Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione
Opinioni

La nuova Legge Urbanistica Regionale. I pro e i contro...

Dopo 35 anni di onorato servizio la Legge urbanistica piemontese, la mitica 56/77 va in pensione… almeno lei
OPINIONI - Dopo 35 anni di onorato servizio la Legge urbanistica piemontese, la mitica 56/77 va in pensione… almeno lei. Tre sono – di fatto – le motivazioni che ne hanno determinato il superamento: lo snellimento delle pratiche autorizzative, una diversa concezione della funzionalità abitativa (soprattutto dal punto di vista energetico) ed infine la possibilità di recuperare aree già urbanizzate salvaguardando i suoli liberi. Tutto bene, quindi? Non proprio. Le astensioni ed i voti contrari sono lì a dimostrare che il percorso è ancora lungo. Ma andiamo per ordine. L’ “Urbanistica” in Piemonte interessa grandi numeri. Il numero dei Comuni piemontesi, che sono ben 1.207 (con la recente aggiunta di Mappano TO), su un totale di 8.094 Comuni in tutte le 20 Regioni d’Italia, ha sempre determinato frammentazione e disomogeneità. Un dato, per confronto: l’Emilia Romagna si articola in 348 Comuni, la Calabria in 408 Comuni.

Per la piccolezza dei nostri Comuni: solo 41 Comuni superano i 15mila abitanti; i Comuni con meno di 1.000 abitanti (per i quali la “Manovra di agosto (legge n° 148 del 14.09.2011)” ha imposto l’obbligo di gestire in forma associata tutte le loro funzioni, a partire dal 2012/2013, secondo le scadenze degli attuali Consigli) sono ben 597 su 1.206, anche se essi raccolgono solo 282.623 abitanti, pari al 6,34% dei 4.457.335 piemontesi, al 31.12.2010. Quindi un obiettivo da realizzare sarà sicuramente quello degli accorpamenti amministrativi. Inoltre, tutti i Comuni del Piemonte hanno il loro Piano regolatore, così come tutte le Province hanno il loro Piano Territoriale (meno una, quella del Vco, in corso di ultimazione). Ed anche su questi strumenti occorrerebbe intervenire, oltre che per la loro applicazione, per un’effettiva pari efficacia dei Piani su tutto il territorio. Questa “varietà” troa un ulteriore elemento di complessità per il fatto che i Comuni piemontesi mantengono costantemente aggiornati i propri Piani, con un continuo processo di Varianti: a oggi contiamo circa 400 Varianti “maggiori” (approvate in concerto tra Regione, Provincia e Comune; di esse oltre 130 hanno concluso con successo l’iter approvativo) e oltre 7.100 Varianti “minori” (demandate per l’approvazione ai soli Comuni, previa verifica delle Province). Ovviamente il tutto va nl senso opposto a quello della semplificazione nel mantenimento delle prescrizioni. Vanno inoltre considerati gli innumerevoli “Piani Attuativi”, proposti dai privati per attuare gli interventi di maggiore importanza: almeno 20.000 in tutto il Piemonte. Altro motivo di parcellizzazione con conseguente – spesso – condizione di scarso controllo.

La riforma per sommi capi
Questa Legge Regionale appna approvata (19 marzo 2013) aggiorna il quadro di riferimento della pianificazione territoriale e paesaggistica: in essa si distingue il piano territoriale regionale, che esprime le linee strategiche delle politiche regionali, dal piano paesaggistico regionale, che diventa lo strumento prevalente per la tutela e valorizzazione del paesaggio. Modifica il sistema di formazione e approvazione degli strumenti della pianificazione provinciale, con il riconoscimento del Consiglio provinciale quale organo competente all’approvazione del piano (prima l’approvazione spettava al Consiglio regionale); Afferma l’istituto della copianificazione quale strumento “ordinario” e non più “sperimentale” (la Legge Regionale 1/2007 lo prevedeva per le varianti strutturali), da estendere all’intero sistema della pianificazione urbanistica. In precedenza il Piano regolatore iniziava l’iter in Comune per poi essere visionato da Provincia e trasmesso in Regione, enti che eventualmente lo rimandavano indietro per richiedere cambiamenti, allungando di anni la tempistica. Ora invece il lavoro viene condiviso fin dall’inizio nella conferenza dei servizi svolta in Comune e il testo viene quindi redatto in partenza con la partecipazione di Regione e Provincia.

