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Opinioni

La città condivisa

Forse la più grande opportunità di sviluppo delle realtà urbane. Siamo sempre più in grado di avvicinarci a un modello di “urbanismo p2p“, dove i cittadini stessi saranno i principali protagonisti dell’identità locale partecipando direttamente alla trasformazione del territorio…
OPINIONI - La passata settimana una realtà alessandrina, “Proteina”, è stata coorganizzatrice nazionale della conferenza europea del coworking a Milano. Si tratta del punto culminante della settimana della condivisione, occasione nella quale si sono affrontati i temi legati alle trasformazioni che l’economia collaborativa sta apportando alle nostre città.
Molti cittadini hanno già iniziato a cooperare per il bene comune: una vera e propria rivoluzione partita dal basso che sta producendo un nuovo approccio alla vita urbana e alle dinamiche sociali nei contesti cittadini.
La tecnologia ha avuto finora un ruolo centrale nel migliorare l’efficacia dei processi e nell’ottimizzare gli spostamenti. La conseguenza è stata la riduzione dell’importanza dello spazio della città a mero sistema di punti di interesse legati ad attività specifiche, quali il lavoro, la casa o lo shopping. Si tratta di un modello altamente dispendioso sia in termini economici che di impatto sul territorio, che influisce negativamente sulle relazioni sociali all’interno del tessuto urbano.

“Abbiamo bisogno di ritornare a vivere lo spazio in tutta la sua continuità. Vivere e abitare uno spazio, un territorio o una città dovrebbe voler dire cercare le “opportunità” partendo da ciò che abbiamo vicino senza necessariamente ricorrere sempre e solo a ciò che già conosciamo. Dobbiamo passare da un modello dipendente dagli spostamenti e dalla velocità, ad uno in cui sono i cittadini il potenziale elemento di valore e opportunità. È necessario smettere di usare la tecnologia per promuovere un incremento dei consumi. Usiamola invece per facilitare processi di scambio, apprendimento e auto-organizzazione (shareable city)” (Domenico Di Siena).

La città condivisa rappresenta forse la più grande opportunità di sviluppo delle realtà urbane: siamo sempre più in grado di avvicinarci a un modello di “urbanismo p2p“, dove i cittadini stessi saranno i principali protagonisti dell’identità locale partecipando direttamente alla trasformazione del territorio.
Già oggi siamo di fronte a moltissime esperienze che vanno in questa direzione, e anche ad Alessandria si stanno sperimentando le prime pratiche verso una città condivisa.
Un esempio è l’esperienza della Rete di strada Bergamo-Trotti, un esperimento di social street nel quale i cittadini si sono messi in rete per condividere necessità, scambiarsi professionalità, conoscenze e portare avanti progetti collettivi legati al territorio.
Da anni è attivo il centro di coworking “Lab121”, uno spazio in cui i professionisti possono incontrarsi, lavorare insieme e scambiarsi competenze. La sua forza sta nel fatto che la connessione fra le persone crea un terreno fertile per lo sviluppo di collaborazioni sinergiche nell’ideazione di nuovi progetti legati alla città.
Queste realtà, se consolidate, possono rappresentare un valido supporto per il governo del territorio. La Pubblica Amministrazione si è negli ultimi anni aperta ai cittadini, tanto in termini di trasparenza quanto di partecipazione diretta al processo decisionale. Ne sono un esempio gli “open data”, dati liberamente accessibili a tutti messi a disposizione dagli enti territoriali. Ad Alessandria il “Gruppo OpenDataAL” ha incentrato il suo operato su alcuni punti chiave, come “la diffusione negli enti del territorio delle politiche di apertura dei dati, l’educazione alla filosofia del riuso, la divulgazione delle buone pratiche di partecipazione e trasparenza all’interno e fra gli enti pubblici”.
Il cittadino può essere protagonista anche nella cura e nella trasformazione degli spazi pubblici, e uno strumento sempre più diffuso è il crowdfunding territoriale.
Un caso emblematico in ambito nazionale è quello di Ginger (acronimo di “Gestione idee nuove e geniale in Emilia Romagna”), piattaforma nata a Bologna per finanziare progetti locali. Un esempio su tutti è stata la raccolta fondi per il restauro del portico di San Luca a Bologna, in collaborazione con il Comune, che ha superato i 300mila euro e i 7mila sostenitori. Un’esperienza locale è invece il progetto di recupero del cortile dell’Ex Collegio dei Gesuiti, promosso da “Lab121”, nel quale, attraverso una raccolta fondi on line e il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte progettuali, si è individuata una soluzione fortemente condivisa nella direzione di un recupero di questo spazio.
La stessa Amministrazione, in collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale, nell’ultimo anno ha avviato una serie di incontri denominati “Noi, Cittadini”, che hanno portato alla stesura di un “Regolamento dei Beni Comuni”. Si tratta di un documento che disciplina le forme di collaborazione dei cittadini con l’Amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani.
La trasformazione è decisamente epocale: si sta passando dalla città tecnologicamente attrezzata alla “wiki-città”, in cui “una comunità coesa e collaborativa condivide con le istituzioni il peso non solo delle scelte, ma anche delle azioni necessarie per curare l’interesse generale” (Iaione).

Ciò non significa che si debba fare a meno dell’intervento delle Amministrazioni Pubbliche o delle loro risorse, ma vuol dire potenziarle, creando una connessione solida e concreta con il territorio di competenza.


17/11/2015
Luca Zanon, Irene Cerruti - redazione@alessandrianews.it

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