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Opinioni

La fiducia abbia un respiro lungo

Bisogna saper aspettare se le risposte positive tardano ad arrivare, dare credito senza vederselo restituire immediatamente, attendere che i piccoli egoismi altrui si sciolgano, sappia, in fondo, perdonare
OPINIONI - Dopo lo sconforto provocato dalla scissione nel Pd, la situazione spappolata della destra e il fallimento romano dei Cinque Stelle (per non parlare della situazione siciliana) ero tentato di dedicare il mio scritto al degrado progressivo non tanto della politica, quanto della morale dei politici che ne hanno fatto un mestiere e che per la “carriera” si fanno guerra a vicenda dimenticandosi (se mai se ne siano ricordati) degli interessi del paese e delle necessità degli italiani.

Il disfacimento dei partiti non induce certo all’ottimismo, la situazione economica italiana non mostra segni concreti di ripresa, ormai sono molti gli studiosi che prevedono un rapido declino dell’Europa e della civiltà occidentale. Il pessimismo, la preoccupazione, il senso di impotenza ad affrontare i problemi stanno ormai permeando lo stato d’animo della gente.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di fine anno ha parlato esplicitamente di “un veleno che si è infiltrato nelle vene della circolazione sanguigna del Paese e si è insinuato nei rapporti della comunità suscitando sospetto, astio, livore e intolleranza”.
Qualche giorno fa a Cagliari il presidente del consiglio Gentiloni, dopo la firma di un accordo col Comune, ha fatto un discorso che ha chiuso, senza un nesso apparente con quanto detto prima, con un appello alla fiducia, all’ottimismo. Certo questo appello è l’ultimo di una lunga serie che ha visto Matteo Renzi protagonista, un po’ vacuo e inascoltato, per quasi due anni.
Del resto la fiducia è come il coraggio di don Abbondio: uno non se la può dare, così, per principio. Per darsela deve avere almeno qualche segno positivo, delle sensazioni confortanti, delle ragioni buone.

Anche se Mattarella ha messo il dito nella piaga dello stato d’animo generale del paese, l’appello alla fiducia viene spesso associato alla situazione economica, all’economia che non decolla, al mercato interno che non si riprende e di conseguenza al PIL che non risale. In effetti se le gente ha paura che in futuro le cose vadano peggio, accumula riserve (chi può) per avere mezzi per affrontare difficoltà impreviste, mentre, se avesse fiducia tenderebbe a spendere e farebbe crescere l’economia, producendo indici positivi che farebbero a loro volta crescere la fiducia. Il miglioramento della situazione economica avrebbe certamente buoni effetti sull’umore della gente, ma non potrebbe cambiare nel profondo il comportamento delle persone e i rapporti tra gli esseri umani.
C’è qualcuno, però, che ha “visto più lontano”, ha parlato di una fiducia più ampia, più profonda, in qualcosa di più grande, in qualcuno di superiore… e ne ha dedotto la possibilità di comportamenti sociali migliori, di rapporti umani decisamente diversi.
Ce la propone Gesù nel discorso sul monte (vangelo di Matteo cap. 7 vv. 7-11):
“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; picchiate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi picchia. E qual è l’uomo fra voi, il quale, se il figliuolo gli chiede un pane gli dia una pietra? Oppure se gli chiede un pesce gli dia un serpente? Se dunque voi che siete malvagi, sapete dar buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà Egli cose buone a coloro che gliele domandano!”

E la cosa che mi ha sorpreso è che dalla fiducia in un Dio, padre buono, secondo Gesù può nascere una fiducia anche nei propri simili, negli esseri umani tale da rivoluzionarne i rapporti.
Dice, infatti, Gesù proseguendo il discorso (v.12): “Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro; perché questa è la legge ed i profeti.”

Di solito si pensa che la regola del convivere civile dovrebbe essere “non fare agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te”, cioè non “disturbare”, non violare con la tua libertà la libertà del prossimo. Tutto sommato una regola che vieta le cose negative, ma non sblocca il vincolo dell’egoismo e del disinteresse verso gli altri. In sostanza non richiede, non stimola, non provoca un atteggiamento positivo, proattivo, un’iniziativa a favore del bene altrui.
E, invece, per Gesù, la fiducia, la fiducia in Dio, dovrebbe portare, può portare, e porta come conseguenza a una fiducia nel prossimo sufficiente a credere che la tua iniziativa positiva provocherà una risposta positiva anche nell’altro verso di te e ciò creerà un circolo virtuoso che migliora tutta la vita di entrambi.
È, in piccolo, quello che succede, o dovrebbe succedere, nel matrimonio: la coppia è molto di più della somma dei singoli (e se oggi spesso non càpita è proprio perché si pensa che basti sommare due egoismi, senza superarne i limiti…).
Ma perché ciò di verifichi bisogna che la fiducia abbia un respiro lungo, sappia anche aspettare se le risposte positive tardano ad arrivare, sappia dare credito senza vederselo restituire immediatamente, sappia attendere che i piccoli egoismi altrui si sciolgano, sappia, in fondo, perdonare.
Certo una fiducia di questo genere è difficile darsela da soli, è per questo che Gesù la basa sulla fiducia in Qualcuno fuori di noi.
Ma in un periodo in cui, come ha detto Mattarella, un veleno si è insinuato nei rapporti della comunità suscitando sospetto, astio, livore e intolleranza forse è proprio di questo che abbiamo più fortemente bisogno.
1/03/2017
Marcello Favareto - redazione@alessandrianews.it

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