Apre a proposte anche innovative in materia di pianificazione locale, come la possibilità per i Comuni, ma non l’obbligo, di adottare i modelli “strutturali-operativi” per il Piano regolatore. In pratica il piano può essere distinto in due parti: la componente strutturale che individua vincoli e scelte fondamentali di pianificazione, e la componente operativa, che disciplina gli aspetti e le azioni di dettaglio. Entrambe sono approvate in Conferenza dei Servizi, ma il Comune in seguito può modificare autonomamente la parte operativa, qualora ciò non sia in contrasto con quanto stabilito dal piano strutturale. Le varianti parziali, ovvero le modifiche non sostanziali ai Piani regolatori, rimangono di esclusiva competenza dei Comuni ma sono rafforzati i poteri di controllo da parte della Provincia, che valuta se ricorrono le condizioni per classificare lo strumento come variante parziale e se esso è conforme rispetto alla normativa vigente e agli strumenti di pianificazione sovraordinati. Riconosce i processi di variante “semplificata”, ovvero variante con iter e tempi di approvazione più snelli, agli strumenti urbanistici derivanti da norme e discipline statali o regionali speciali (accordi di programma, fondi europei, sportelli unici, interventi di recupero urbano); introduce i principi della perequazione territoriale e urbanistica, quali strumenti dell’operatività della pianificazione; riconosce e regolamenta istituti da tempo operativi presso i Comuni piemontesi (monetizzazione delle dismissioni di aree, presentazione di proposte urbanistiche da parte di soggetti privati), nel rispetto dell’esclusivo potere pubblico nella approvazione finale degli atti che interessano il territorio.

Coordina la valutazione ambientale strategica nelle procedure di pianificazione, costruendo un solido raccordo tra procedure urbanistiche e ambientali, assicurando l’unitarietà e semplicità dell’iter complessivo. Il processo di aggiornamento dell’urbanistica piemontese prevede una serie di tappe successive all’approvazione della legge di riforma urbanistica. Emanazione (tramite Decreto della Giunta Regionale) dei documenti operativi, postulati dalla stessa legge: si tratta soprattutto di note tecniche per l’informatizzazione degli atti e per il raccordo con la Vas (valutazione ambientale strategica); approvazione del Ppr (Piano paesaggistico regionale) finale in avanzata fase di rielaborazione; definizione (oltre a quanto già indicato nella legge) degli atti normativi, necessari per regolare e promuovere le Unioni di Comuni per i Comuni inferiori ai 1.000 abitanti, nonché per regolare le forme associative nelle fasce tra 1.000 e 5.000 abitanti e sopra i 5.000 abitanti. Conseguenti azioni di sostegno tecnico per il lavoro urbanistico dei Comuni e delle loro Unioni; formazione di un testo organico delle leggi per il governo del territorio, che tenga conto sia delle esperienze maturate con la nuova legge, sia del riordino delle autonomie locali.

Come ci si è arrivati
D’altra parte già nel corso dell’iter di commissione erano già chiari i termini della questione. Nella seduta del 16/07/2012 , per bocca del proponente Ugo Cavallera “Semplificare e coordinare, eliminando procedure superate dall’evoluzione del contesto normativo nazionale e regionale, prestando una particolare attenzione all’integrazione delle nuove sensibilità paesaggistiche e ambientali”. Erano già allora queste alcune delle principali finalità contenute nel disegno di legge regionale 153/2011 di modifica della legge 56/1977 sulla tutela e uso del suolo, illustrato fin dal 10 luglio 2012 nell’Aula del Consiglio regionale del Piemonte.

“Il testo intende aggiornare il quadro di riferimento della pianificazione territoriale e paesaggistica – disse in quell’occasione il relatore di maggioranza Franco Maria Botta (Pdl) - con l’obiettivo di ridurre la tempistica di approvazione degli strumenti, puntando sulla qualità degli stessi e sulla fattiva collaborazione fra Regione ed enti locali". A questo scopo si introduce anche una novità nella prassi organizzativa degli uffici regionali con il passaggio integrale alle procedure informatizzate per arrivare rapidamente al traguardo dell’‘urbanistica senza carta.

