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Opinioni

Cinture di castità e pubblicità

Sabato 9 luglio, Massimo Polidoro, segretario del Cicap, sarà a Novi Ligure per presentare il suo ultimo libro, "Non guardare nell'abisso". Ecco un estratto di suo articolo sulle cinture di castità pubblicato sul Query, la rivista del Cicap
OPINIONI - Sabato 9 luglio, alle 18, Massimo Polidoro, segretario del Cicap, sarà a Novi Ligure per presentare il suo ultimo libro, ‘Non guardare nell’abisso’, la seconda indagine thriller di Bruno Jordan.
Massimo, oltre ad essere un amico ed aver scritto la prefazione del mio libro, ‘Le piramidi le ha costruite BigFoot!’, e che, casualmente, viene presentato sempre sabato 9, alle 11, è uno dei massimi esperti di psicologia dell’insolito, ed autore di innumerevoli testi, che spaziano dello storio allo scientifico al thriller, senza dimenticare la letteratura per ragazzi.

Per presentarvi l’autore che avrete l’occasione di conoscere di persona, pubblico una ampia parte di un suo articolo sulle cinture di castità pubblicato sul Query, la rivista del Cicap, alla cui pagina web vi rimando per il testo completo

Per quanto riguarda il mio libro, fresco di stampa (le prime copie sono arrivate questa settimana), nasce dai quasi 9 anni di rubrica su Il Novese e su Alessandrianews, e spero di essere riuscito a fare una specie di manuale, di facile lettura, per distinguere i miti dalla realtà ed aiutare i lettori a difendersi dagli spacciatori di bufale.

Alla prossima!

Un cavaliere medievale, dovendo andare in battaglia, mise la cintura di castità alla moglie. Ma siccome aveva paura di morire in guerra e non tornare, decise di affidarne la chiave al suo migliore amico, di cui si fidava ciecamente. Quindi partì, ma dopo solo un'ora di viaggio sentì un veloce galoppo alle sue spalle. Si fermò ed era il suo amico: «Fermati, fermati: mi hai dato la chiave sbagliata!»
Questa barzelletta, che ho sentito raccontare dallo storico Alessandro Barbero a proposito delle cinture di castità, oltre a far sorridere mette bene in evidenza l’incongruenza di uno strumento simile.
Secondo la tradizione l’uso delle cinture di castità, fasce metalliche flessibili in grado di coprire i genitali e poi chiuse con lucchetti, risalirebbe ai tempi delle Crociate, quando i cavalieri in partenza per il Santo Sepolcro volevano assicurarsi la fedeltà delle proprie mogli durante la loro assenza. Studi recenti, però, sembrano escludere che tali strumenti siano stati realmente utilizzati nel medioevo.
Innanzitutto, c’è un problema di igiene: anche se la classica cintura prevede piccole aperture per l’espletazione dei bisogni fisiologici, ferite, infezioni e di conseguenza morte sarebbero sopraggiunte in tempi molto rapidi. Inoltre, è plausibile che prima di partire i cavalieri si accoppiassero con le proprie mogli, magari con la speranza di trovare un bambino al loro ritorno. è evidente che la presenza di una cintura di ferro avrebbe impedito il parto. Senza contare l’obiezione più semplice: qualunque serratura medievale poteva essere aperta da un fabbro in pochi secondi.
Al di là di queste incongruenze logiche, però, a suggerire che quella delle cinture di castità medievali sia in realtà una leggenda c’è il fatto che non esistono autentiche cinture databili al medioevo.
(…)
Per trovare la prima citazione visuale di un oggetto che ricordi vagamente una cintura di castità dobbiamo aspettare il 1405 e un manoscritto, il Bellifortis di Konrad Kyeser, dedicato alla tecnologia militare dell’epoca. Il congegno qui disegnato, quasi un’armatura, è presentato come uno strumento imposto alle donne fiorentine dai mariti gelosi, ma i commenti di Kyeser sono ironici e probabilmente il disegno è stato realizzato sulla base di sentito dire e non copiando un oggetto autentico. Di certo non risulta nulla del genere nella Firenze del tempo.
Alcune incisioni del XVI secolo, tra cui una attribuita a Sebald Beham, raffigurano una donna che indossa una “cintura di castità”, chiusa da un lucchetto, in piedi tra due uomini mentre riceve e consegna denaro: l’interpretazione che ne è stata data è che si tratti di una prostituta in mezzo al cliente e al protettore, quest’ultimo disposto ad aprire il lucchetto solo al pagamento della prestazione. Anche se vera e non solo simbolica, dunque, la cintura rappresentava qui solo uno strumento professionale.
Falsi. Le prime cinture di castità a fare la loro comparsa sono quelle che finiscono nei musei intorno al 1840. Al Museo d’arte medievale di Cluny a Parigi, per esempio, fino a poco tempo fa si poteva ammirare una cintura che si diceva fosse appartenuta a Caterina de' Medici. Fu solo nel 1990 che i responsabili del Museo si accorsero che si trattava di un falso del XIX secolo. Anche un altro esemplare simile, esposto al British Museum di Londra e a lungo indicato come risalente al XVI secolo, è stato di recente datato alla metà dell’800 e tolto dalle esposizioni. Quasi tutti i musei che le conservavano e le attribuivano a epoca medievale, hanno oggi corretto i loro cataloghi per indicarne la fattura recente o l’origine fraudolenta.
(…) 
8/07/2016
Claudio Casonato - redazione@ilnovese.info

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