, permettetemi la battuta, “scelte civiche”.
 

L’intervista con il Professor Renato Balduzzi è a cura di Dario Fornaro

[Dal blog appuntialessandrini.wordpress.com]
8/06/2013
Redazione Appunti Alessandrini - redazione@alessandrianews.it

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