Fra le previsioni dell’allora ddl, l’affermazione dell’istituto della copianificazione quale strumento ordinario e non più sperimentale da estendere all’intero sistema della pianificazione urbanistica, l’introduzione dei principi della perequazione territoriale e urbanistica, il coordinamento della valutazione ambientale strategica nelle procedure di pianificazione e delle procedure di tutela idrogeologica e sismica del territorio, la modifica del sistema di formazione e approvazione degli strumenti della pianificazione provinciale con il riconoscimento del Consiglio provinciale quale organo competente all’approvazione del piano, la conferma del ruolo centrale del Piano regolatore generale, come strumento unitario di governo del territorio su scala locale. Tutte questioni che ritroviamo praticamente inegre nell’edizione fnale.

Anche i commenti di allora dell’opposizione non erano del tutto negativi: “Ci riconosciamo nel fatto che il ddl dia una risposta alla necessità di accorciare i tempi di predisposizione e approvazione dello strumento urbanistico generale - ha commentato il relatore di minoranza Aldo Reschigna (Pd) -, ma questa proposta normativa offre una soluzione troppo timida al problema del consumo del suolo, sproporzionato rispetto alle condizioni economiche e alla popolazione esistente in Piemonte. Inoltre è proposto un modello vecchio e statico, quello del piano regolatore comunale, mentre è necessario predisporre una visione più dinamica per individuare quali sono gli strumenti modificabili e quelli non modificabili nel tempo” (10 luglio 2012).

Il capogruppo del Movimento 5 Stelle Davide Bono in allora (siamo sempre nel luglio dello scorso anno) mosse critiche rispetto alla previsione delle varianti parziali “con le quali si inserisce una capacità insediativa residenziale derogando al piano regolatore comunale, in un’ottica che contrasta con l’annunciata volontà di controllare il consumo del suolo”. La posizione dei Cinque stelle oggi è cambiata. La non condivisione dell’apertura alle varianti parziali è stata espressa anche da Andrea Stara (Insieme per Bresso), che ha annunciato una serie di emendamenti per limitarle il più possibile. “Con questo testo si propone un modello statico, che ingessa le politiche territoriali”.

Il 27 luglio 2012, in tal modo, l’Aula di Palazzo Lascaris concluse l’illustrazione e il dibattito sugli emendamenti all’articolo 1 bis del ddl di modifica della legge 56/77 sulla tutela e uso del suolo. A seguire, poi, tutti gli altri. Una serie di emendamenti delle opposizioni, ed in particolare di Idv, M5S, Sel, Fds, Uniti per Bresso ha messo in luce come il contrasto al consumo del suolo e alla cementificazione debba rientrare più espressamente fra le finalità della legge. Sel ha poi illustrato un emendamento per la rilocalizzazione degli insediamenti residenziali e produttivi siti in aree a rischio di esondazione e uno per l’inserimento dell’efficienza energetica e dell’uso di fonti rinnovabili fra le finalità del provvedimento. Fed. della Sinistra e M5S hanno inoltre posto l’accento sulla creazione di spazi appositi per la partecipazione dei cittadini interessati alle decisioni sul governo del territorio. Considerazioni condivise dal Pd, che ha infine proposto un emendamento sui principi base che dovrebbe seguire la pianificazione del territorio fra cui la sussidiarietà, la leale collaborazione fra soggetti pubblici, la trasparenza delle azioni amministrative con l’obiettivo di tutelare e valorizzare il territorio e il paesaggio, perseguire lo sviluppo sostenibile e consumare nuovo suolo solo quando sia dimostrata l’inesistenza di soluzioni alternative.

