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Opinioni

Carte d’inciampo

L’incredibile vicenda del “Fondo Ferrero”
A partire dalla fine di marzo le cronache cittadine hanno portato in luce, e polemicamente sviluppato, un modesto ma significativo episodio legato all’annosa questione del teatro comunale, contaminato dall’accidentale dispersione di polveri d’amianto e soggetto, di conseguenza, ad una complessa e costosa operazione di bonifica degli ambienti, finalizzata al rientro nella piena fungibilità del teatro stesso.

Nel corso recente dei suddetti lavori, una parte della biblioteca-archivio contenente una parte del “Fondo Ferrero” – costituito dalla donazione della famiglia del personaggio immaturamente scomparso – è stata sbrigativamente avviata a discarica controllata in quanto di scarso valore (“erano vecchi libri in un armadio” di improbabile valore storico – secondo la presidente del teatro – e di non meno improbabile consultazione) e di difficile quanto oneroso recupero.

Il fatto, non appena risaputo, ha destato vivaci polemiche in punto di forma e di sostanza, sia da parte dei vivaci dissenzienti che, in risposta, da parte di chi, amministratori e tecnici, aveva assunto la decisione di “sbaracco” del materiale in questione per presunto ostacolo al completamento dei lavori complessivi.

La questione resta aperta ed anzi sembra allargarsi a cerchi concentrici, dato anche il vigente clima elettorale, ad aspetti giuridici di conservazione dei beni culturali pubblici da parte dei relativi custodi. Tra l’altro non è ancora ben chiaro il riscontro quali-quantitativo delle carte in discorso, ciò che agevola lo scontro delle tesi opposte. Così come desta perdurante interesse l’eventuale limite del ricorso alle canoniche ragioni “di necessità ed urgenza” quale esimente per il decisionismo degli amministratori.

Quali che siano gli sviluppi – a crescere o a svanire – della vicenda, una piccola osservazione penso possa essere lasciata a presente congedo. Qualunque frequentatore della Settimana Enigmistica – luogo deputato dei mille saperi in pillole – si sarebbe probabilmente ben guardato dall’associare nuovamente, e senza adeguate cautele, il nome “Alessandria” con la distruzione (parziale quanto si vuole) di una biblioteca (secondaria quanto si vuole), per lo stridore proveniente dalla memoria storica. Era infatti già successo in grande stile, una volta per tutte, sia pure in altro continente e in altro millennio, con imperitura quanto dubbia fama.


[Dal blog appuntialessandrini.wordpress.com]
16/04/2012

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