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Cooperative allo Specchio

L’orgoglio del cooperatore

La situazione per molti è drammatica, soprattutto per le emergenze finanziarie legate al comune di Alessandria, ma non solo. Il nostro piccolo viaggio nel mondo delle cooperative del territorio ci ha però fatto scoprire un mondo ricco di progetti, di vitalità e di competenze. Lavoratori per nulla di serie B. Forse, anzi, di serie A+
ALESSANDRIA - Ci sono più luci o più ombre, allora, nell’universo cooperativo alessandrino? Questo è uno degli interrogativi da cui, due mesi fa, siamo partiti, con l’obiettivo di provare a conoscere un po’ meglio un segmento importante, e troppo spesso “snobbato”, del tessuto economico del nostro territorio. Il viaggio ci ha consentito di incontrare protagonisti, e raccontare storie, esperienze e anche difficoltà del settore. I tempi della nostra inchiesta si sono sovrapposti al dramma delle tante cooperative sociali che, legate in maniera diretta o indiretta alle sorti del Comune di Alessandria, stanno soffrendo in maniera particolare, e vedono addirittura a rischio la propria sopravvivenza. E naturalmente AlNews continuerà a seguire, giorno per giorno, l’evoluzione, e speriamo il progressivo miglioramento, di una situazione francamente drammatica. 

Quel che è emerso, certamente, è che le “luci”, e i motivi di orgoglio, al mondo delle cooperative del nostro territorio non mancano davvero. Abbiamo incontrato persone appassionate, che amano il loro lavoro, e che lo considerano spesso anche qualcosa in più di una semplice attività economica o professionale. Certe storie, forse minime, non le dimenticheremo facilmente, anche se citarne qualcuna a favore di altre sarebbe scorretto. Un’eccezione però la facciamo, ed è quella che riguarda le comunità per minori: lì, nella loro “missione” e nella passione con cui vengono gestite (lo abbiamo toccato con mano in un caso specifico) si trova certamente uno degli aspetti migliori, più nobili e assolutamente indispensabili della cooperazione sociale. Più in generale, un valore straordinario è la capacità che il comparto ha di offrire opportunità di integrazione ed inserimento lavorativo a persone che, per svantaggi personali di vario tipo (poco importa se fisici, psichici o altro), sarebbero destinati ad un futuro di marginalità, o comunque ad essere soggetti “passivi” di assistenza.

Ma le cooperative, lo abbiamo toccato con mano, sono tutt’altro che la filiera “della sfiga”, se ci è consentito un termine forte. Non sono, cioè, un contenitore di lavoratori di serie B, da guardare con accondiscendenza, e a cui ricorrere solo in tempi di “vacche grasse”, per poi scaricarli in tempo di crisi. Non sono zavorra insomma, ma valore. Ci piace anzi definirli lavoratori di serie A+, perché davvero in molti casi brillano per competenza, entusiasmo, capacità e voglia di fare.

Naturalmente i “cooperanti” sanno bene di muoversi in un segmento tutt’altro che florido, e che presenta non solo le citate “zone d’ombra” e di irregolarità, ma anche contratti di categoria che certo da nababbi non sono. “Li capiamo i dipendenti comunali – ci ha detto uno di loro, in riferimento alla querelle estiva sulla gestione dei servizi educativi del Comune di Alessandria -, anche noi preferiremmo essere dipendenti di un ente pubblico che di una cooperativa, che credete?” Il punto è, semmai, che “rimpolpare” ulteriormente gli organici degli enti locali appare arduo, probabilmente anacronistico. Per cui la cooperazione può rappresentare per tanti lavoratori un’opportunità di inserimento (o di ripartenza: non si possono e non si devono abbandonare persone di 40 o 50 anni che rimangono senza occupazione) che altrimenti sarebbe loro negata, specialmente di questi tempi.

Quindi da un lato è giusto alzare i toni della voce, per rivendicare i propri diritti, e denunciare le situazioni di irregolarità, là dove ci sono. E occorre farlo senza timori, e anche senza illudersi che le ombre si annidino tutti in un certo ambito, o in un altro. La truffa in Italia, e anche dalle nostre parti, non guarda in faccia a nessuno. D’altro lato, però, diciamolo chiaro e forte che lavorare in cooperativa è un’opzione e un percorso di tutto rispetto. E anche se, come qualcuno ci ha ricordato, oggi è forse venuto meno quello spirito, un po’ militante e anche ideologico, che animò i “pionieri” delle cooperative di 25 o 30 anni fa, non è per nulla scontato che nel mondo del lavoro del 2013 non possa esserci posto per un approccio che, oltre alle naturali motivazioni lavorative e di salario, contempli anche uno spirito solidaristico, e una mission sociale di cui andare orgogliosi.
6/11/2012

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