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La pecora nera

Lega: "Padroni di casa nostra"

Ultimamente la Lega è tornata ai vecchi amori: parlamento padano, secessione, Roma Ladrona… Un repertorio che è stato spolverato direttamente dal passato, manca solo la coniatura della moneta padana e poi sembra di esser tornati agli anni ’90. Il problema è che oggi questi temi sembrano avere meno presa sulla gente rispetto a vent’anni fa
Ultimamente la Lega è tornata ai vecchi amori: parlamento padano, secessione, Roma Ladrona…
Un repertorio che è stato spolverato direttamente dal passato, manca solo la coniatura della moneta padana e poi sembra di esser tornati agli anni ’90.
Il problema è che oggi questi temi sembrano avere meno presa sulla gente rispetto a vent’anni fa.
Sicuramente il ruolo “governativo” che la Lega ha avuto in questi anni ha influito sui malumori degli elettori, ma soprattutto è la base che sembra essere disillusa.
L’accusa più comune è di essersi adagiati sulle cadreghe romane e di aver contribuito a rimpinguare il sistema di “Roma Ladrona” al posto di battagliare per la libertà del Nord.
Quindi se negli anni novanta un baldanzoso Alberto da Giussano faceva bella mostra di se nel logo del movimento, l’immagine che oggi sembra più adatta è una sorta di guerriero imbolsito da troppi pranzi, con la spada arrugginita da troppa inattività e con lo scudo tempestato di preziosi grazie ai lauti compensi elettivi e non.
La repentina ritirata sull’aventino vista in questi mesi, dopo l’insediamento del governo Monti, appare più un’operazione di marketing che non una vera opposizione.
Del resto la stessa avversione all’Imu lascia perplessi molti anche all’interno della stessa Lega, perchè era una delle imposte “federaliste” in programma.
Ma se da un lato è legittimo mugugnare, la risposta che i vertici leghisti stanno dando lasciare perplessi elettori ed osservatori.
Il risultato è una lotta intestina che sta dilaniando il movimento, allontanando molti militanti di vecchia data.
Da quello che si apprende dai giornali sembra proprio che non sia possibile contestare il fantomatico “cerchio magico”
Chi protesta si espone alle reazioni del gruppo: si va dallo “stronzo” regalato al Sindaco di Verona da parte del senatur, alla candidatura “per acclamazione forzata” del coordinatore provinciale di Varese che ha animato parecchio gli animi di chi invece voleva un’elezione regolare.
Novi anche in questo caso riesce ad essere un laboratorio politivo al passo con i tempi.
Se da un lato abbiamo scoperto un gruppo di pidiellini che contrasta apertamente i vertici ed un Pd in pieno scontro generazionale, anche la Lega non è stata da meno.
Come non ricordare la diatriba che durante le scorse amministrative novesi ha visto nascere il gruppo dei “Leghisti Liberi”?
Un gruppo di militanti non in linea con le direttive dei vertici che preso atto dell’ingerenza dei capi, ha deciso di far da se.
Com’è andata a finire l’abbiamo visto tutti: nel consenso cittadino il gruppo dei Liberi ha ampiamente superato il movimento leghista, arrivando ad esprimere un proprio candidato nell’assise comunale.
Segno che la base elettorale ha dato ragione ai primi o forse i militanti leghisti rimasti non sono riusciti a spiegare alla gente il loro modo di agire.
Fatto sta che oggi le azioni epurative si stanno verificando in diverse zone del nord.
L’ultimo episodio che ho letto è la vicenda di 17 militanti di Chioggia declassati da militanti a semplici soci o addirittura espulsi “per ripetuti comportamenti lesivi nei confronti del movimento”. 
Come a Novi, i militanti colpiti da provvedimenti duri hanno alle spalle decenni di militanza.
Dunque leghisti si, ma solo se non si mette in discussione il vertice?
E tutte le belle parole sulla territorialità e sulla priorità delle sedi locali rispetto ai vertici?
“Padroni a casa nostra” è uno degli slogan più vecchi del movimento, ma forse oggi sarebbe meglio dire “Padroni di casa nostra“.
23/12/2011
Ermanno Cecconetto - redazione@alessandrianews.it

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