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Opinioni

L’assalto a Donnarumma

Una società ha valorizzato un giovane dotato, anche rischiando? È giusto che sia ripagata; che se lo veda sfilare dalle mani, in virtù dei maneggi di un procuratore disinvolto, non dovrebbe essere consentito
OPINIONI - Leggo sui quotidiani che il procuratore sportivo Mino Raiola sarebbe adirato con un dirigente del Milan, il quale avrebbe consigliato il 18enne portiere fenomeno Gianluigi Donnarumma di guardarsene. Se è vero, il dirigente ha fatto bene, come bene fa l’allenatore Montella a consigliare il suo giovanissimo calciatore. Non tanto per rispettare l’attaccamento alla maglia, quanto per non farsi ridurre, ancora adolescente a merce comprata e venduta, dopo essere stato oggetto di un mercato creato artificiosamente attorno a lui. I tifosi lo contestano, accusandolo di tradimento? Come potrebbero agire diversamente?

Faccio un esempio: l’aeronautica militare italiana addestra piloti eccellenti, fin dai tempi del fascismo. Quanto costa al cittadino tale formazione? Che il giovane divenuto pilota debba ricambiare il beneficio ricevuto, obbligato alla ferma per un periodo prefissato, mi sembra il minimo. Un discorso analogo andrebbe fatto per i calciatori, e in generale per gli sport di squadra, Una società ha valorizzato un giovane dotato, anche rischiando? È giusto che sia ripagata; che se lo veda sfilare dalle mani, in virtù dei maneggi di un procuratore disinvolto, non dovrebbe essere consentito.

La procura è “un atto con il quale un individuo conferisce a un altro il diritto di rappresentanza”; il rapporto può essere interno, o esterno qualora riguardi terzi; la procura può essere generale o speciale se riferita a un singolo affare; il rappresentato può limitare i poteri del rappresentante. Non è necessariamente retribuita o ricompensata. Oltretutto Donnarumma è ancora sotto la tutela genitoriale, se risiede con i genitori, fino al 26° anno di età. Leggo ancora che Raiola per la cessione di Pogba (106 milioni di euro) ha incassato 27 milioni dalla Juventus e 19,4 dal Manchester. A questo punto è chiaro di cosa stiamo parlando.

I procuratori o mediatori sono, purtroppo, un fenomeno ormai radicato nel calcio mondiale. Ricordo che, al termine di una modesta carriera in categoria (a Genova, a Roma, in Alessandria nella don Bosco, Pontestura, Fulvius di Valenza) dirigevo la squadra della Soms del Cristo (gli amici malevoli dicevano che fosse l’unico modo per poter scendere in campo), che partecipava al campionato amatori dell’UISP; talvolta giravano attorno ai nostri giovani alcuni figuri, i quali cercavano di piazzare i migliori in qualche squadra , per riceverne un modesto compenso.

Molti mediatori di alto livello stanno quasi sempre sul filo del codice penale e dell’evasione fiscale, vedi il caso Moggi, radiato con sentenza definitiva da qualsiasi attività riguardante il calcio, sentenza del Consiglio di Stato (Corriere della sera 11/5/2012). Lo ritrovo incredibilmente quale docente nel corso per aspiranti procuratori, a pagamento, svoltosi a Pescara (Corriere della sera 31/3/2017); sarà stato scelto per far capire fin da subito ai giovani aspiranti procuratori in cosa consisterà il loro lavoro: chi non ha lo stomaco di ferro, abbandoni il progetto.

Siamo davvero sicuri che essere stato affidato a Raiola faccia bene alla carriera appena sbocciata di un ragazzone alto due metri, ma pur sempre diciottenne? Prendo il caso del giocatore più elegante che abbia mai calcato gli stadi italiani, il nostro, lo diciamo con orgoglio, Gianni Rivera. Cresciuto nell’oratorio della Don Bosco di Alessandria, a 15 anni esordisce in serie A. Io ne avevo tre di meno, l’ho visto giocare a Marassi contro il Genoa, magro, imberbe (stavo per scrivere implume), velocissimo, toccava la palla divinamente, e svolazzava inafferrabile intorno ai paracarri della difesa genoana. Lo vide Viani del Milan, ne acquistò la comproprietà, lasciandolo nell’Alessandria per un anno a maturare. Nel 1960, 17enne passò al Milan, dove presto arrivò Nereo Rocco che lo giudicava troppo giovane, ma subito se ne innamorò. Prendeva la palla con una delicatezza sopraffina, e poi un passaggio rasoterra millimetrico o un lancio di 40 metri sul piede del compagno lanciato. Allora i palloni erano più ruvidi di quelli attuali, lo spettatore lo guardava e si chiedeva come facesse son quelle gambe magre.

Rivera è l’unico calciatore, che io sappia, a fare lo stop di uno spiovente con il collo del piede, talvolta saltando l’avversario col contemporaneo palleggio. Non Pelè, non Maradona, non Messi; somigliano a Rivera solo Baggio e in parte Platini, Pirlo e Cassano. Il dribbling di Rivera consisteva nel prendere l’avversario in contro tempo, allungandosi la palla dove quello non poteva arrivare (vedi il goal segnato in Italia-Germania 4-3), e subito il lancio. Perché Rivera, come tutti i grandi numeri 10, non guardava la palla, che si ritrovava incollata al piede, guardava la posizione dell’avversario. Grande senso della posizione nel mare del centrocampo, eppure ha segnato anche tanto, un anno vinse la classifica marcatori. Riva lo voleva sempre con sé; il terzino Maldera fece 18 gol in due anni, grazie ai passaggi del suo capitano.

Gianni Rivera è stato Gianni Rivera (primo pallone d’oro del calcio italiano; Sivori era un fenomeno argentino) perché aveva un piede unico ( era un calcio diverso, più lento meno aggressivo, senza il pressing, certamente, ma chi sa toccare la palla così, non avrebbe problemi neppure oggi), e anche perché cresciuto coi valori della don Bosco, con una famiglia vigile, padre ferroviere presente, e perché ha incontrato Nereo Rocco prima e Nils Liedholm poi. Rivera inventava calcio, sapeva dove sarebbe arrivato il pallone e, prima ancora di averlo tra i piedi, sapeva dove metterlo. Altruista come tutti i grandissimi centrocampisti, fu il massimo autore di assist del nostro calcio.

Ora la mia proposta: cancelliamo i procuratori; il loro “lavoro” è marchiato dal parassitismo, Come fare? Facile: nessun presidente e nessuna società ascoltino più i procuratori; i trasferimenti dei giocatori avvengano attraverso trattative dirette delle società. Non c’è altra maniera per liberarsi del sottobosco di giochi sporchi, faide, mobbing, ricatti, imposizioni, vendette (o obbedisci oppure non giochi più da nessuna parte), imposizioni reciproche.

All’alba di questo mondo assurdo, dove l’interesse dello sport e dei suoi attori non vengono presi in considerazione, c’era un direttore sportivo (alessandrino) del Genoa il quale un’estate vendette tutti i giocatori della rosa per comprarne altrettanti. Ma cosa fa? si chiedevano i tifosi nei bar attorno a Marassi (lo stadio più bello d’Italia, disse Gianni Mura, sulle scia del suo maestro Gianni Brera, che con l’epiteto “abatino” riferito a Rivera ha toppato). Poi si seppe che prendeva la percentuale su ciascun giocatore in entrata e in uscita. Appunto. Aboliamoli al più presto.
11/07/2017

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