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La pecora nera

Marò, che figura di m….!

Alla fine abbiamo calato le braghe. Come sempre, direi, da tempo immemorabile. Non saremo sicuramente gli Stati Uniti o la Germania, ma penso che una figura simile nemmeno la Grecia o Cipro l’avrebbero fatta.
LA PECORA NERA - Alla fine abbiamo calato le braghe.
Come sempre, direi, da tempo immemorabile.
Non saremo sicuramente gli Stati Uniti o la Germania, ma penso che una figura simile nemmeno la Grecia o Cipro l’avrebbero fatta.
Non voglio certo sminuire l’importanza dell’India, ma è alquanto inutile sciacquarsi la bocca di essere nel G7, quando poi lasciamo che i nostri diplomatici vengano presi in ostaggio senza riuscire a far valere le più elementari leggi internazionali.
Ciò a prescindere dalla vicenda, in cui si può essere d’accordo che i nostri militari vengano processati in India, oppure che li si voglia processare in Italia.
Una vicenda che parte già con un vizio di forma, perché trovo alquanto svilente e pericoloso per i nostri marò esser usati come “contractors” sulle navi mercatili, perché garantire in questo modo la sicurezza dei traffici marittimi, pone i militari italiani sotto le decisioni di un comandante civile, inadatto ad affrontare scenari giuridici e politici internazionali.
Questa soluzione ambigua ha esposto il Paese alle conseguenze di una grave crisi diplomatica.
La questione del Kerala, poi, sembrerebbe avere diversi punti controversi: la Enrica Lexie è stata fatta attraccare al porto di Kochi con l’inganno, i corpi delle vittime sono stati subito sepolti senza autopsia e i fatti sarebbero avvenuti in acque internazionali.
Del resto se la Guardia Costiera indiana facesse il proprio lavoro, il mar Arabico non sarebbe infestato dai pirati, così come dimostrano gli attacchi subiti da alcune navi greche nello stesso giorno in cui accadde il dramma della Enrica Lexie.
Insomma, questa triste vicenda sembra esser un pretesto usato dal governo indiano per “mostrare i muscoli” verso un ricco paese occidentale e lo dimostra la lunga vertenza legale nata in seguito, influenzata anche dalla politica locale, che ha portato a mesi di permanenza dei due marinai italiani in India in stato di arresto (i fatti sono accaduti nel febbraio 2012).
La decisione della Farnesina di tenerli in Italia è stata un fulmine a ciel sereno, ma il Ministro ha spiegato come da sempre ha ritenuto che la condotta delle autorità indiane violasse gli obblighi di diritto internazionale gravanti sull'India, a maggior ragione dopo la mancata risposta dell'India alla richiesta italiana di attivare un dialogo bilaterale per la ricerca di una soluzione diplomatica del caso, secondo quanto prevede la citata Convenzione Unclos nei casi di una cooperazione tra Stati nella lotta alla pirateria.
Dopo le minacce di Sonia Gandhi (“nessuno sottovaluti l’India”…) e il veto imposto al nostro ambasciatore di lasciare l’India, ecco il repentino dietrofront del governo Monti.
Si dice per evitare una perdita di credibilità della nostra diplomazia, invece dell’India che non rispetta gli accordi internazionali gliene frega niente a qualcuno?
Giusto per fare un esempio banale, basta ricordare come operarono gli USA con il caso del Cermis: 20 morti a causa di un loro caccia, polemiche a non finire, ma alla fine il pilota è stato giudicato da loro.  
Evidentemente per due semplici marò italiani non serve altrettanto impegno.
A Monti, poi, non gli han fatto nemmeno fare il Presidente del Senato: deve aver pensato che la patata bollente se la poteva pelare il prossimo bonzo.
In tutto questo scambio di “cortesie” diplomatiche, posso solo lontanamente immaginare la delusione che oggi hanno in corpo i due marò, prima illusi e felici, poi divenuti improvvisamente consapevoli che l’italia (con la i minuscola) è proprio il paese di Arlecchino che dipingono all’estero.
Napolitano ha addirittura telefonato ad  uno dei due per esprimergli la sua ammirazione per “il senso di responsabilità dimostrato nell’accogliere la decisione del governo”…
Ammiro anch’io questi marò, perché va bene l’onore della Patria, ma farsi prendere per i fondelli e non mandare l’intero paese a quel paese è veramente spirito di abnegazione!

23/03/2013
Ermanno Cecconetto - ermanno.cecconetto@gmail.com

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