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Opinioni

Migranti: la vera emergenza non riguarda loro ma noi europei e la nostra umanità

L’emergenza umanitaria non è data dalle migrazioni in quanto tali, “bensì dalle modalità culturali ed etiche, prima ancora che operative, con cui le si affrontano”

OPINIONI - Il fondatore di Bose padre Enzo Bianchi ha pubblicato su “la Repubblica” dell’11 agosto 2017 l’articolo “I migranti e il dovere di restare umani”, che a me pare un modello di giornalismo sia per la strategia espositiva sia per i contenuti, rivolti non solo ai cristiani ma a tutti i cittadini che vogliano appunto “restare umani”.

Ne presento qui un commento/ riassunto che ne coglie le argomentazioni capitali.

Enzo Bianchi si richiama all’invito del cardinale Bassetti, presidente delle CEI, di affrontare il problema dei migranti “nel rispetto della legge” senza fornire pretesti agli scafisti, rimarcandone il suo “richiamo all’assunzione di responsabilità etica”. L’emergenza umanitaria non è data dalle migrazioni in quanto tali, “bensì dalle modalità culturali ed etiche, prima ancora che operative, con cui le si affrontano”. Rileva che il numero dei migranti, confrontato con i grandi numeri del nostro passato recente, sarebbe “agevolmente gestibile da politiche degne di questo nome”. Ineccepibile.

Ricordate le condizioni subumane in cui vivono milioni di persone nei campi profughi, padre Bianchi, con un geniale ragionamento da filosofo “laico”, capovolge la prospettiva: l’emergenza non riguarda i migranti bensì la nostra umanità.  “E’ il nostro restare umani che è in emergenza di fronte all’imbarbarimento dei costumi”,  impoverito “da quando ci si è preoccupati più del controllo e della difesa delle frontiere” che non dei principi morali che regolano il nostro continente. Imbarbarimento aggravatosi per aver “siglato un accordo per delegare il lavoro sporco di fermare e respingere migliaia di profughi con un paese (la Libia) che manifestatamene viola fondamenti etici, giuridici e culturali imprescindibili” per l’Europa. Ci stiamo adeguando “a un pensiero unico che confligge persino con la millenaria legge del mare iscritta nella coscienza umana”, per il quale diviene naturale minare “la credibilità delle Ong e perseguirne l’operato” e “affidare a una inesistente autorità statale libica la gestione di ipotetici centri di raccolta dei migranti che tutti gli organismi umanitari internazionali definiscono luoghi di torture, vessazioni, violenze e abusi di ogni tipo”, restituendo irresponsabilmente alla guardia costiera libica le persone imbarcate dai trafficanti “con la sospetta connivenza di chi ora li riporta alla casella-prigione di partenza”. Non sono certo la chiarezza e il coraggio a mancare al nostro padre Bianchi.

Le conseguenze di questo PENSIERO UNICO vanificano l’accoglienza, l’integrazione, la solidarietà “che dovrebbero costituire lo zoccolo duro della civiltà europea”. Questo clima di “caccia al buonista” rende impossibile “pianificare politiche che consentano la gestione delle persone in fuga dalla guerra o dalla fame” ed evitino che “i migranti senza regolare permesso alimentino il mercato del lavoro nero, degli abusi sui minori e della prostituzione”.

Mi permetto di aggiungere la tragedia silenziosa dei migranti minori- non- accompagnati, almeno 8000 in Italia l’ultimo anno, in vertiginoso aumento, che letteralmente scompaiono, cadendo facili vittime del destino più oscuro, dai trafficanti degli organi ai reclutatori dell’Isis.

Prosegue padre Bianchi, con un efficace martellante climax ammonitore: “Sragionare per slogan, fomentare anziché capire e governare le paure delle componenti più deboli ed esposte della società, criminalizzare indistintamente tutti gli operatori umanitari, ergere a nemico ogni straniero, è la via più sicura per piombare nel baratro della barbarie, per condannare il nostro paese e l’Europa a un collasso etico dal quale sarà assai difficile risollevarsi”.

Anche tra i cristiani “la paura dominante assottiglia le voci – tra le quali continua a spiccare per vigore quella di papa Francesco – che affrontano a viso aperto il vento contrario, contrastano la dimensione del disumano entrata nel nostro orizzonte, e si levano a difesa dell’umanità”.

“Stiamo diventando più cattivi e la stessa politica, che dovrebbe innanzitutto far crescere una società buona, è tentata da percorsi che assecondano la barbarie”, dimenticando “il bene più prezioso che ciascuno di noi possiede: l’essere responsabili e perciò custodi del proprio fratello, della propria sorella in umanità”.

Ascoltiamo questo appello, tanto lucidamente argomentato  quanto profeticamente appassionato. 

25/08/2017

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