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Opinioni

L’arte targata Alessandria dall’Expo a Palatium Vetus, alla Biennale di Venezia

È un momento particolarmente positivo per chi volesse conoscere il contributo di Alessandria all’arte del secolo scorso e contemporanea. È infatti aperta al piano terra di Palatium Vetus – sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria – una raccolta delle opere di proprietà della stessa Fondazione realizzate da artisti nati, vissuti o gravitanti nel territorio della nostra provincia
OPINIONI - È un momento particolarmente positivo per chi volesse conoscere il contributo di Alessandria all’arte del secolo scorso e contemporanea. È infatti aperta al piano terra di Palatium Vetus – sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria – una raccolta delle opere di proprietà della stessa Fondazione realizzate da artisti nati, vissuti o gravitanti nel territorio della nostra provincia.

I nomi sono di tutto rispetto. Di tale rispetto che sono gli stessi che compaiono, per esempio, in alcune delle sale più apprezzate del Museo del Novecento di Milano o della Galleria d’Arte Moderna di via Palestro nel capoluogo lombardo. Uno per tutti: Giuseppe Pellizza da Volpedo, il cui “Quarto stato” è stato scelto dallo stesso Comune di Milano come propria icona dell’Expo. Ed è il capolavoro che tutti ammirano nella serpentina del Museo, luogo in cui forse non ha la sua collocazione elettiva. Una curiosa triangolazione. Un artista di Volpedo, con un’opera di significato internazionale, scelto da Milano per l’esposizione internazionale. C’è di che esserne orgogliosi. Senza dimenticare che l’Archivio Pellizza è stato premiato dalla Eberhard & C. come uno dei più importanti del nostro tempo a MIA Fair di quest’anno, la Fiera della Fotografia Contemporanea.

Vale per questo veramente la pena, se non lo si è fatto già, di vedere una per una le opere esposte a Palatium vetus, ancora per tutto luglio. Si potrà ammirare del pittore di Volpedo per esempio l’opera simbolo della collezione, quella “Fanciulla con ciliegie” non ancora divisionista, ma carica di una sapienza cromatica che già lascia presagire futuri sviluppi e innovazioni. Oppure quel grande cartone del Quarto Stato con il personaggio di sinistra della triade che avanza. Si potrà così capire quanta maestria e capacità di rappresentare nella sintesi grafica di un segno grigio su carta giallastra il nostro Pellizza portasse con sé. Già il disegno, fortissimo nella sua capacità evocativa, lascia intendere quanto urgente fosse nel suo animo fare dell’arte per l’umanità. Come pure per l’amico Morbelli raccontare – in una sorta di esorcismo alla rovescia – la tristezza della vecchiaia, giocando sulle ombre del grigiore esistenziale di quest’ultima attraverso i giochi che la luce dei colori, divisi sulla tavolozza, si portava dietro. Si potrà vedere il magico Bistolfi, scultore inimitabile, capace di dipingere con lo scalpello sul gesso, una sorta di divisione della materia in brandelli e striature, in grado di anticipare Medardo Rosso e di inventare per la scultura un linguaggio per molti aspetti rivoluzionario come lo è stato il divisionismo per la pittura.

Pellizza, Morbelli, Bistolfi. Tutti targati Alessandria. Come Cristoforo De Amicis. Meno famoso forse, ma non meno internazionale tra astrattismo, chiarismo e Novecento. Se il viaggio alla ricerca dell’opera di quei grandi si può compiere stando ad Alessandria “attorno ad una stanza” per citare De Maistre, girovagando nei meandri della sala del palazzo del Governatore in piazza della Libertà, occorre spostarsi a Venezia per vedere, di una giovane artista alessandrina, l’opera più recente e significativa. Il palcoscenico è ancora una volta molto prestigioso: Biennale di Venezia, Padiglione Italia: due sole artiste donna scelte dal curatore nella mostra Codice Italia. Una di queste, accanto a Vanessa Beecroft, è Marzia Migliora, alessandrina. Le giovani generazioni come le antiche partono da Alessandria per raccontare per immagini la loro realtà. E a volte ritornano.
17/05/2015
Maria Caffarelli - redazione@alessandrianews.it

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