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Opinioni

L’antico Giappone e l’arte di oggi in una mostra dai mille risvolti

A Palazzo Monferrato di Alessandria fino al 9 aprile la rassegna "Eterne stagioni": dal paravento antico al più rarefatto minimalismo
OPINIONI - Lo sapevano già gli impressionisti, come pure gli esponenti dell’Art Nouveau, per esempio Klimt, che dai giapponesi non c’è che da imparare. Per poi – certamente – andare oltre. D’altra parte sulla rappresentazione della natura e del paesaggio all’aperto loro, i giapponesi, erano arrivati prima e l’en plein air francese ha dovuto fare i conti con le stampe dell’Ukyoe (Hokusai e Hiroshige primi fra tutti). Ma il fascino e i rimandi della pittura – e della cultura in genere – del Paese del Sol Levante non smettono di agire nel tempo, anzi si rivelano in grado di stimolare e ispirare il lavoro degli artisti di diverse generazioni, giapponesi e anche italiani ed europei.

È possibile verificarlo in un’interessante mostra che Palazzo del Monferrato ospita fino al 9 aprile, con il titolo “Eterne stagioni. Corrispondenze poetiche tra antichi byōbu giapponesi e artisti contemporanei” a cura di Matteo Galbiati.

Che cosa sono i “byōbu”? Sono i paraventi dipinti a mano che da sempre suddividono gli spazi nelle case tradizionali giapponesi, delimitando una privacy che è prima di tutto simbolica, e offrendo a chi in quelle case vive visioni di mondi lontani e suggestioni impercettibili.

Bisogna far ricorso al concetto di “impermanenza” per capire – o meglio cercare di farlo – il senso di un paravento che divide e unisce “generando ritmi e visioni”. Impermanenza significa transitorietà dei fenomeni: tutto è passeggero, tutto muta, niente è eterno. E nell’accettazione di questa labilità e della bellezza che essa porta con sé, simboleggiata dalla foglia dell’albero che cade in autunno e del fascino della sua caducità, c’è il senso di un limite che non è un muro ma un viatico e una storia da immaginare.
Otto antichi paraventi giapponesi di epoche diverse sono stati il “movente” per oltre una cinquantina di artisti, molti dei quali hanno realizzato ad hoc il lavoro proposto, partendo dai sottesi rimandi di uno dei paraventi, per elaborare linguaggi segnici e variazioni cromatiche scaturite, in tutta evidenza, anche dal proprio personale linguaggio espressivo.

Astrazione e minimalismo diventano categorie non necessarie per definire e identificare le opere esposte, spesso così leggibili da generare veri racconti visivi che dal paravento si prolungano e si rinnovano. Oppure figlie di un’apparente casualità che sembra frutto di una premonizione.

Insomma un’elaborazione del concetto di “d’aprés”, cioè di “dopo” come libera reinvenzione, che rifugge dalla copia e si attesta su un piano di pura suggestione interiore. Eppure percepibile nei suoi sotterranei meccanismi interpretativi. “Collisioni armoniche e poetiche” le definisce il curatore che richiama nel titolo della mostra “Eterne stagioni” una circolarità che moltiplica il presente, l’attimo che fugge, l’hic e nunc e supera la linearità occidentale del tempo che avanza (“tempus fugit”) nell’infinito succedersi di momenti e stagioni.

Una mostra che ci avvicina all’Oriente, ci avvolge in un’atmosfera in cui il visibile e l’invisibile si incontrano sul sentiero dell’imperscrutabile e, in un’epoca in cui l’incontro tra culture lontane vive momenti non propriamente felici, ci invita a volgerci all’altrove con lo sguardo con cui osserviamo l’orizzonte, considerandolo una prospettiva e non un limite.

Infine, i nomi degli artisti presenti con la loro opera: Francesco Arecco, Rodolfo Aricò, Matteo Aroldi, Kengiro Azuma, Manuela Bedeschi, Sonia Costantini, Domenico D’Oora, Dana De Luca, Paola Fonticoli, Ettore Frani, Cesare Galluzzo, Michael Gambino, Federico Guerri, Asako Hishiki, Paolo Iacchetti, Ugo La Pietra, L’OrMa, Mirco Marchelli, Vincenzo Marsiglia, Kaori Miyayama, Elena Modorati, Albano Morandi, Gianni Moretti, Hiroyuki Nakajima, Ayako Nakamiya, Patrizia Novello, Shoko Okumura, Claudio Olivieri, Simone Pellegrini, Mara Pepe, Luca Piovaccari, Gianluca Quaglia (nella foto “Il luogo dei fiori e delle api”, 2015, intagli su carta, busta di plastica, courtesy Officine Saffi), Mario Raciti, Alfredo Rapetti Mogol, Tetsuro Shimizu, Diego Soldà, Valdi Spagnulo, Giorgio Tentolini, Valentino Vago e Arturo Vermi.

Eterne stagioni
Palazzo del Monferrato, via San Lorenzo 21 - Alessandria
Fino al 9 aprile 2017
Orario: da martedì a venerdì ore 16.00 - 19.00; sabato e domenica ore 10.00 - 13.00 e 16.00 - 19.00; chiuso lunedì
Ingresso libero
Info: www.palazzomonferrato.it
17/03/2017
Maria Luisa Caffarelli - redazione@alessandrianews.it

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