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L'opinione

Il carroccio sfasciato

Malgrado il tentativo di risalire la china e nascondere le faide interne attaccando in ogni occasione il governo dei tecnici, in realtà la Lega era da tempo in uno stato di affanno dovuto sostanzialmente al non aver saputo portare a casa nessuno dei suoi obiettivi originari
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Quel che penso del partito padano e del suo destino lo scrivevo già il 22 gennaio scorso nell’articolo intitolato “La crisi della Lega”.
Il verminaio scoperchiato in questi giorni sui traffici intorno ai soldi del Carroccio che, a detta delle procure interessate, sarebbero stati distratti per le spese personali della “family” Bossi e di alcuni altri esponenti di spicco del movimento padano, a mio avviso, non determina di per sé le sorti future di quel partito, ma ne accelera di molto la probabile fine.
Malgrado il tentativo di risalire la china e nascondere le faide interne attaccando in ogni occasione il governo dei tecnici, in realtà la Lega era da tempo in uno stato di affanno dovuto sostanzialmente al non aver saputo portare a casa nessuno dei suoi obiettivi originari: non il federalismo e men che meno la secessione della Padania, non la diminuzione delle tasse, non lo snellimento dello stato, non la lotta all’immigrazione, non la sicurezza, non la difesa della piccola e media impresa del Nord. Niente di niente.
 
Ora, per quanto dotata di un leader carismatico ancorché ottenebrato nella capacità di giudizio, per quanto ricca di simbolismi che spaziano dal richiamo storico alla pura e semplice buffonata, per quanto innovativa nella sua rozzezza e nel gretto egoismo a sfondo razzista che ha sempre sprigionato, dopo anni di compromissione con la Roma ladrona tanto disprezzata a parole, è difficile non intravedere conseguenze fatali nella perdita dell’ultima verginità rimasta, quella inerente l’onestà dei suoi “barbari sognati” rivelatisi in realtà dei furbi trafficoni (ne sappiamo qualcosa anche in Alessandria, vedi alla voce Grassano).
Caduta anche l’ultima foglia di fico, il re è nudo.
E tuttavia, tra le analisi lette in questi giorni, mi ha colpito  un’osservazione postata a commento del bel articolo del Professor Piergiorgio Odifreddi sul tramonto leghista intitolato “Fine di un troglodita”.
Il commentatore, riprendendo il testo dell’ultima intervista di Benito Mussolini rilasciata all’Isola del Trimelone, sul Lago di Garda, il 20 marzo del 1945 (da Ivanoe Fossani – Mussolini si confessa alle stelle – Casa Editrice « Latinità », Roma, 1952), 8 giorni prima di essere giustiziato, cita testualmente «Io non ho creato il fascismo, l’ho tratto dall’inconscio degli italiani. Se non fosse stato così, non mi avrebbero seguito per vent’anni». E poi«Intorno a me sentivo spesso un cerchio, ma non sapevo in quale punto si dovesse infrangerlo. Ho avuto più dipendenti che collaboratori. Colpa mia? Del mio carattere? Dell’ascendente che esercitavo sugli uomini fino a paralizzare le loro personalità? Fatto sta che mai nessuno è venuto a dirmi ‘Rinuncio alla mia carica perché non condivido il suo punto di vista!’ La parola “genio” mi veniva ripetuta cento volte al giorno anche da persone che nel campo del pensiero occupavano i posti più alti. Faticai più io per non perdere l’equilibrio che i miei ammiratori a mantenersi sulle punte aguzze del fanatismo». E infine«Rarissime volte ho stimato le persone che ho conosciuto. Il genere umano è ancora troppo legato agli stimoli animali. L’egoismo è la legge sovrana! ».

Ecco, io credo che queste parole dovrebbero essere lette e rilette insieme al resto dell’intervista perché danno conto del come una larga fetta del popolo italiano (e non solo), di tanto in tanto, senta quasi la necessità di affidarsi a personaggi eccentrici, a improbabili capipopolo trasgressivi e violenti, ma in grado di far leva sugli istinti più bassi, quelli viscerali. Per affidarsi a cotali condottieri una buona fetta di nostri concittadini è tranquillamente disponibile a mandare il cervello all’ammasso, abdicando volontariamente alle facoltà raziocinanti.
E quando pensiamo a questi fanatici sappiamo che non si tratta solamente di individui stupidi o ignoranti. Anzi, troviamo spesso, mescolati in mezzo a rozzi e deboli intelletti, anche persone di talento, ma che ciò nonostante si lasciano trascinare dal fascino della delega, cioè dal senso di sicurezza che trasmette l’affidare le proprie sorti ad un tribuno destinato a pensare in nostra vece, perché il pensare ed il tradurre successivamente il pensiero in azione coerente e costruttiva può anche stancare.
Se questo è vero, se questo infantilismo intellettuale che ricorda il bisogno di protezione del fanciullo è reale, allora con la fine della Lega e forse della sua versione più patinata e mediatica, il berlusconismo, non finisce il bisogno di molti tra noi di lasciarsi condurre per mano da un uomo della Provvidenza.
Se questo è vero, soprattutto se la politica nel nostro Paese non sarà in grado di rialzarsi in tempi brevi dallo stato agonico in cui versa, sulle macerie della Lega e del PdL potrebbe nascere qualche formazione politica peggiore con leader orrendi, capaci di portarci in avventure rischiose, al cui confronto le carnevalate di Bossi e le mirabolanti imprese del Cavaliere sembreranno innocui trastulli.

[tratto dal blog di Appunti Alessandrini]
 
10/04/2012
Marco Ciani (Appunti Alessandrini) - redazione@alessandrianews.it


 
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