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Opinioni

La (buona) scuola e l’attimo fuggente

Basterà offrire incentivi agli insegnanti meritevoli, aumentare il potere dei dirigenti scolastici, aggiungere qualche disciplina al curricolo per raggiungere gli obiettivi e ottenere dei risultati? Temo di no e vorrei provare a dimostrarlo
OPINIONI - Finalmente il disegno di legge sulla riforma della scuola è stato licenziato dal Consiglio dei Ministri e sta per approdare alle Camere. Dopo aver seguito le proposte de “La Buona Scuola”, le risposte fornite dalle Direzioni Regionali, i pareri di organizzazioni di categoria, associazioni, tavoli di confronto, singoli e gruppi sui social network, finalmente abbiamo una stesura definitiva della proposta di Governo e, finalmente, possiamo esprimerci sulle intenzioni reali, anche se al lordo della discussione in Parlamento.

Osserverò subito, in via preliminare, che questa non è – come comunemente si dice – una riforma della scuola nel suo complesso. È una riforma che mira essenzialmente alla scuola secondaria. In particolare, a quella superiore. Chiunque abbia la pazienza di leggere la montagna di documenti prodotti, o anche solo il ddl, se ne renderà facilmente conto. La materna e la primaria c’entrano di sguincio, quando si affrontano i temi legati al reclutamento e allo sviluppo di carriera dei docenti. D’altronde, nel denunciare esplicitamente l’interesse del Governo nei confronti del settore secondario superiore, si legge in controluce anche l’interesse a rendere più “competitivo” il Paese proprio nel cruciale momento di passaggio tra la formazione scolastica terminale e l’avviamento al lavoro che dovrebbe, armonicamente, farvi seguito. Preoccupazione lodevole, ovviamente, visti i tempi grami da cui si vorrebbe uscire al più presto e visto il ranking Ocse che ci posiziona piuttosto in basso, con riferimento soprattutto agli istituti tecnico-industriali e alla formazione professionale.

Individuato il nucleo centrale del provvedimento ed esaminate le proposte di correzione – si spera migliorative – pare invece più complicato capire qual è stato il ragionamento in termini di formazione, metodologia e didattica, che a quel provvedimento è sotteso. Insomma, quale visione generale ha il Governo oggi della nostra scuola secondaria superiore? Quali elementi di criticità rileva nel rapporto alunni-docenti e nel rapporto che tutti hanno dall’impatto col mondo reale, quello che sta fuori e che viaggia a velocità supersoniche? Basterà offrire incentivi agli insegnanti meritevoli, aumentare il potere dei dirigenti scolastici, aggiungere qualche disciplina al curricolo per raggiungere gli obiettivi e ottenere dei risultati?

Temo di no e vorrei provare a dimostrarlo.

Siamo in una fase storica che non ha eguali. La nostra evoluzione dall’homo sapiens, per secoli e secoli, è stata basata essenzialmente dal modo con cui lavora la nostra mente. Non ho qui lo spazio sufficiente per addentrarmi quanto vorrei nella questione. Mi limito, dunque, a riassumerne i passaggi fondamentali per i soli titoli della procedura: individuare – esaminare – analizzare – comparare – catalogare - selezionare – riassumere. Questo è stato ed è prevalentemente il nostro modo di procedere nella conoscenza del mondo e quello del riassumere per la divulgazione è stato il modo attraverso cui si sono formate le nuove generazioni quando il nostro sapere ha cominciato a rivelarsi troppo complesso per il solo apprendimento attraverso l’esperienza diretta.

Ma la complessità ci ha preso la mano. Nel breve volgere di meno di un secolo, abbiamo sommato conoscenze incomparabilmente superiori a quelle di tutto il periodo precedente e la tecnologia si è prontamente adeguata, fornendoci strumenti sempre più sofisticati, in grado di portarci in casa o di posarci sul palmo della mano una mole di notizie, informazioni, indicazioni, ragguagli, commenti, che sono lì, a portata di clic, immergendoci in un villaggio globale dove diventa sempre più difficile separare i fatti dalle notizie, le notizie dai commenti, i commenti dalle falsificazioni, dalle affabulazioni, dagli stravolgimenti e dalle manipolazioni di chi questi strumenti li usa senza arte né parte, oppure con lucida finalità di perseguire interessi neanche troppo nascosti.

Non è che, in precedenza, il nostro universo di conoscenze fosse immoto. Ci sono stati precursori che lo hanno scompaginato totalmente, così come altri hanno proceduto a rivoluzionarne singoli segmenti, allargando i confini dello scibile con le loro intuizioni, la loro fantasia, la forza di una mente superiore a quella degli altri. Ma c’era sempre tempo per assimilare i cambiamenti, per introiettare idee nuove, per rivedere i cataloghi e fare spazio ai contenuti sopraggiunti.

Ora, questo tempo non c’è più e questo spazio, spesso virtuale, è lasciato alla codifica di ognuno di noi. Potete capire quali conseguenze comporti tutto ciò sulla scuola, specialmente quella superiore, il luogo della formazione delle giovani generazioni per antonomasia. Da una parte, abbiamo una gioventù saturata dai nuovi mezzi, che sa di doverci convivere ma non possiede le capacità e le competenze necessarie a controllarli e, quindi, finisce per subirne gli effetti, illudendosi che saper gestire il mezzo equivalga a padroneggiarne i contenuti. Dall’altra, abbiamo una generazione di docenti formata alla vecchia maniera, che in qualche caso rinuncia, in qualche caso si lascia travolgere oppure combatte una battaglia strenua senza avere gli strumenti, la formazione e neanche un riconoscimento sociale adeguato all’immane compito che sta affrontando.

L’attimo fuggente è un film del 1989, con Robin Williams. Vi ricorderete senz’altro la scena finale, con i ragazzi che salgono sui banchi e salutano il loro professore al grido di: “O capitano! Mio capitano!
Ecco. Quell’attimo è sempre fuggente. Ora più che mai.
16/03/2015
Giancarlo Patrucco - redazione@alessandrianews.it

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