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Opinioni

L’importanza di essere italiana

La storia di Esther dimostra quanto e come è contraddittoria la normativa italiana sul diritto di cittadinanza
OPINIONI - In occasione dell’XI settimana d’azione contro il razzismo vorrei farvi conoscere la storia di Esther. La sua storia dimostra quanto e come è contraddittoria la normativa italiana sul diritto di cittadinanza. Esther ha 21 anni ed è di origini ecuadoriane. È arrivata in Italia molto piccola, aveva 6 anni. Ha frequentato le scuole di base in Alessandria ed ora è laureanda all’Università di Asti. Da piccola si è sentita uguale a tutti gli altri bambini, ma passando alle scuole medie ha cominciato a capire di avere qualcosa di diverso. Per prima cosa doveva rinnovare il permesso di soggiorno frequentemente, presentandosi con la madre in questura e non poteva andare in gita con i suoi compagni all’estero. 

Crescendo e sperimentando le difficoltà sulla propria pelle ha deciso di continuare a studiare per diventare assistente sociale. Studia scienze sociali all’università con il sogno di dedicarsi alla materia che l’appassiona tanto e fare questa professione. 

Purtroppo Esther non potrà mai partecipare ad un concorso pubblico per lavorare nel settore dei servizi se non acquisirà la cittadinanza. Secondo la legge italiana un cittadino straniero residente in Italia da dieci anni non può ottenere la cittadinanza se non ha un reddito adeguato per almeno tre anni consecutivi. Una laureanda che sta studiando per completare il ciclo di studi quasi certamente non può accumulare il reddito richiesto. Il caso si può definire con il detto tipico de “il gatto che si morde la coda”: per esercitare la sua professione deve avere la cittadinanza italiana e per avere la cittadinanza italiana deve aver già lavorato in precedenza. Esther racconta di non sentirsi completamente italiana e, allo stesso tempo, non si riconosce completamente ecuadoriana.

Dice: “se vado nella città dove sono nata posso perdermi invece Alessandria la conosco come le mie tasche…”. Così racconta le sue sensazioni. Quando visita il suo Paese di origine nessuno, guardandola o sentendola parlare, pensa che sia del posto, mentre in Italia non può godere di tutti i diritti di italiana. Il suo sentirsi "cittadina a metà” la fa sentire anche “straniera in patria”. Esther ha una figlia nata in Italia ma che, ovviamente, non è cittadina italiana e non potrà diventarlo prima di aver compiuto 18 anni. La piccola non sa nulla dell’Ecuador e non conosce lo spagnolo; è legata ai documenti di soggiorno della madre.

La speranza di Esther è che sua figlia incontri delle brave insegnanti come ha avuto la fortuna di incontrare lei e che non si senta mai diversa dai suoi coetanei. Spesso additiamo le persone come razziste senza pensare che le leggi stesse del nostro Paese, intrinsecamente lo sono.
18/03/2015

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