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Opinioni

Bufale e mozzarelle blu per tutti

Siamo veramente vittime di una sopraffazione? O si è vittime della nostra incapacità di autocontrollo, o di uso ragionato di ciò che troviamo in rete?
OPINIONI - Post verità (termine dotto), fake news (anglicismo che in italiano corrente si traduce balle) sono di gran moda e sulla bocca di tutti in queste settimane. Ancora di più da quando la presidente della Camera Boldrini ha raccontato delle storiacce apparse sulla rete a proposito della sua povera sorella, che in realtà è morta da anni. Che il problema esista non c’è dubbio, che la soluzione sia quella richiesta dalla Boldrini, di un sistema di controllo preventivo che censuri o ammetta in rete le notizie, non depone a favore del senso pratico della nostra onorevole.
Quand’ero bambino i pettegolezzi si diffondevano a livello di palazzo, o per qualche centinaio di metri a destra e sinistra sulla strada o nei piccoli gruppi familiari, al massimo nel paese. Le notizie pilotate dall’alto, invece, si controllavano con le famose veline passate ai giornalisti dell’Eiar (e poi della Rai) e alle redazioni dei giornali; l’unico audiovisivo disponibile era la Settimana Incom. Agli oppositori restavano solo i ciclostili clandestini e alcune radio straniere.

Le informazioni erano sostanzialmente poche e il tempo disponibile ai cittadini per elaborarle era parecchio.
Oggi è esattamente l’opposto. Siamo sopraffatti da notizie di ogni genere e non abbiamo il tempo non solo di elaborarle, ma, a volte, nemmeno di capirle. Per non parlare dei giornalisti che spesso si trovano schiacciati tra la necessità di valutare le notizie e la pressione di darle per primi.
Ma siamo veramente vittime di una sopraffazione? O si è vittime della nostra incapacità di autocontrollo, o di uso ragionato di ciò che troviamo in rete?  Certo se si pensa che tutto ciò che viene messo sul web sia vero siamo lontani semplicemente dal buon senso.

Nella storia recente (la mia) siamo già passati altre volte attraverso processi di valutazione critica delle fonti di informazione. Quando ero ragazzo nel mondo operaio di Torino il quotidiano La Stampa veniva chiamato “La Büsiarda” e a scuola ci dicevano che per farci un’idea autonoma di ciò che succedeva in Italia era bene leggere più di un giornale, perché tutti hanno una linea e non sempre riescono, o vogliono, o possono essere obbiettivi. Oggi se qualcuno ci dice che qualcosa è vero “perché l’ha detto la televisione” ci fa solo sorridere di compassione, quindi abbiamo già superato anche il problema del potere della televisione (ricordate le battaglie ideologiche quando Berlusconi scese in campo con le sue armate televisive?). Eppure qualche ritorno di fiamma, cambiando le generazioni e perdendo la memoria storica, può anche succedere. Il giornale ufficiale del Comitato Centrale del partito comunista sovietico si chiamava Pravda, Verità ed era stato fondato nel 1903, quando le ideologie dominavano il pensiero collettivo e gli uomini credevano di possedere un’interpretazione “vera” della società umana e dei processi che la regolano (la lotta tra le classi sociali dell’analisi marxiana). Sono già passati circa 20 anni dalla caduta del regime sovietico e si è capito quale verità proponesse il PCUS, perciò, onestamente, mi sorprende un po’ che Maurizio Belpietro abbia avuto la temerarietà di intitolare “La Verità” il suo nuovo giornale. Oltre a se stesso chi potrà illudere?

L’altro aspetto che complica i problemi di oggi rispetto a quelli del passato, oltre alla quantità ingestibile delle informazioni sparate in rete, è la quantità inverosimile e incontrollabile delle fonti originali e di quelle che riciclano notizie, vere e fasulle, vecchie di anni. È possibile che ogni navigatore della rete si debba attrezzare con conoscenze informatiche, scientifiche, mediche, storiche ecc. ecc. per riuscire a valutare la veridicità di ciò che gli viene propinato in rete? Quasi certamente no.
Che fare, allora? Per gli adulti, che hanno una formazione che ha preceduto l’invasione dei mass media, secondo me si tratta di continuare ad usare il vecchio “buon senso” nel valutare la ragionevolezza di quel che si legge e nel limitarne la quantità, selezionando la qualità delle fonti a cui accedere. Con un piccolo sforzo si può resistere alla tentazione di cliccare su tutte le notizie strane messe in rete solo per attirare visualizzazioni e rendite pubblicitarie. E la santa regola del chiedersi sempre “perché, a pro di che o di chi” si scrivono certe cose, spesso funziona ancora.

