Opinioni

Intervistando la storia. Un sovrano a Sezzadio: Liutprando, re dei Longobardi

Baudolino non è il solo personaggio storico legato all’antica “Silva Urba”, riserva di caccia dei re longobardi, situata dove oggi sorgono Alessandria, Ovada e Novi Ligure. Chiediamo oggi a Liutprando, re dei Longobardi, che cosa lo lega al nostro territorio
OPINIONI - Baudolino non è il solo personaggio storico legato all’antica “Silva Urba”, riserva di caccia dei re longobardi, situata dove oggi sorgono Alessandria, Ovada e Novi Ligure. Chiediamo oggi a Liutprando, re dei Longobardi, che cosa lo lega al nostro territorio.

Maestà, come mai qui, a Sezzadio?
A portarmi qui è il ricordo di mio nipote Anfuso, morto per un incidente di caccia proprio qui, nella “Silva Urba”: neppure Baudolino, uomo di Dio, riuscì a salvarlo. Gli ero affezionato, avevo posto molte speranze su di lui come nuovo re, e per questo avevo cercato di dare a lui ciò che non avevo avuto io.

Cosa può essere mancato a uno come voi, figlio di un Re e sovrano a sua volta?
La corona non rende la vita facile, anzi: ti attira gelosie e veleni. Mio padre Ansprando fu detronizzato da Ariperto, ma riuscì a fuggire da Teutperto, duca di Baviera. Mia madre Teodora rifiutò di concedersi all’usurpatore: Ariperto le fece tagliare naso ed orecchie, e così anche a mia sorella Aurona; mio fratello Sigiprando fu fatto accecare; solo io riuscii a fuggire incolume in Baviera. Dopo quasi dieci anni, però, con l’aiuto di Dio e del duca Teutperto, Ariperto fu sconfitto e tutti noi tornammo a Pavia, capitale del Regno. I Longobardi, per dare continuità alla monarchia, chiesero a mio padre di associarmi da subito al trono.

Da Re, cosa avete fatto per evitare tutto questo?
Innanzitutto misi ordine nel mio Regno, limitando il potere dei duchi (spesso ribelli, sempre infidi) ed emanando nuove leggi, aggiunte a quelle di Rotari e di altri miei predecessori. Poi realizzai una rete di rapporti familiari con gli stati vicini: ho sposato Guntrut, figlia di Teutperto, ed ho adottato Pipino, figlio di Carlo Martello, Maestro di Palazzo e vero detentore del potere nel regno dei Franchi (i re merovingi erano ormai poca cosa). Infine confermai al Papa la restituzione dei beni ecclesiastici del cosiddetto “Patrimonio delle Ali Cozie”, negli attuali Liguria e Piemonte meridionale, che già Ariperto aveva decretato con una lettera scritta con inchiostro fatto da polvere d’oro.

Una questione cruciale, quella dei rapporti con il Papa.
E’ vero, anche perché ormai gli ariani ed i pagani sono rimasti in pochi, ed i Longobardi, quasi tutti cattolici, si aspettano di avere un Re Cattolico in tutto e per tutto. Per questo, e non solo, mantengo con il Papa un delicato equilibrio (fatto di conquiste e – parziali – restituzioni) e, all’interno del Regno, ho fatto arrivare a Pavia le spoglie mortali di Sant’Agostino, sottraendole ai Saraceni, ed ho dato impulso alla costruzione di chiese ed alla creazione di monasteri.

Chiese come quella di Sezzadio?
Già: l’edificio attuale risale al 1030, con ampie ricostruzioni in stile gotico fatte dopo il grande terremoto del 1 febbraio 1369: mosaici e dipinti risalgono a quegli anni. Se però andate nella cripta, potete vedere ancora le volte e le colonne dell’edificio sacro che ho voluto io.
9/11/2015
Andrea Scotto - novionline@novionline.net