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Opinioni

"Kobane Calling", il nuovo libro di Zerocalcare

In 260 pagine Michele Reich racconta il suo viaggio da Roma Nord al Kurdistan, un “nonreportage” di quello che ha visto in Rojava, Siria, Iraq e Turchia a tu per tu con la resistenza curda, dove è andato “anche solo per capire”
OPINIONI - La presentazione di un nuovo libro di Zerocalcare è sempre un avvenimento, non c’è da stupirsi che si creino ingorghi di fans fuori dalle librerie e nemmeno che, armato della sua leggendaria mitezza, il nostro si presti gentilmente a firmare copie del suo “Kobane calling” fino a notte fonda.

È successo in questi giorni a Roma, e succederà sicuramente a Firenze, Aosta, Torino, Arezzo, ecc. ecc. Da qui a giugno sono un milione le date e le città, “un calendario che solo a scriverlo mi viene l’ansia” dichiara il poverino nel suo blog, “un orribile giro di presentazioni” di cui temo si sia già pentito prima di cominciarlo. “A me di base di queste robe non è mai fregato un cazzo - continua - però che quest’attenzione venga riservata a questo fumetto, che parla di qualcosa che va oltre gli strettissimi cazzi miei, mi sembra tendenzialmente una cosa che uno si può rivendicare come una cosa bella”.

E in effetti non parla “ufficialmente” dei cosiddetti cazzi suoi, dal momento che in 260 pagine Michele Reich racconta il suo viaggio da Roma Nord al Kurdistan, un “nonreportage” di quello che ha visto in Rojava, Siria, Iraq e Turchia a tu per tu con la resistenza curda, dove è andato “anche solo per capire”. Ma le sue manie che abbiamo imparato a conoscere, i riferimenti culturali, che vanno da Vandana Shiva ai Muppets, sono sempre quelli, e quindi è con il suo particolare bagaglio psicologico e culturale che il fumettaro di Rebibbia si incontra con una realtà a lui (e anche a molti di noi, bisogna ammetterlo) sconosciuta, durissima e affascinante.

Con ammirevole chiarezza e senza retorica ci racconta la vita di tutti i giorni, le idee, l’organizzazione di chi a Kobane vive, combatte, discute, sogna e cerca di mantenere vivi sentimenti umani, cultura, compassione verso il prossimo, ideali, nel mezzo di una realtà pericolosa, avvilente, desolata.

il Rojava (ma ne parlano, i giornali, da noi?) è una fetta di territorio schiacciata tra i vari confini di Iraq, Siria e Turchia nella quale la popolazione curda vive, in condizioni precarie – le prime vignette ci fanno vedere una abitazione normale (capanna di fango) e una signorile (capanna di fango un po’ più grande), con i tagliagole dell’Isis a poche centinaia di metri, dipendente dagli aiuti umanitari per sfamarsi, costretta a combattere con armi primitive: ma in queste condizioni che potrebbero abbrutire chiunque, le persone che Zerocalcare incontra e ci fa incontrare dimostrano la ferma volontà di mantenere il rispetto di se stessi, la partecipazione alla vita collettiva, la dignità e la solidarietà che sono il carburante del coraggio con cui affrontano guerra e povertà.

Si cerca di mantenere spazi di democrazie e di cultura, c’è rispetto per ogni identità religiosa, di genere, linguistica e culturale, uomini e donne sono uguali di fronte alla legge, la pena di morte è abolita, e si fanno sforzi inauditi per mantenere l’uguaglianza di diritti, per dividere il poco di cui si può disporre, per aiutare le persone che hanno maggiori difficoltà…

Mi sembra un quadro davvero diverso da quello che ci viene presentato in generale, di luoghi in cui la cultura sembra essere scomparsa, e dove l’intolleranza viene presentata come una piaga senza speranza.

Facciamo parlare lui di questo libro

Alcune informazioni per chi se lo va a comprare, per esempio, cosa ci troverete:
-Un racconto il più possibile onesto di quello che ho vissuto durante il viaggio e nei giorni immediatamente precedenti, sia dal punto di vista emotivo che da quello della cronaca, comprese le contraddizioni e i dubbi del caso.
-Un tentativo di tenere un equilibrio tra il pippone didascalico e la cazzata spicciola. In certi punti spero di non aver fatto nessuno dei due, in altri probabilmente li ho fatti entrambi, però oh se nascevo imparato non stavo qua.
-La mia risposta (una delle tante) alle questioni che sollevano i fatti di Parigi
cosa non ci troverete:
-Il sensazionalismo i morti i cadaveri.
-Un trattato preciso, esaustivo e imparziale di storia e geopolitica.
-Delle anatomie disegnate decentemente”

Ci si trovano anche spunti divertenti, la consueta autoironia – ma soprattutto umiltà, genuino interesse per le persone, per le loro idee, i loro sentimenti, per le soluzioni che riescono a escogitare per risolvere problemi giganteschi. Si capisce subito che Michele è profondamente affascinato da questo esperimento di umanità solidale e idealista sotto le bombe, e sa comunicarci le sue stesse emozioni, perché la grande qualità di questo personaggio sta nel fatto che, a dispetto del successo, dei soldoni o della fama, è riuscito fino ad ora a evitare di perdere la sincerità e il contatto con le sue emozioni più profonde.

Chi lo legge ha la sensazione di trovarsi in presenza di un amico, di uno che ti assomiglia, anche se come nel mio caso ci dividono età, esperienze, appartenenza geografica, uno di cui ti puoi fidare e il cui punto di vista è comunque stimolante. E in questo libro senti chiaramente che vuole raccontarti qualcosa che considera importante, farti conoscere persone che lo hanno colpito, una realtà che pochi conoscono e che merita invece attenzione per la singolarità di un contratto sociale che prevede convivenza etnica e religiosa, partecipazione, emancipazione femminile, redistribuzione delle ricchezze e spirito ecologista. “Tié, vallo a trova’ un paese con una costituzione così avanzata“, commenta mezzo stupefatto e mezzo affascinato .

In un paese in cui l’unica voce autorevole di opposizione è rimasta quella di Maurizio Crozza, non stupitevi se mi viene da affidarmi a Zerocalcare per la formazione di un’opinione pubblica consapevole. Per crederci, date una scorsa al suo blog: centinaia di persone che lo ringraziano per questo libro, che gli fanno mille complimenti, che dicono di essersi commosse, di volergli bene “come a uno di famiglia : e se penso alla mia, di famiglia, pure di più”.

22/04/2016
Maria Grazia Caldirola - redazione@alessandrianews.it

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