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Intervistando la storia

Novi come Wall Street, ma nel Seicento

Dal 1622 al 1692 Novi Ligure, dominio della Repubblica di Genova, era diventata la piazza finanziaria più importante del mondo, a livello dell’attuale Wall Street a New York: per questo, qui da noi, il Seicento è un’epoca storica di prosperità, che ora ben conosciamo grazie al prof Claudio Marsilio
INTERVISTANDO LA STORIA - Dal 1622 al 1692 Novi Ligure, dominio della Repubblica di Genova, era diventata la piazza finanziaria più importante del mondo, a livello dell’attuale Wall Street a New York: per questo, qui da noi, il Seicento è un’epoca storica di prosperità, che ora ben conosciamo grazie al prof. Claudio Marsilio e al suo libro “Dove il denaro fa denaro” (un titolo che è tutto un programma). Scopriamo come funzionavano i meccanismi di speculazione finanziaria dell’epoca intervistando Giovanni Antonio Sauli, nobile genovese, finanziere di successo.

Quali erano le merci comprate e vendute nelle Fiere di Cambio?
Una sola: il denaro. Nell’impero spagnolo, su cui non tramontava mai il sole, i soldi finivano sempre: vuoi per una rivolta, vuoi per una guerra, i soldati mercenari andavano pagati, in contanti, e presso i propri accampamenti. Far viaggiare per terra e per mare i soldi delle paghe era rischioso, e così noi Genovesi, con le nostre banche d’affari, avendo filiali dappertutto, potevamo anticipare i soldi. La Spagna, poi, provvedeva a rimborsarci come si deve.

Un prestito ad interesse, immagino: ma non era proibito dalla Chiesa?
Ma quale interesse! Semplicemente, una piccola commissione per aver tenuto le contrattazioni fuori Genova: il viaggio fino a Novi non è così agevole, e siamo quindi costretti a costruire palazzi degni degli affari che vi si concludono...

Diciamo di volerci credere: quanto costa questa “commissione”?

Uno, due, massimo tre per cento sul capitale...

Onesto, tutto sommato.
...ogni tre mesi! Le Fiere di Cambio, a Novi, erano dette di Apparizione (1 febbraio), di Pasqua (2 maggio), d’Agosto (1 agosto) e dei Santi (2 novembre): e le commissioni si moltiplicavano di volta in volta.

Però! L’oro e l’argento delle colonie americane finiva dritto dritto nei vostri forzieri.
E’ vero: tanto che, in Spagna, la cambiale era soprannominata “lettera dei genovesi”. Anche un poeta del tempo, Francisco de Quevedo, scrisse che “don Dinero, poderoso caballero”, nasce nelle Indie (le colonie americane) con tutti gli onori, poi va in Spagna ma subito viene sepolto a Genova.

Ecco dove avete trovato i soldi per fare belle Genova e Novi.
Giusto: la fioritura architettonica e artistica che abbiamo avuto è tuttora testimoniata da splendidi palazzi e chiese, e opere d’arte conservate in essi e nei musei, come gli splendidi quadri della Pinacoteca di Voltaggio. Novi, sede delle Fiere di Cambio, da terra fortificata medievale, divenne una piccola Genova: oltre ai palazzi delle contrade Girardenga e di San Pietro, tutte le chiese principali dell’abitato vennero rifatte in stile barocco, come le possiamo in buona parte vedere tuttora.

Ma tutto questo filò sempre liscio?
Ogni tanto la Spagna ritardava a pagare i debiti, ma per i più ricchi di noi non era un problema. Il vero pericolo era il Regno di Francia, acerrimo nemico della Spagna e del Sacro Romano Impero, entrambi governati dagli Asburgo: proprio dai Francesi noi Genovesi dovemmo, più volte, guardarci le spalle.
10/02/2017

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