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Novi Ligure

MESSAGGI IN BOTTIGLIA - Questo sì che è Natale

Le festività sinonimo di stress, di nervosismo e stanchezza. Eppure, qualcosa a Natale può succedere, come racconta Michela, moglie di uno dei 180 operai della Bundy: “Questo per noi è un Natale straordinario, che sa di magia, abbiamo ricevuto il dono della speranza, la speranza che uniti le cose si possano cambiare"
NOVI LIGURE - Negli ultimi tempi sempre più spesso mi è capitato di sentir dire “non vedo l’ora che sia il 7 gennaio”, a indicare quanto per alcuni di noi l’attesa del nuovo anno sia una sorta di liberazione non tanto dall’anno vecchio, ma piuttosto dalle feste. E quanto, soprattutto quando si vive una qualche sofferenza, che sia affettiva, di salute, economica o di altra natura, le feste natalizie rischino di diventare una cassa di risonanza delle nostre inquietudini, accentuando la sensazione di solitudine interiore che sempre più sembra caratterizzare la nostra condizione esistenziale odierna.

Natale, quindi, sinonimo di stress, di nervosismo e stanchezza: oltre la metà degli italiani lo sentirebbe in questo modo e solo una minoranza sembra riuscire a vivere questo periodo con gioia e fiducia. Eppure, qualcosa a Natale può succedere, che ci crediamo o no, ma meglio di me sa esprimerlo Michela, che mi scrive: “Questo per noi è un Natale straordinario, che sa di magia, abbiamo ricevuto il dono della speranza, la speranza che uniti le cose si possano cambiare”. Michela è la moglie di Massimo, un operaio della Bundy di Borghetto Borbera, uno dei “180 guerrieri che hanno sfidato il gigante e grazie all’aiuto, alla partecipazione di tutti hanno ottenuto l’impensabile”.

Abbiamo sentito parlare di loro, abbiamo letto molto di ciò che avveniva intorno alla fabbrica, dove vedevamo uomini e donne disperati, che stavano realmente rischiando il loro futuro e quello delle loro famiglie. Abbiamo seguito la loro incessante lotta attraverso le pagine di Facebook, che in questo caso si è rivelato uno strumento di eccezionale condivisione, così la loro battaglia è diventata la battaglia di tutti, ha raggiunto i cuori delle persone risvegliando una capacità che tutti noi abbiamo ma che troppo spesso sotterriamo involontariamente sotto tonnellate di distrazioni, dispiaceri, occupazioni in realtà secondarie ma che rendiamo centrali, perdendo così di vista ciò che è veramente importante.

È la capacità di stare insieme, di condividere, di essere con l’altro, la nostra arma vincente, la relazione onesta con se stessi e con gli altri, la nostra forza. Credo che i lavoratori della Bundy, nella loro legittima battaglia, abbiano saputo imbracciare quest’arma, facendo leva sull’unione, sulla compattezza, sull’essere un unico grande gruppo che è riuscito a coinvolgere amici, parenti, conoscenti, semplici naviganti di Facebook, autorità e mass media, tutti insomma, facendo attenzione ai bisogni di ognuno di quegli uomini e donne che compatti hanno presidiato e difeso il loro posto di lavoro. Così, qualche giorno dopo, in luogo di commenti allarmistici e preoccupanti sul futuro dell’azienda e dei suoi lavoratori, si ritrova qualcuno che ha preparato gli amaretti e chiede chi ci sarà nel primo turno per fare colazione insieme, nella riscoperta speranza per il futuro… e poi ditemi che non è Natale!

“Ricorda se non riesci a trovare il Natale nel tuo cuore, non potrai trovarlo sicuramente sotto un albero” (Charlotte Carpenter)

 
12/12/2013
Daria Ubaldeschi - mib@ilnovese.info

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