Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione
L'opinione

Ma a che ci serve eliminare le Province?

Uno studio della Università Bocconi riapre la discussione sui tagli agli enti locali più contestati d’Italia
C’è voluto uno studio dell’Università Bocconi presentato in queste settimane per osare pubblicamente laddove nessuno, salvo timide voci, aveva osato fino ad ora spingersi: dimostrare numeri alla mano che un’abolizione delle Province fatta oggi, sarebbe un’operazione i cui costi nel tempo potrebbero anche superere i miseri benefici immediati.

Non erano mai stati diffusi dati oggettivi su effettive funzioni e costi reali. Le Province rappresentano infatti solo il 6% del costo totale degli Enti Locali e l’unica cosa abolibile è la rappresentanza politica, pari all’1.4% dell’80% di questo 6%…, ovvero 122 milioni di euro (due euro medi procapite), facilmente risparmiabili anche attraverso una razionalizzazione degli enti intermedi (ATO, BIM, GAL, Comunità Montane, etc.), oppure consorziando le funzioni dei piccoli Comuni, senza necessariamente eliminarli. Si aggiunga che, per qualsiasi company complessa, pubblica o privata che sia, i costi fissi di una riorganizzazione totale degli uffici e delle sue interconnessioni esterne ed interne rappresentano, comunque, una spesa enorme nell’immediato e, visti i tempi di magra, una inevitabile ed ulteriore fonte di indebitamento futuro.

Per chi abbia un minimo di dimestichezza con il funzionamento della Pubblica Amministrazione e non concentri la sua attenzione soltanto a quel 5% di “fannulloni” di brunettiana memoria (che pure esistono e purtroppo persistono), appare chiaro come negli ultimi 15 anni si sia verificata una costante, massiccia ed inarrestabile operazione politica di decentramenti che, specie in Piemonte, hanno visto un progressivo trasferimento di competenze e risorse dallo Stato e dalle Regioni verso le Province, a partire da agricoltura, politiche sociali, formazione, promozione del territorio, per arrivare all’ambiente, ai rifiuti, alle attività estrattive e alla viabilità. Una situazione di “ringiovanimento” funzionale che, tra l’altro, oggi fa delle Province (almeno per alcuni uffici), assieme all’ARPA, uno degli enti pubblici più “giovani” come età del personale e quindi, fatto da non sottovalutare, anche più propenso all’uso delle nuove tecnologie. Eppure, al rogo le Province.

La ragione può forse essere collegata ad un uso disinvolto di quello che oggi si definisce “marketing territoriale”, ossia l’insieme di attività volte allo sviluppo sinergico tra territorio, società e mercati, in cui assume una valenza strategica la definizione di “simboli pubblici”. Wall Street è un simbolo pubblico del mercato globale, la Tour Eiffel è un simbolo pubblico che rappresenta la Francia. L’anfiteatro o le terme rappresentavano i simboli pubblici del predominio culturale dell’antica Roma. Oggi l’Occidente sbarca i propri simboli pubblici nel mondo attraverso fast food e centri commerciali. Il linguaggio simbolico è un linguaggio potentissimo, che arriva là dove il linguaggio concettuale non riesce ad arrivare. Tutte le religioni e le Chiese ne sono da sempre consapevoli. Anche l’attuale Sindaco di Alessandria è, oggettivamente e fuor da ogni critica, un maestro nell’uso consapevole del linguaggio simbolico e dei simboli pubblici: pensiamo solo a tutti i significati simbolici che sta assumendo la vicenda del Ponte Meier, così come ne ha assunti l’abbattimento del vecchio Ponte Cittadella.

Proprio così. Perché un simbolo pubblico può essere non solo la creazione di qualcosa, ma anche la sua controversa distruzione. Anche qui gli esempi storici si sprecano. Se c’è un problema pubblico o una crisi, da sempre si è trovato un simbolo pubblico da distruggere per espiare il peccato, a prescindere da ragioni oggettive e razionali, sia esso un nemico oscuro, un edificio, la statua di un leader decaduto, o una “masca” (la strega piemontese) da bruciare al rogo. Oggi c’è una crisi da risolvere con l’indignazione popolare per il costo della politica? Evidentemente una soluzione valida è sempre quella di cavalcare l’onda ed espiare la colpa mandando al rogo un simbolo pubblico. Ad esempio le Province.


[Dal blog Appunti Alessandrini]
1/12/2011

Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione


 
blog comments powered by Disqus

Facebook


Maurizio Landini alla Festa d'Aprile
Maurizio Landini alla Festa d'Aprile
Centri sportivi: dalla Giunta la proposta per la ricerca di un partner privato
Centri sportivi: dalla Giunta la proposta per la ricerca di un partner privato
Alessandria-Arezzo 2-3. Le foto di Gianluca Ivaldi
Alessandria-Arezzo 2-3. Le foto di Gianluca Ivaldi
Inaugurato il nuovo laboratorio di chimica organica all'Istituto 'A.Volta'
Inaugurato il nuovo laboratorio di chimica organica all'Istituto 'A.Volta'
Viaggio nel mondo della sicurezza con l'Ispettorato del Lavoro di Alessandria
Viaggio nel mondo della sicurezza con l'Ispettorato del Lavoro di Alessandria
Da Osaka ad Alessandria
Da Osaka ad Alessandria
Bimbi in maschera e dolci sorprese per il Carnevale
Bimbi in maschera e dolci sorprese per il Carnevale
Carnevale al Cristo: le premiazioni
Carnevale al Cristo: le premiazioni
Carnevale al Cristo: la sfilata in corso Acqui
Carnevale al Cristo: la sfilata in corso Acqui
Droghe e alcol: impennata di consumo fra i più giovani
Droghe e alcol: impennata di consumo fra i più giovani