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Elezioni 2014

Italia: l'abbiamo scampata bella

Dopo una delle più brutte campagne elettorali di sempre e un astensionismo aumentato vertiginosamente da oggi in Europa possiamo sembrare forse un po' meno cialtroni
OPINIONI - Dopo una delle più orribili campagne elettorali della storia italiana, tra insulti, buffonate, fanatismi, scherzi telefonici, dopo Genny ‘a carogna e i comizi con i cani, la prima cosa che mi vien da dire è che l’abbiamo scampata bella. Anche se l’astensionismo è aumentato vertiginosamente, soprattutto al Sud, dove siamo ampiamente sotto al 50% - e già questo la dice lunga sul livello di sfiducia e diffidenza nei confronti della politica e delle istituzioni.
“Send the clowns”, entrino i pagliacci, titolava non molto tempo fa l’Economist parlando della politica Italiana. Forse questi risultati ci fanno sembrare, in Europa, un po’ meno cialtroni. Anzi, considerando la clamorosa affermazione degli antieuro in Francia, Inghilterra e Danimarca, si fa largo l’idea che il nostro paese sia una felice eccezione, un’isola filoeuropea tendente a sinistra dove i partiti più o meno razzisti sono tenuti sotto controllo.
E francamente provo un fremito di incredulità se ripenso alla tacita compassione e al tenero riguardo con cui mi trattavano fino a poco fa gli amici francesi.
Non riesco però a rallegrarmi più di tanto se mi fermo a riflettere sulla situazione reale.
L’Italia non solo non cresce, ma continua a perdere posizioni nella produzione di ricchezza, e vede la disoccupazione, soprattutto giovanile, crescere sempre di più.
Gli investimenti stranieri non arrivano a causa della burocrazia soffocante, di una giustizia letargica, della corruzione galoppante, della mancanza di infrastrutture. Siamo ai primi posti in Europa per l’evasione fiscale, l’analfabetismo, la carenza di informazione indipendente e la presenza della malavita organizzata. Sono decenni che una classe dirigente miserabile si sottrae al dovere di intervenire, con il risultato che il nostro è un paese impoverito, disinformato, disorientato, dove aumenta la diffidenza nei confronti delle istituzioni, in cui le disuguaglianze sociali si sono enormemente allargate.
Un paese in cui conta l’eredità e non il merito, in cui la ricchezza si concentra sempre più in pochissime mani: una situazione, dice l’economista Thomas Piketty, comune a tutte le democrazie occidentali, e che ricorda quella della Francia prerivoluzionaria.
In una situazione in cui le differenze sociali sono così accentuate, ancora di più si sente il peso delle differenze di genere.
La politica europea dell’Austerity ha tagliato lo stato sociale in modo da penalizzare soprattutto le donne, che da sempre vivono la difficoltà di conciliare lavoro e responsabilità di cura. La debolezza degli obiettivi sociali di equità, protezione dei più deboli, investimenti nella cultura e nella formazione, hanno inciso pesantemente sulla condizione femminile.
Non c’è dubbio che Renzi e il suo “Nuovo” PD abbiano saputo intercettare la speranza di una grande fetta di elettorato che alla possibilità di cambiamento vuole ancora credere. Ha dato un’immagine di volontà di rinnovamento, di attenzione alle esigenze concrete dei cittadini, cui non poco ha contribuito l’aver affidato a molte donne responsabilità di direzione.
Possiamo sperare che riescano a reintrodurre nella politica italiana e magari anche, approfittando del successo, in quella europea, una maggiore attenzione per i problemi che affrontano quotidianamente le donne nel vedere riconosciute le proprie capacità e aspirazioni, nel chiedere protezione per la fragilità dei genitori anziani e tutela per i figli ?
Sappiamo bene che dove le donne godono di una condizione di maggiore uguaglianza c’è maggiore possibilità di sviluppo economico, maggior benessere e maggiore partecipazione democratica – mentre diminuisce la corruzione.
In Svezia, un partito che si chiama “Iniziativa femminista” ha preso in queste elezioni il 5%. Mi sembra una bella notizia.
26/05/2014
Mariagrazia Caldirola - redazione@alessandrianews.it

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