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Opinioni

L’ex-zuccherificio: un progetto pilota per una nuova politica del territorio

E’ del tutto evidente che continuare ad assecondare il traffico veicolare privato invece di contrastarlo con un efficiente sistema di trasporto pubblico a basso impatto ambientale stia portando al disastro ambientale e urbanistico ampie zone d’Italia, Alessandria non fa eccezione
OPINIONI - Nella regione con la peggiore politica dei trasporti d’Italia, Paese che già non brilla per lungimiranza nella politica dei trasporti nazionale, c’è da impallidire appena si ode mormorio di qualche novità: normalmente, invece di leggere la prossima introduzione di provvedimenti volti all’ottimizzazione del sistema di trasporto pubblico e provvedimenti atti al suo potenziamento ecosostenibile, si legge di nuove strade, nuovo cemento, nuovi sfoghi per un traffico veicolare privato insostenibile che, trovando nuovi spazi, li occuperà aumentando il caos, le emissioni, gli alti costi ambientali e sanitari che non vengono mai considerati quando scellerati amministratori col pallottoliere tirano somme sostenendo che gli autoservizi costino meno dei servizi ferroviari.

E’ del tutto evidente che continuare ad assecondare il traffico veicolare privato invece di contrastarlo con un efficiente sistema di trasporto pubblico a basso impatto ambientale e norme restrittive non quanto a parco, ma quanto a circolazione, stia portando al disastro ambientale e urbanistico ampie zone d’Italia, Alessandria non fa eccezione.

Costruire nuove strade è il peggiore investimento nel breve e, maggiormente, nel lungo periodo, mentre potenziare i servizi ferroviari e proteggere dal traffico servizi automobilistici e, perché no, filoviari o tranviari, è un investimento indispensabile nel breve periodo e strategico nel lungo periodo.

La previsione di nuove infrastrutture stradali deve essere limitato alla messa in sicurezza di quelle esistenti, con la previsione di corsie per i mezzi di emergenza o al potenziamento infrastrutturale limitato ad una maggiore fruibilità dei mezzi pubblici.

A parte il moltiplicarsi di rotonde utili solo a consumare valvole del servosterzo (esempio quella nei pressi della Paglieri fra Alessandria e Spinetta) e il mantenimento di impianti semaforici kafkiani come quello dello sfortunato ponte napoleonico, reo di essere un ponte, si legge sulla stampa locale dell’intento di riqualificare l’area dell’ex-zuccherificio.

Il progetto è encomiabile, ma l’ampiezza della sua portata sull’economia della zona e parallelamente sulla qualità del vivere urbano dipenderà dall’attuazione di alcuni punti:

1) Si tratta di un’area storica che costituisce un esempio splendido di archeologia industriale, una sua ristrutturazione dovrà tenere conto di un aspetto museale-didattico che il complesso ristrutturato dovrebbe avere;

2) Si tratta di un’area idonea agli esercizi commerciali, specie di grandi dimensioni, quindi le variazioni ed il potenziamento della viabilità dovrà tenere conto delle aree di parcheggio e dei nuovi flussi di motorizzazione privata da e per il centro commerciale: le criticità potranno essere molte vista l’alta frequentazione dell’arteria che costeggia l’area da parte del traffico pendolare; diventa, quindi, prioritario favorire uno spostamento sul mezzo pubblico del traffico pendolare e uno spostamento su percorsi tangenziali del traffico privato in transito a Alessandria.

3) Si deve provvedere ad una velocizzazione del mezzo pubblico, operazione che consente un abbondante risparmio sui costi di esercizio perché riducendo i tempi di percorrenza non migliora solo l’efficienza dell’autolinea, ma aumenta il potenziale numero di corse quasi a parità di costo. Sotto questo profilo la progettazione di una linea a guida vincolata dalla Fraschetta al centro cittadino è da prendere in considerazione come investimento di lungo periodo quando potremo permettercelo, a breve-medio termine dobbiamo e possiamo rendere le linee 5 e 13, oltre alle linee interurbane, veloci e capillari e per farlo non si può prescindere da una corsia protetta, gli spazi ci sono, talvolta sfruttati per inutili opere come la rotonda che si citava all’inizio.

In uno degli otto punti di Bersani si parla di riqualificazione dell’edilizia esistente e di una forte limitazione delle nuove costruzione per arginare il devastante consumo del territorio. Non è questa la sede per analizzare diffusamente questo importante (e rivoluzionario per l’Italia) passo, ma la riqualificazione dell’area dell’ex-zuccherificio potrebbe diventare un exemplum sequendum.

Poche aree sono tristi quanto le aree industriali dismesse: sono un’offesa al territorio due volte, la prima perché sono schiaffi di cemento e la seconda perché sono ampie cubature sprecate. Nel nostro caso si aggiunge un aspetto storico giacché gli edifici sarebbero piacevoli a vedersi e sicuramente gli ambienti costruiti con particolare efficienza, come spesso accadeva alla fine dell’Ottocento e nel primo Novecento.

Per esempio l’area industriale della Borsalino, criminalmente demolita negli anni Ottanta del secolo scorso, rivelava accorgimenti sagaci utili al risparmio energetico come l’esposizione degli ambienti e forma e posizione delle finestre progettate per ottimizzare la luce naturale; la stessa architettura del grosso complesso era alquanto gradevole e lo testimonia l’edificio superstite che ospita l’Ateneo e il museo del cappello. La brutta e rosacea copia che ha sostituito uno dei corpi del complesso è, invece, un exemplum non sequendum di conversione di aree ex-industriali.

Una diversa rivalutazione del complesso Borsalino avrebbe dato alla città molto in termine di qualità degli ambienti e dell’architettura, purtroppo non è stato fatto consegnando all’area che appartenne al Canale Carlo Alberto una mediocre edilizia moderna, come è successo ad altri importanti momenti architettonici della città abbandonati, demoliti o rovinati negli ultimi quaranta anni. Penso al complesso degli Umiliati piuttosto che al “cubo” di Piazza Marconi.

Una rivalutazione dell’area dell’ex-zuccherificio che sia contemporaneamente rispettosa del territorio (tramite infrastrutture stradali il meno impattanti possibile e volte ad un adeguato sfruttamento dello strumento trasporto pubblico) e rispettosa della storia e dell’architettura (tramite una ristrutturazione degli esterni ed una riqualificazione degli ambienti che non sia un mero recupero di cubatura) può essere il primo esempio di un modus gerendi maturo e responsabile del territorio e dei suoi tesori accumulati in 850 anni di storia alessandrina. 

[Dal blog appuntialessandrini.wordpress.com]
18/03/2013
Angelo Marinoni (Appunti Alessandrini) - redazione@alessandrianews.it

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