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Opinioni

Il sacchetto dove lo metto

La corsa al voto non è diventata meno spasmodica, ma si svolge prevalentemente sul versante dei rapporti personali o familistici, in un “lavoro ai fianchi” sempre a rischio, peraltro, di sfiancamento dello spaesato cittadino elettore. Il problema dei rifiuti urbani, ad esempio...
Campagna elettorale sottotono – ad onta del numero esorbitante di candidati – ed anche questo è un segnale di sbandamento: difficile distinguersi, ma anche poca voglia di provarci. Si rifugge dalla possibilità di essere poi inchiodati, in una diffusa condizione di instabilità politica, ad una posizione specifica, ad una scelta netta nel quadro dei “problemi e prospettive” che pur dovrebbero caratterizzare una contesa amministrativa. Tutto è fluido e tutto è quindi ridiscutibile. Perfino i famosi programmi di lista o di partito sembrano fuori moda – se ancora si fanno, passano, nella loro pretesa di organicità, direttamente in archivio – e agli elettori si servono, invece, doppie razioni di slogan quattrostagioni.

La corsa al voto non è diventata meno spasmodica, ma si svolge prevalentemente sul versante dei rapporti personali o familistici, in un “lavoro ai fianchi” sempre a rischio, peraltro, di sfiancamento dello spaesato cittadino elettore. E dire che di argomenti solidi e pubblici ce ne sarebbero alquanti. Al di là del mitico “dissesto dei conti comunali” che, per conto suo e con la buona grazia di tutti i protagonisti, si dipana sulla scena secondo i canoni del teatro pirandelliano, quel che è e quel che pare.

Il problema dei rifiuti urbani, ad esempio. L’attuale Giunta, sotto la spinta determinante della Lega (ben ricordiamo che cinque anni fa chi berciava di più era il beneamato Grassano), ha demolito il sistema della raccolta domiciliare reintroducendo la sfilata dei cassoni stradali. Gli esiti, non entusiasmanti, sono sotto gli occhi di tutti e la cittadinanza non sembra rivolgere pensieri riconoscenti a chi ha voluto la “ripicca politica” a fini dimostrativi. Eppure sul tema rifiuti la campagna in corso registra solo flebili accenni al possibile ritorno al porta-a-porta nel caso di nuovo ribaltone politico. Un atteggiamento prevalentemente ideologico e di schieramento laddove dovrebbe essere ben presente che, coi tempi e i bilanci che corrono, questi cassoni ce li terremo per un bel pezzo, con i relativi e pesanti inconvenienti (sugli eventuali, promessi vantaggi in termini di costi e tariffe, aleggiano le nebbie che, del resto, avvolgono molte cifre comunali e paracomunali, operazione IREN-AMIU compresa).

Sta di fatto che, com’era ampiamente prevedibile, la moltiplicata presenza in strada dei cassoni-rifiuto, con debita feritoia limitatrice all’immissione, ha moltiplicato la tentazione di abbandonare semplicemente, a fianco dei contenitori dedicati, tutto ciò che non si può agevolmente “imbucare” e le batterie di cassoni tendono spesso a innescare fenomeni di mini-discarica, specie nei giorni (fine settimana) di pulizie domestiche. E gli orripilanti fagotti restano a far bella mostra di sé fino a che non venga a raccoglierli un servizio apposito dell’AMIU, visto che il veicolo svuota-cassoni è anche mono-operatore dalla cabina di guida. L’Azienda – anche ironizzando sui romantici tricicli “spazzacity – fa un buon lavoro di contenimento-prelievo del “fuori-cassone”, ma la lotta è spesso impari al compito, visto il dilagare della cattiva emulazione, e l’aspetto complessivo della città viene sistematicamente menomato da un sistema-rifiuti che ha peggiorato visibilmente la situazione per ragioni di …bassa politica.

Il bello è che il deplorevole spettacolo del “contorno” ai cassoni offrirebbe spunti, vari e molteplici, agli innumerevoli cittadini con digitale o telefonino in tasca. In precedenza queste foto “spontanee” costituivano ghiotto materiale polemico per la stampa, i web-giornali e i protagonisti della competizione elettorale: oggi non più, o raramente. E anche questo ripiegamento, per quanto limitato (ma poi non troppo), può forse annoverarsi in quella torsione politico-mediatica che Travaglio definisce come “La scomparsa dei fatti”. 

[Dal blog appuntialessandrini.wordpress.com]
5/05/2012

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