Come si è arrivati all’approvazione
“Il Piemonte ha un nuovo strumento per la tutela e l’uso del territorio” . In questo modo lapidario il Presidente Cota ha concluso i lavori di approvazione della legge. E’ stata approvata con alcuni emendamenti il 19 marzo 2013, in Aula, con 31 voti favorevoli, 6 contrari e 14 astenuti, al termine di una lunga e complessa discussione avviata nel luglio 2012 con l’illustrazione del provvedimento da parte dei relatori di maggioranza Franco Maria Botta (Fratelli d’Italia) e di minoranza Aldo Reschigna(Pd), Davide Bono (M5S) e Andrea Stara (Insieme per Bresso) e con la presentazione di oltre 900 emendamenti.  Il testo, che aggiorna e modifica “la legge Astengo” (la n 56 del 1977), prevede una sostanziale semplificazione con l’eliminazione delle procedure superate dal quadro normativo nazionale e regionale.

Esso disciplina, contenendole, le tempistiche e amplia l’attenzione sulle problematiche paesaggistiche e ambientali, introducendo anche nuovi strumenti e nuove pratiche. Per rendere efficace il governo del territorio la normativa persegue inoltre il coordinamento fra norme urbanistiche, ambientali e idrogeologiche.

I primi commenti (marzo 2013)
“La nuova legge urbanistica regionale del Piemonte, approvata martedì 19 marzo, inverte la rotta impostata dalla precedente amministrazione di centrosinistra nel recepimento del piano casa nazionale” Questo è l’incipit inequivocabile del documento. Poi si fa riferimento al Presidente Roberto Cota, che l'aveva annunciata già in campagna elettorale come «qualcosa di nuovo e moderno»; infatti, secondo il Presidente, il provvedimento si propone di "semplificare le procedure urbanistiche che ingessano l'economia, garantendo comunque il sistema dei controlli". È stata approvata con i voti a favore della maggioranza di centrodestra, contrarie le forze dell'opposizione. Il primo effetto sarà quello di rendere più facili gli aumenti di cubatura degli edifici in deroga ai piani regolatori dei Comuni. La decisione di aumentare le cubature infatti diventerà un diritto dei privati, seppur con alcuni limiti.

Gli ampliamenti inoltre saranno possibili anche per alcune categorie di immobili in precedenza esclusi, come i fabbricati artigianali, produttivi e direzionali (fino a duemila metri quadrati, e fino al 20% della superficie totale) e gli alberghi (fino a 1500 mq, e fino al 20% del totale). Inoltre sarà imposto il miglioramento energetico dell'edificio solo per la parte di nuova costruzione e non più per l'intero immobile. E vengono previste possibilità di ampliamento anche per porzioni non residenziali degli stabili. Su questo ci sarebbe molto da obiettare ma, come si è visto dall’andamento della votazione, i voti contrari sono stati solo sei (ed uno dei punti contestati è stato proprio questo).

“Dovevamo intervenire - ha spiegato Cota - perchè la legge precedente del 2009, non solo non aiutava il rilancio, ma era addirittura una zavorra”.
“Con l'approvazione di questa legge - aggiunge l'assessore Ugo Cavallera, che firma il provvedimento - incentiviamo l'edilizia, settore considerato trainante dell'economia”.
“La legge del centrosinistra – rincara il capogruppo del Pdl, Luca Pedrale - era eccessivamente restrittiva, vincolante e farraginosa, tanto da essere difficilmente recepibile”.
Sul fronte avverso, il capogruppo del Pd, Aldo Reschigna, che ha ottenuto l'eliminazione di un articolo che permetteva di intervenire anche nei centri storici purchè l'edificio non fosse di particolare pregio, boccia la legge. “Disattende - afferma - l'accordo fra Governo e Conferenza delle Regioni per il miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici”.
Il capogruppo di Sel, Monica Cerutti, aggiunge che “la legge non darà vantaggi economici, ma comporterà rischi ambientali, oltre a espropriare i Comuni delle loro competenze”.