Ma è anche vero che tante notizie contrastanti significano alla fine nessuna notizia vera e nessuna informazione concreta: verità e post verità finiscono per trovarsi tutte sullo stesso piano, si ha il diritto di credere quel che più piace, tutto diventa questione di “fede”, di fiducia o sfiducia nella fonte, di accettazione delle notizie date dai media più autorevoli o di sospetto che tutto sia controllato dai complotti di Big Pharma, piuttosto che della Bilderberg, della Finanza internazionale, della Massoneria, della Cia o delle plutocrazie ebraiche… e propalato da giornalisti corrotti controllati dagli industriali proprietari dei giornali.  Insomma alla fine una bufala vale l’altra e tutte le mozzarelle che possiamo mangiare sono sempre solo blu.

Di questi tempi il materiale su questo argomento proprio non manca. Qualche settimana fa La Stampa scriveva che tra le preoccupazioni dei torinesi il secondo posto è occupato dalle scie chimiche... Evidentemente i torinesi sanno che gli altri problemi del paese e della città (crisi economica, disoccupazione, corruzione, evasione fiscale, ecc.) sono in buone mani e in via di risoluzione!

Un altro tema molto gettonato è quello dei vaccini. Un po’ più importante e un po’ più scientifico delle scie, eppure anche qui il dibattito si gioca su pochi dati statisticamente insufficienti a provare alcunché. Ma la “sensazione” di alcuni medici “indipendenti”, le paure dei genitori, alcuni casi particolari in cui l’evento vaccino e i sintomi dell’autismo sono stati temporalmente contigui sono sufficienti a far sorgere movimenti di contestazione, di sospetto di complotti di Big Pharma, di rivendicazione del diritto di non vaccinare.

Ma il caso che mi sembra più interessante perché complesso, in cui i manipolatori si possono anche trasformare in manipolati è il caso della Siria. All’inizio di aprile Trump, confermando la linea indicata in campagna elettorale, dichiara che l’allontanamento di Assad dalla Siria non è più un obbiettivo prioritario degli Stati Uniti (lo era stato, teoricamente, per l’amministrazione Obama). Gli Usa concentreranno, invece, i loro sforzi nella guerra all’Isis possibilmente anche collaborando con la Russia.
Passa un giorno e, la mattina del 4 aprile, a Idlib succede il finimondo: un bombardamento su territori dei ribelli al regime provoca almeno 58 vittime con effetti simili a quelli di gas nervino. Tutta la comunità internazionale (in realtà solo quella occidentale), concorde, ha una immediata reazione di condanna di Assad ritenuto colpevole dell’ennesimo crimine di guerra “che non può restare impunito”.

Da vecchietto, come dicevo sopra, provo ad usare il “buon senso”: Assad ha saputo che gli Usa non vogliono più detronizzarlo, il suo amico Putin ha come credito internazionale il fatto di avere rastrellato le armi chimiche in Siria e di averle consegnate agli americani per la loro distruzione (effettuata su una nave nel Mediterraneo, che tanta preoccupazione aveva suscitato nei pusillanimi italiani sul golfo di Napoli dove si era provvisoriamente ancorata). Per quale ragione avrebbero avuto interesse a buttare tutto alle ortiche con un crimine così platealmente stupido?

Assad nega naturalmente di aver condotto attacchi con gas e, assieme a Putin ha chiesto l’invio di una commissione Onu per accertare i fatti. Ma, stranamente, Usa e Gran Bretagna hanno votato contro... Il corrispondente da New York de La Stampa il 5 aprile, giorno in cui la notizia è stata data sui giornali, scriveva: “Un impatto potenzialmente così pesante da alimentare anche i sospetti che l’attacco sia stato lanciato o voluto dai nemici di Assad, proprio per fermare il processo di sdoganamento che sembrava avviato.” E concludeva “Washington continua a considerare Assad un criminale di guerra, e non crede che possa presentarsi alle prossime elezioni ma non insiste sul cambio di regime perché non aiuterebbe la soluzione del conflitto. L’attacco di Khan Sheikhoun però ha dimostrato che qualcuno questa soluzione politica non la vuole, ed è in grado di farla saltare".

