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Opinioni

La memoria dei pesci rossi (come raccontare ai bambini il dissesto)

C’era una volta il numero 93 e come noto i numeri non hanno colore... Novantatrè non erano i punti necessari per vincere lo scudetto e neppure gli anni del bisnonno...
OPINIONI - Quel numero indicava (in milioni di Euro) quanto nel regno del Comune di Alessandria si prevedeva, (nelle migliori delle ipotesi), di mettere nelle casse del palazzo nell’anno 2013; ma quello stesso numero rappresentava anche il limite invalicabile di spesa.

Purtroppo, negli anni precedenti, pur continuando ad incassare più o meno la stessa cifra si era continuato a spendere molto di più per la dissennatezza di alcuni personaggi gli “ amministratori non consci”.

E, spendi oggi e spendi domani, questi avevano accumulato un debito verso i sig. fornitori di 200 milioni di euro!

A quel punto a qualcuno venne il sospetto che si stesse esagerando e chiese ai giudici della Corte dei Conti di dare un’occhiata ai numeri.

Nel frattempo gli “amministratori non consci” venivano sconfitti e per loro iniziava un processo presso la magistratura contabile e penale (a dir il vero quest’ultima un po’ sbadata nelle procedure) con l’accusa di aver sperperato i soldi della comunità.

Altri amministratori, sospinti dal consenso popolare, giunsero a Palazzo. Non fecero tempo ad insediarsi che ricevettero una lettera del Prefetto che diceva: “Fermi tutti siete in dissesto! State spendendo ogni anno circa 15/20 milioni in più di quanto incassate. O iniziate a fare qualcosa, oppure vi mando tutti a casa e mando io qualcuno a rimettere a posto le cose”.

Mentre si cercava di capire cosa fare, i nuovi amministratori man mano che aprivano i cassetti scoprivano nuovi debiti lasciati dai “non consci” predecessori. Ciò che trovarono era molto peggio di quanto pensassero.

“Cosa facciamo?” si chiesero in lunghe ed estenuanti riunioni.

Tutti insieme decisero di provare a salvare la situazione pur sapendo di dover prendere dei provvedimenti che avrebbero causato il malcontento tra la popolazione. Alzarono tutte le tariffe possibili ai cittadini e cominciarono a chiedere ai capi delle aziende partecipate un programma di riduzione delle spese. Questi capi, forse a lungo abituati a governare nei giorni di sole, mostrarono la propria incapacità nel momento in cui serviva l’ombrello.

Anche tra i nuovi amministratori cominciò a serpeggiare qualche dubbio e malumore. Qualcuno si ritirò, qualcuno ci pensò.

E intanto il tempo passava e la situazione peggiorava.

L’esame dei piani industriali evidenziò che, nelle aziende partecipate, forse si era esagerato con le assunzioni, con i premi, con gli aumenti di stipendio, con i privilegi.

La responsabile dei nuovi amministratori chiese di rivedere la situazione e fare qualcosa.

La risposta fu: “Non si tocca niente: bisogna salvare tutto e tutti come hai detto in campagna elettorale”.

La responsabile rispose: ”Ma io quando intendevo tutti, mica pensavo solo a voi! E gli altri cittadini che pagano le tasse al massimo ed hanno servizi insufficienti non hanno forse dei diritti anche loro? Ai disoccupati, a quelli che sono in cassa integrazione da mesi, ai commercianti che chiudono i negozi, ai commessi che da qualche mese non ricevono lo stipendio, ai pensionati che fanno fatica ad arrivare a fine mese non devo forse pensare? La salvaguardia dei servizi sociali, il sostegno al reddito delle famiglie, l’integrazione degli affitti per i meno abbienti, la manutenzione delle strade, le politiche ambientali, non sono forse anch’esse delle priorità per una amministrazione?“.

La risposta fu: “Non c’importa: noi non vogliamo rimetterci nulla”.

Ma a qualche cittadino comune cominciò a venire qualche dubbio: “Ma come, pago le tasse al massimo ed ho l’immondizia sotto casa, le strade e i marciapiedi sporchi, gli autobus che arrivano in ritardo, i buchi nelle strade, il teatro chiuso a tempo indefinito ed io, che ho un lavoro precario ed una moglie e due figli a carico, devo accettare tutto questo?” Chiamò alcuni amici e disse loro:” Rimbocchiamoci le maniche e dimostriamo che noi amiamo questa città. Prendiamo, scope, ramazze e secchielli e cominciamo a pulire le strade”.

Nel frattempo gli “amministratori non consci” (quelli di prima, tanto per intenderci) erano tornati a rialzare la testa e a suonare come magici pifferai: “Quando c’eravamo noi, vi ricordate! Quante feste in piazza, quante mostre, persino quante rose per le strade! E le assunzioni, gli aumenti di livello, i privilegi, le centinaia di permessi per parcheggiare gratis. Non vi mancava nulla, nemmeno le penne stilografiche!

Ma poi bisbigliando tra loro dicevano: “Si, abbiamo fatto i bilanci con il metodo della finanza creativa ma che sarà mai… poi raccontiamo, come ci ha insegnato il nostro capo, che tutti i giudici sono comunisti e non saranno pochi quelli che ci voteranno ancora! Se hanno “bevuto” che la principessa del Marocco Ruby è la nipote del Re d’Egitto Mubarak, e che l’uveite è una malattia grave figuratevi se non ci crederanno ancora. In fondo gli italiani hanno la memoria dei pesci rossi: dura circa 4 secondi poi via, reset!”

Fu così che qualcuno cominciò a crederci davvero e mentre la città correva il serio rischio di subire un nuovo dissesto, i nuovi amministratori (quelli arrivati dopo, senza colpa e senza problemi con la giustizia, tanto per intenderci) vennero pubblicamente contestati e insultati.

Avvenne poi che…

… quel che sembra il finale di fantasia di una storia per bambini è avvenuto davvero durante l’ultimo Consiglio Comunale del 14/03 u.s.

Dalla balconata che si affaccia sull’aula si sono levate grida, insulti e lancio di fogli di carta all’indirizzo della giunta e dei consiglieri di maggioranza mentre quelli di minoranza (PDL, UDC e Movimento 5 stelle) abbandonavano i lavori.

Alcuni lavoratori delle aziende partecipate hanno contestato l’attuale amministrazione che sta cercando tra mille difficoltà di salvare quel che si può, mentre hanno applaudito coloro che hanno causato il disastro in cui si trovano.

Il dissesto raccontato ai bambini narra, forse in maniera irriverente, gli avvenimenti accaduti negli ultimi mesi. L’attuale amministrazione comunale, muovendosi faticosamente attraverso i sentieri stretti delle normative e delle leggi, ha affrontato tutte le emergenze dovendo talvolta difendersi anche dal “fuoco amico”.

Gli amministratori di Palazzo Rosso, operando nella legalità, sono comunque determinati a far sì che la città possa continuare a vivere forse non proprio felice e contenta (come ci si aspetterebbe alla fine di ogni storia) ma almeno con i conti in ordine ed una prospettiva per il futuro.

E non è poco di questi tempi! 
19/03/2013
Roberto Massaro (Appunti Alessandrini) - redazione@alessandrianews.it

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