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Intervistando la storia

Il “carabiniere volante” – un tortonese asso dell’aviazione nella Prima Guerra Mondiale

A poco più di cent’anni dopo la realizzazione del Volo su Vienna da parte dei Gabriele d’Annunzio, grazie alle ricerche di Paolo Varriale, da lui pubblicate in “Gli assi italiani della Grande Guerra”, abbiamo il piacere di intervistare un nostro conterraneo asso dell’aviazione italiana di quegli anni: il tortonese Ernesto Cabruna
INTERVISTANDO LA STORIA - A poco più di cent’anni dopo la realizzazione del Volo su Vienna da parte dei Gabriele d’Annunzio, grazie alle ricerche di Paolo Varriale, da lui pubblicate in “Gli assi italiani della Grande Guerra”, abbiamo il piacere di intervistare un nostro conterraneo asso dell’aviazione italiana di quegli anni: il tortonese Ernesto Cabruna.

Come mai “carabiniere volante”?
Ho scelto l’Arma dopo subito dopo aver terminato le scuole tecniche: immediatamente, nel 1907, ebbi modo di aiutare a Messina le persone colpite dal terremoto e dal successivo maremoto. Nel 1911 partecipai alla Guerra di Libia, poi all’occupazione delle isole del Dodecaneso, nel mar Egeo. Allo scoppio della Grande Guerra mi offrii volontario, e ricevetti la prima medaglia al valor militare, di bronzo, per il soccorso dei nostri soldati feriti durante un cannoneggiamento nemico sul fronte di Asiago. Lì maturai la decisione di entrare in aviazione.

In Aeronautica Militare...
No. All’epoca non c’era l’Aeronautica come forza armata autonoma: gli ufficiali e i sottufficiali (come me) diventavano piloti dopo un corso di addestramento e poi raggiungievano la squadriglia di appartenenza, rimanendo formalmente inquadrati nei corpi di provenienza. Carabiniere ero, e tale rimasi, anche quando divenni “volante”.

La prima “vittoria” in azione?
Il 26 ottobre 1917, nel pieno del marasma che voi oggi chiamate “la Caporetto”, con il mio aereo Nieuport riuscii ad abbattere. Quella che mi diede la notorietà fu la quarta vittoria: il 29 maggio 1918 mi fu attribuito l’abbattimento, tra Ponte di Piave e Grisolera, di un capo-squadriglia nemico. Questa azione divenne celebre grazia ad una delle celebri copertine di Achille Beltrame sulla “Domenica del Corriere”, cosa che, all’epoca, valeva quasi quanto un’altra medaglia.

Medaglia che tardò ad arrivare.
E’ vero: arrivarono le promozioni, fino al grado di tenente, ma non la medaglia: credo abbia pesato la mia partecipazione all’Impresa di Fiume, con Gabriele d’Annunzio. Solo nel 1924, quando entrai nella Regia Aeronautica appena creata come forza armata autonoma, il mio fascicolo venne ripreso in mano da chi di dovere, e arrivò un’altra medaglia al valor militare, questa volta d’oro.

E durante la Seconda Guerra Mondiale?
Non partecipai, perché venni congedato nel 1932, dissero per “motivi di salute”, penso invece per non aver aderito al fascismo. Dopo l’8 settembre 1943, aderii al movimento “Italia Libera” messo in piedi dai servizi segreti angloamericani: ero l’agente “X – 19”.

Di tutto questo, neppure un cimelio?
Uno sì. A tutti gli assi dell’aviazione che ottennero la medagli d’oro l’Italia regalò un aereo: il mio SPAD è tuttora conservato, con la “livrea” (così chiamavamo colore e decorazioni di ali e carlinga) di guerra, nel Museo dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle presso Bracciano (Roma).
15/09/2018

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