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Opinioni

Il "nuovo che avanza" fatto di plastica e aria

Renzi ha stravinto, e in questo c'è poco o nulla su cui elucubrare. Sin da pochissimi minuti dopo le 23, ora di chiusura dei seggi, la tendenza dei risultati delle “europee” era ben delineata...
OPINIONI - Renzi ha stravinto, e in questo c'è poco o nulla su cui elucubrare. Sin da pochissimi minuti dopo le 23, ora di chiusura dei seggi, la tendenza dei risultati delle “europee” era ben delineata. Il PD stacca e di pochissimo non doppia il Movimento5Stelle. Un trionfo, pompato e decorato da sorrisoni, battutine ammiccanti e sbrodolamenti profusi dai volti noti del giornalismo italiano, filo-renziano in quasi tutte le sue firme più celebri (Mentana e Bianca Berlinguer sprizzavano dai pori così tanta gioia che hanno vagamente riportato alla mente la libidine di Emilio Fede subito dopo le politiche del '94). Non parliamo poi dei vari rappresentanti “piddini”, che con tutto quello zucchero e quegli sguardi languidi alla “love is in the air” sembravano una di quelle famigliole fastidiosamente felici delle pubblicità della Mulino Bianco.
E se questo 40% fosse in realtà un'anomalia? Non si starà un pochino esagerando con gli incensamenti e le autolegittimazioni? Giorni e settimane prima delle elezioni in molti attestavano il PD intorno al 28-30%, con il Movimento dietro di qualche punto. E' probabile che queste siano le cifre reali riguardanti gli elettori consapevoli del democratico partito, coloro cioè che sin dalle primarie di dicembre portano il santino di (san) Matteo nel portafoglio. Renzi probabilmente ha toccato quota 40 grazie ad un buon 10-12% derivante dall'elettorato “liquido”, privo di una pur vaga idea politica; un bacino di votanti ad ogni tornata elettorale facilmente intercambiabile ed adattabile al personaggio politico di punta del momento.
Ad oggi per vincere le elezioni in Italia, tra le tante cose, è innanzitutto necessario rassicurare, promettere ed apparire più lontani possibili dalle vecchie facce della tradizionale nomenclatura politica nostrana. Renzi ha centrato tutti e tre i passaggi.
Proprio oggi su Facebook è comparso un “post” sulla pagina ufficiale di Andrea Scanzi basato su una ricerca dell'Istituto Cattaneo, secondo cui il PD non avrebbe in realtà strappato un numero significativo di voti al M5S e a Forza Italia quanto piuttosto ai moderati montiani di Scelta Civica, andando a beneficiare soprattutto dell'alto astensionismo che avrebbe penalizzato proprio i grillini e i berlusconiani. Prendendo per buoni i dati del “Cattaneo”, non è ugualmente da escludere l'ipotesi per cui Renzi sia riuscito ad attirare a sé molti di quegli elettori che un anno fa a febbraio hanno votato per Grillo semplicemente perché i “cinquestelle” apparivano e si declamavano come l'elemento di rottura nei confronti della vecchia politica da Seconda repubblica, così come Berlusconi nel '94 gridava al “nuovo miracolo italiano” per prendere le distanze dalla Prima (tra le altre cose è altamente probabile che in questo 40% vi sia una buona rappresentanza di ex pidiellini di ferro).
Altro dato di cui tenere conto; queste appena passate sono state elezioni Europee, e non Politiche, ma sembra che nessuno sia in grado di ricordarlo. Usciamo quindi un attimo dai confini nazionali. In Europa i nazional-populisti hanno strabiliato: il Front National di Marine Le Pen e lo UK Independent Party di Nigel Farage sono i primi due partiti in Francia e in Gran Bretagna. I nazionalisti di Alba Dorata in Grecia sfiorano il 10% ed anche nel resto dell'Unione partiti di ispirazione ultraconservatrice, populista ed euroscettica hanno ottenuto percentuali ragguardevoli (in Italia in crescita Lega Nord e Fratelli d'Italia). Da noi ha stravinto il populismo renziano, che promette più soldi in busta paga, meno politici in Parlamento, meno soldi ai dirigenti milionari. Tutto condivisibile, e tutto fin troppo banale ma, dopotutto, come ricordato dal professor Martinelli nel corso della conferenza sui nazional-populismi nell'Unione Europea organizzata da Cultura e Svilippo “offrire risposte semplificate a problemi complicati è il marchio di fabbrica dei populismi”.
Renzi ha iniziato da poco, da soli tre mesi si è autoproclamato Presidente del Consiglio, da sei segretario del partito. Una partenza col botto come questa potrebbe trasformarsi in un'affilatissima arma a doppio taglio; ora gli 80 euro diventano obbligatori e le tanto osannate riforme non concedono tentennamenti di sorta. Questa del Partito Democratico rischia di rivelarsi una legittimazione gonfiata dal vuoto e questo 40% probabilmente non è altro che un'ulteriore ondata di smarrimento e "disperazione" che ha spostato l'ago verso l'apparente "nuovo che avanza", in realtà fatto di plastica e aria.  

 
28/05/2014
Alessandro Francini - redazione@alessandrianews.it

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