Chi può essere questo qualcuno? Non si è sentita nemmeno una ipotesi. Curiosamente, però, alla Casa Bianca c’è chi attribuisce all’amministrazione Obama la colpa di questa situazione, perché non era intervenuto nel 2013 per far cadere Assad. Non è che c’è qualcuno in zona che vuole farlo cadere egualmente adesso, anche se Trump è contrario?
Vi ricordate quando Colin Powell presentò all’Onu le foto satellitari delle fabbriche di armi di distruzione di massa di Saddam Hussein in Iraq? Con quelle invenzioni si giustificò la guerra.

A Trump, invece, hanno fatto vedere le foto dei bambini uccisi dal gas e lui, commosso, ha detto”... Quell’attacco contro i bambini, ieri, mi ha fatto un grosso effetto... Il mio atteggiamento verso la Siria e verso Assad è cambiato molto” (riportato da Noah Rothman su National Review del 6 aprile). Ma su La Stampa dello stesso 6 Aprile appare la notizia che il giorno prima Trump ha rimosso dal Consiglio di Sicurezza Nazionale Steve Bannon, il suo principale consigliere strategico, inviso ai militari del Consiglio e noto per le sue posizioni estremiste. Bannon crede nelle teorie di Strauss e Howe sui cicli centennali della storia americana: “Abbiamo avuto la Rivoluzione, la guerra Civile, la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale. Questa è la quarta grande svolta della storia americana.” “L’Occidente giudaico-cristiano è al collasso. Sta implodendo sotto i nostri occhi, e il contraccolpo sarà terribile” “La guerra è vicina, anzi è già qui” (da Huffpost).

Fortunatamente il moderato generale Mc Master, capo del Consiglio per la Sicurezza, è riuscito a liberarsene, anche se Bannon resta consigliere principale di Trump. Potrebbe essere Bannon l’uomo che ha cercato di bloccare la ricerca di una soluzione politica in Siria favorendo il macello di Idlib? Chissà, forse sì. Intanto per salvare la faccia di Bannon, quella dell’America e la propria, dopo le dichiarazioni bellicose apparse sui giornali il 7 Aprile, e per confermare l’impressione che l’occidente è veramente convinto che i morti di Khan Sheikhoun sono vittime di Assad, definito “un animale”, in quattro e quattr’otto, nella notte dello stesso 7 Aprile, Trump fa partire un attacco militare “punitivo” contro la base libica di Al Shayrat da cui sarebbe partito l’attacco crudele.

Il mondo resta col fiato sospeso: che abbia ragione Bannon quando dice che la guerra è già qui? Inglesi e francesi si affrettano a plaudire alla giusta punizione del dittatore sanguinario, al seguito arrivano tutti gli altri europei, con Israele, l’Arabia Saudita e il Giappone; sul fronte opposto alte si fanno le grida allo scandalo, alla prevaricazione dei diritti degli stati sovrani, alla stupidità dell’attacco e al rischio di guerra allargata, ecc. ecc.

Col passar delle ore la cortina di fumo sollevata da ambo le parti si deposita lentamente lasciando apparire uno scenario a dir poco sorprendente: dei 59 missili dichiarati lanciati ne sono arrivati sulla base solo una quindicina, e gli altri? Nei tre villaggi attorno alla base ci sono state 9 vittime civili di cui 4 bambini, ma questi si chiamano danni collaterali. I Russi presenti nella base erano stati avvertiti in anticipo e se n’erano andati portando via anche gli aerei buoni. Di militari siriani ne sono morti 7 forse per sbaglio visto che la base ospitava un intero battaglione della difesa aerea, con abitazioni di ufficiali e un deposito di carburante. Dalle riprese aeree e satellitari, nonostante le dichiarazioni ufficiali, la pista appare intatta, ci sono le carcasse di un paio di vecchissimi MIG 17 e un hangar semicoperto con l’ingresso distrutto.

E’ questa la punizione “proporzionata” di chi si è macchiato di un così grave delitto contro i bambini del suo popolo che ha persino “commosso” il presidente Trump? Dobbiamo probabilmente al gen. Mc Master il merito di aver ridotto l’intervento USA a puro cinematografo, alla soglia del ridicolo per lo strapotere americano, ma evitando il rischio di innescare la guerra sognata dal consigliere Bannon.

Quindi ci han fatto passare da una bufala all’altra e abbiamo in coro fatto finta di gradire le mozzarelle blu che comunque sarebbero state il nostro pasto.
Buon appetito!
1/05/2017
Marcello Favareto - redazione@alessandrianews.it

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