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Alessandria

Il Plana a lezione da Luciano Canfora

Gli allievi e gli insegnanti del liceo classico Plana di Alessandria hanno potuto assistere, nella giornata di ieri, lunedì 18 gennaio, ad una lezione tenuta da un docente d'eccezione: il professor Luciano Canfora, celebre filologo e storico. Si è parlato della Guerra del Peloponneso e di come, in realtà, la storia antica non sia poi così lontana...
ALESSANDRIA - Ieri, 18 gennaio 2016, il Liceo classico “Giovanni Plana” di Alessandria ha ospitato una conferenza con un relatore d’eccezione: il professor Luciano Canfora. L’incontro è iniziato alle ore 10 nell’aula magna dell’istituto, con un’introduzione sulla biografia dell’insigne ospite da parte delle professoresse Lucarno e Massucco, docenti di lettere del liceo e curatrici dell’evento. Luciano Canfora è un filologo classico, storico e saggista italiano, professore emerito dell’Università di Bari, nella quale insegna attualmente filologia greca e latina. Dirige dal 1975 la rivista “ Quaderni di storia” e dal 1992 collabora con il Corriere della Sera, è autore di più di centocinquanta libri tradotti nelle principali lingue del mondo. La sua ultima opera, “Il signore delle miniere”, tratta la biografia del politico e storico ateniese Tucidide, il tema della conferenza.

“La storia è sempre contemporanea”: il professor Canfora ha iniziato la sua lezione con questa breve frase che riassume l’idea di storiografia dello storico ateniese, vissuto nel V secolo a.C, autore della poderosa opera in otto libri “Guerra del Peloponneso”. Essa è il racconto di una guerra che ha segnato profondamente l’antichità e da conflitto “nazionale”, tra Sparta e Atene, è diventato “mondiale”, quando si sono aggiunte la Persia, Corinto e la Sicilia. Si tratta di uno scontro di importanza tale che ancora oggi viene studiato dagli allievi delle accademie militari e dai polemologi, come molte battaglie di età classica come Canne e Zama. La guerra del Peloponneso durò dal 431 al 404 a.C con una breve interruzione della pace fittizia di Nicia del 421 a.C , venne considerata come un unico conflitto per la prima volta da Tucidide molto tempo dopo la sua fine. E’ stata paragonata alla I guerra mondiale dal professor Canfora che che ha mostrato all’uditorio, composto dagli alunni di tutte le classi del liceo classico, dai docenti e da ex professori dell’istituto, come vi siano collegamenti e analogie tra un passato così remoto e quello recente. In entrambi i casi una crescente e irrefrenabile tensione ha portato ad una guerra che ha segnato la caduta di un impero in un caso (Atene) e di tre contemporaneamente nell’altro ( Germania, Austria-Ungheria, Russia). Se esaminassimo le due guerre mondiali come una unica, la pace di Versailles corrisponderebbe a quella di Nicia. La lectio magistralis si è inoltre concentrata sulla personalità di Tucidide, ateniese con ascendenze in Tracia che gli garantivano una grande influenza sulla regione e remunerativi possedimenti (l’uomo delle miniere).

Egli è innanzitutto un politico e non si definisce storico; racconta un evento storico in quanto politico attivo in quel periodo e comandante militare che ha vissuto in prima persona i fatti. Ciò si collega all’idea di storico diffusa nell’antichità e quindi condivisa da Tucidide secondo la quale chi scrive storia deve esserne un protagonista, ecco la spiegazione alla frase iniziale. Non è possibile parlare di fatti del passato, lontani nel tempo, di cui abbiamo solo indizi che ci permettono di capirne l’entità ma non i dettagli. Oggi, invece, si crede che lo storico debba essere lontano cronologicamente dalla storia che tratta per non essere influenzato dalle passioni e dalle idee che hanno causato gli avvenimenti. Emerge, nella stessa opera, il pensiero filosofico tucidideo, in particolare riguardo un quesito che da sempre gli uomini si pongono: qual è la migliore forma di governo?

Il professor Canfora ha spiegato come Tucidide abbia analizzato le istituzioni del suo tempo e abbia valutato che la democrazia si autodistrugga poiché dipende dal popolo; l’oligarchia sembrerebbe più forte, ma le divisioni interne all’élite dirigente portano allo sgretolamento del potere e quindi, in ultima analisi, lo storico ateniese concluse che il potere personale di un uomo di prestigio, incorruttibile, caapce di affrontare e dominare il popolo, sia la forma di governo migliore. Tale teoria, concepita con la maturità, trova un valido esempio in Pericle, assai elogiato da Tucidide. E’ stato analizzato anche il contributo militare apportato dallo storico e gli effetti delle sue azioni. In risposta alle domande del pubblico il professore ha approfondito argomenti specifici come il rapporto tra Tucidide e Senofonte e la professione di storico oggi.

Per il Liceo Plana è stato un grande onore e fonte di prestigio ospitare un intellettuale di caratura internazionale quale il professor Canfora. Con questa conferenza si e’ ribadito il ruolo di punto di riferimento nel panorama culturale cittadino che l’Istituto riveste da più di un secolo. Dell’importanza degli studi classici e, conseguentemente, del Liceo Classico, Canfora ha parlato spesso. In particolar modo in un capitolo de “Noi e gli antichi”, in cui si sofferma sull’importanza della traduzione, definita “ uno dei cimenti intellettuali più ardui” per il continuo passaggio da dettaglio a complesso, da esplicito a implicito, per la polisemia dei termini (specialmente in greco) che comporta scelte e poiché e fondata sull’intuizione. Sempre nello stesso passo cita il filosofo Ortega y Gasset , che scrisse “l’enorme difficoltà della traduzione […] consiste nel dire in una lingua proprio ciò che l’altra tende a tacere”. Per queste riflessioni e per le innumerevoli nozioni apprese in più di tre ore di conferenza, gli studenti hanno apprezzato la magistrale esposizione del professor Canfora che nonostante la complessità dell’argomento e il lessico talvolta molto tecnico è riuscito ad accendere e incrementare negli spettatori la passione per il mondo classico che ogni giorno li muove. Egli ha lasciato il ricordo di una lezione arricchente dal punto di vista didattico e personale. In conclusione è bene tenere a mente il monito contenuto nell’opera già citata: “si dimentica che chi non si allena a passare da una lingua all’altra, cioè a riempire i silenzi del testo, si abitua, pericolosamente, ad ascoltare solo se stesso.”
 
19/01/2016
Edoardo Prigione - redazione@alessandrianews.it

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