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L'analisi

Che fine ha fatto la par condicio?

Secondo i dati del Corecom regionale le tv piemontesi hanno globalmente “snobbato” la campagna elettorale: ma ad Alessandria su Telecity più spazio al centro destra. Pressoché ignorate le liste civiche. Intanto Rossa e Fabbio “stracciano” gli altri candidati sul fronte degli investimenti pubblicitari. Basterà?
La par condicio è sempre stata una normativa più evocata (e contestata) che applicata, e sotto sotto non sono in pochi a pensare che, da quando in Cavaliere ha fatto un passo indietro in politica, in fondo non è neppure più così necessaria. Ma come è stata applicata, in Piemonte e in provincia di Alessandria, durante la campagna elettorale per le amministrative di domenica prossima?
Secondo i dati pubblicati sul sito del Consiglio regionale - nella sezione Corecom e rilevati dall’Istituto Media Research di Pavia, almeno fino al 19 aprile (seguiranno in questi giorni dati più aggiornati) le tv locali di spazio ai candidati sindaco dei capoluoghi di provincia in cui si vota (Alessandria, Asti e Cuneo) ne hanno dato pochino, e comunque in maniera difforme. Mentre ancora peggio stanno messi i centri più piccoli, come Acqui Terme e Serravalle, pressoché ignorati.
Qualcuno poi (Telecity) dalle nostre parti si sarebbe parecchio sbilanciato, almeno sul fronte del minutaggio concesso, sul fronte del centro destra: con un dilagante Pdl, seguito a distanza dalla Lega Nord.

Naturalmente sono diverse le considerazioni che si possono fare al riguardo. Cominciamo col dire che, chi ricopre durante la campagna elettorale un ruolo istituzionale (è il caso del sindaco uscente di Alessandria Piercarlo Fabbio, ma anche della candidata del centro sinistra, Rita Rossa, vicepresidente e assessore in Provincia) ha un vantaggio competitivo inevitabile, poiché beneficia di un’esposizione mediatica non solo in quanto candidato, ma in quanto amministratore in carica. E aggiungiamo pure che, con una frammentazione di candidati (e di liste) come quella che si è verificata in questa tornata elettorale (con Alessandria punta di diamante del fenomeno) è oggettivamente sempre più difficile dare spazio a tutti “col bilancino”. E, analizzando la questione anche sul fronte dei contenuti, c’è anche francamente qualche candidato che, da una sovraesposizione televisiva, avrebbe più da perdere che da guadagnare.

Il che, tra l’altro, apre la vera questione: le tv, soprattutto quelle locali, in una competizione amministrativa, sono così decisive? Io non credo: si tratta ormai di uno dei canali con cui arrivare all’elettorato, ma non certo l’unico, e probabilmente neppure il primo. E i nostri politici sembrano averlo compreso in anticipo rispetto alle varie Authority e organismi di controllo (che naturalmente fanno il loro mestiere, ci mancherebbe), a giudicare da quanto ha pesato in questa campagna elettorale l’utilizzo del web, ad esempio: dai giornali on line ai blog, per non dire della rapidità e dell’efficacia di social network come facebook. E’ stata questa, in fondo, la vera novità rispetto alla campagna elettorale di cinque anni fa per Palazzo Rosso, ad esempio.


E, per restare su Alessandria, in questi giorni sul sito del Comune sono stati pubblicati i bilanci (preventivi) dei costi delle campagne elettorali dei 16 candidati sindaco.

Da cui emerge il forte investimento della coalizione di centro sinistra che sostiene Rita Rossa, mentre francamente sorprende il dato (52.000 euro complessivi) del costo della campagna a sostegno del sindaco Fabbio. Eppure siamo stati subissati da comunicazioni di ogni tipo: la campagna Piercarlo Fa in primis, ma anche eventi e iniziative di vario genere. Prezzi “stracciati”, oculatezza nella trattativa o, semplicemente, i preventivi ufficiali sono stati un po’ “sforati”? Al confronto comunque gli altri 14 competitor hanno investito “briciole”, sia pur spesso ricorrendo a formule di grande ingegno e impatto mediatico. Basterà?
Non è sempre detto che a maggior investimento corrisponda miglior risultato, ma è evidente che la politica si fa anche con i “danè”, che assicurano visibilità e forza d’urto. Specie se accompagnati da strutture organizzative di prim’ordine. All’altra politica (molto meglio del denigratorio “antipolitica”) il merito di averci provato comunque, naturalmente. E ora, la parola agli elettori.

3/05/2012

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