Le dichiarazioni di voto
“Grazie a questo strumento si adegua il quadro normativo alle mutate esigenze del territorio”, ha affermato il consigliere Antonello Angeleri (Lega Nord). “Riduciamo la burocrazia e puntiamo a una responsabilizzazione degli enti locali che condurrà a una riduzione dei tempi di approvazione degli strumenti urbanistici. Un risultato che sicuramente aiuterà il rilancio economico”. Il presidente del Pd, Aldo Reschigna, esprimendo l’astensione dal voto del suo gruppo ha sottolineato che “permangono ancora motivi di contrarietà. Sarebbe stato importante non limitarsi alla manutenzione dell’esistente ma che si affrontasse il governo del territorio adottando uno strumento più ampio”. “Oggi si compie un percorso importante, che sostituisce una legge che dal 1977 è stata riferimento normativo per i Comuni e le categorie economiche”, è intervenuto il capogruppo di Fratelli d’Italia Franco Maria Botta. “Il Piemonte è interessato da grandissimi numeri nell’urbanistica e questa è una legge di grandissima portata e di grande incidenza sul territorio. Ora abbiamo un quadro di riferimento normativo aggiornato e viene confermato il ruolo centrale del piano regolatore, che deve nascere su proposta dei Comuni”.

Secondo il presidente Idv, Andrea Buquicchio, la maggioranza ha fornito risposte timide e insufficienti sia sul fronte del fermare il consumo del suolo sia per quanto riguarda il governo partecipato del territorio. Interessante, e un po’ in controtendenza, la dichiarazione del M5S: “Una buona parte delle nostre proposte emendative è stata accolta e ha permesso di limitare la pericolosità che il provvedimento avrebbe potuto avere in fase attuativa”, ha affermato Davide Bono, presidente M5S. “L’obiettivo di introdurre e generalizzare l’uso delle conferenze di copianificazione è stato centrato dalle legge, mentre per partecipazione e sostenibilità si poteva fare di più”. Ma la “copianificazione” non era già presente alla presentazione del ddl? Mah….

“Con questo provvedimento è stato fatto un passo avanti in direzione della semplificazione, che non potrà che far bene alla regione”, ha commentato il capogruppo della Lega Nord Mario Carossa. “Si è trattato di un iter lungo, cominciato nel 2011, e proseguito con l’approvazione di diversi emendamenti importanti proposti dalla minoranza. Si è manifestato un buon spirito di discussione, con la capacità di confrontarsi realmente sui problemi”. In realtà è stato così solo in parte perché ciò che è stato accolto è, di fatto, non essenziale. Ma forse la prova del nove l’avremo sul campo più che sulle schermaglie di commissione. Siamo d’accordo, come lo eravamo per la nuova Legge sui Parchi, per la razionalizzazione, la diminuzione della spesa e la semplificazione delle procedure. Non vorremmo, però, fare – in questo modo – un favore a chi ha del territorio e dell’ambiente costruito un’idea ben diversa dalla nostra.

[tratto da Città Futura]
26/03/2013
Pier Luigi Cavalchini - redazione@alessandrianews.it

Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione


 
blog comments powered by Disqus

Facebook


StrAlessandria 2019
StrAlessandria 2019
'Canapa in Festival' a Borgo Rovereto, le immagini della prima edizione
'Canapa in Festival' a Borgo Rovereto, le immagini della prima edizione
Alessandria-Albissola 3-0, le foto di Gianluca Ivaldi
Alessandria-Albissola 3-0, le foto di Gianluca Ivaldi
Maurizio Landini alla Festa d'Aprile
Maurizio Landini alla Festa d'Aprile
Centri sportivi: dalla Giunta la proposta per la ricerca di un partner privato
Centri sportivi: dalla Giunta la proposta per la ricerca di un partner privato
Alessandria-Arezzo 2-3. Le foto di Gianluca Ivaldi
Alessandria-Arezzo 2-3. Le foto di Gianluca Ivaldi
Inaugurato il nuovo laboratorio di chimica organica all'Istituto 'A.Volta'
Inaugurato il nuovo laboratorio di chimica organica all'Istituto 'A.Volta'
Viaggio nel mondo della sicurezza con l'Ispettorato del Lavoro di Alessandria
Viaggio nel mondo della sicurezza con l'Ispettorato del Lavoro di Alessandria
Da Osaka ad Alessandria
Da Osaka ad Alessandria
Bimbi in maschera e dolci sorprese per il Carnevale
Bimbi in maschera e dolci sorprese per il Carnevale