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Opinioni

Berlusconi - Fabbio: un comune declino?

La Giunta del Comune di Alessandria assomiglia sempre di più all’ultima fase del governo Berlusconi. Condanne, arresti, abbandoni nelle file della maggioranza e una situazione finanziaria che sta portando al blocco delle attività nei Consorzi e, addirittura, alla difficoltà nel pagare gli stipendi ai dipendenti delle partecipate
La Giunta del Comune di Alessandria assomiglia sempre di più all’ultima fase del governo Berlusconi. Condanne, arresti, abbandoni nelle file della maggioranza e una situazione finanziaria - messa definitivamente in luce dall’inchiesta di Corte dei Conti e Procura della Repubblica - che sta portando al blocco delle attività nei Consorzi dove il capoluogo ha compiti e responsabilità prevalenti e, addirittura, alla difficoltà nel pagare gli stipendi ai dipendenti delle società partecipate. Come il governo nazionale la giunta Fabbio ha iniziato il mandato potendo contare su uno straordinario, per dimensione, consenso elettorale e nei suoi primi passi ha visto il sindaco e l’assessore alle finanze maramaldeggiare nei confronti della precedente amministrazione di centro sinistra, accusata di aver lasciato un “buco” nei bilanci ed essere stata inadeguata e poco “modernizzatrice” nella gestione delle ex municipalizzate.
Nelle attuali condizioni, per l’ammaccata maggioranza di “Palazzo Rosso”, la scadenza naturale delle elezioni, prevista nella prossima primavera, appare sempre più come un miraggio difficile da raggiungere e sono in molti ormai ad invocare l’arrivo risolutore di un Commissario: una sorta di “Monti” in versione locale.
Devo dire che, non solo sui temi dei “conti” e delle “mancate privatizzazioni”, ma anche in campo ecologico ed ambientale gli esordi del sindaco avevano voluto marcare una forte discontinuità con il passato, non priva, all’apparenza, di qualche elemento di innovazione. “Passare, in campo energetico, dalla società dei combustibili fossili a quella delle fonti rinnovabili…” era stata una calcolata espressione che in più occasioni mi era capitato di ascoltare dal primo cittadino.
A pochi anni di distanza il bilancio, nei diversi e principali ambiti che compongono la tutela e la valorizzazione dell’ambiente di cui l’amministrazione è competente, risulta, a mio parere, però del tutto deludente, con apprezzabili e vistosi arretramenti qualitativi.

Inquinamento e qualità dell’aria
Alessandria è - dopo Torino e Milano e alla pari di Verona, Monza e Brescia - tra le città della Pianura Padana ad avere un forte inquinamento e una cattiva qualità dell’aria: in estate a causa dell’Ozono e in inverno per la presenza delle polveri sottili Pm10 e Pm2,5. La responsabilità dovuta, in generale, all’impiego dei combustibili fossili e, nei centri urbani, al traffico veicolare, è da tutte le autorità scientifiche universalmente ritenuta quella nettamente prevalente. Causa, come è noto, di serie conseguenze per la salute delle persone. Ma non dall’Amministrazione di Alessandria che, in una città con gli impianti di riscaldamento tra l’80 e il 90% a metano, ha assolto completamente l’auto, messo una quota a bilancio per “spazzare i camini” e realizzato una zona a traffico limitato (ztl) in periferia del tutto surreale, impedente qualsiasi controllo nei confronti dei mezzi più inquinanti e contraria allo spirito della legge regionale. Risultato: un traffico caotico, con il centro attraversato, invaso e occupato dalle auto, la crescente difficoltà a trovare un parcheggio e rischi crescenti per i pedoni e chi, nonostante tutto, usa la bicicletta. Una posizione che ha isolato il capoluogo nel contesto provinciale, vanificato le iniziative del tavolo tecnico della Provincia, volte a ridurre l’inquinamento e tutelare la salute, e non è stata neppure di alcun aiuto al commercio. Un settore che ha registrato la chiusura di numerosi piccoli negozi i quali hanno nella grande distribuzione e nella ridotta capacità d’acquisto delle persone le vere cause della loro crisi. In ogni caso la mancata realizzazione di interventi strutturali per il parcheggio delle auto (che fine ha fatto quello di Piazza Garibaldi e quello, per fortuna solo annunciato, di Piazza della Libertà?) rappresentano un’altra delle gravi carenze di questa giunta che si è recentemente acuita per il venir meno dell’area a ridosso della stazione ferroviaria utilizzata, in prevalenza, dai pendolari.

Gestione dei rifiuti e raccolta differenziata
Ma è nella raccolta e gestione dei rifiuti urbani che sindaco e giunta, trovatisi con una pratica di raccolta domiciliare già realizzata dalla precedente amministrazione per il 90% del territorio comunale e che, oltretutto, stava dando ottimi risultati, invece di goderne dei benefici e dei facili futuri progressi, hanno manifestato nei confronti del sistema porta-a-porta una contrarietà tutta ideologica che ne ha reso palese il ritardo culturale e i profondi limiti in campo ambientale.
E questo nonostante che ben due indagini di “Customer Satisfaction” avessero certificato l’ampio e maggioritario consenso dei cittadini nei confronti delle nuove modalità di raccolta, commercianti compresi. Così è iniziata una defaticante campagna di denigrazione nei confronti del porta-a- porta che, con la scusa dei costi e la reiterata promessa del ritorno dei cassonetti sulle strade, ha visto il succedersi di ben tre direttori a capo dell’azienda di raccolta, mentre la percentuale della differenziata è costantemente declinata e, soprattutto, di molto peggiorata la qualità dei materiali da inviare a riciclo. Alessandria, che nel 2007 figurava tra i primi capoluoghi di provincia italiani ad aver superato la soglia del 50% nella raccolta differenziata e costituiva, con il suo esempio, un importante riferimento per l’insieme del territorio provinciale, oggi presenta negli indirizzi della gestione dei rifiuti una situazione confusa che, non avendo saputo valorizzare la dimostrata disponibilità civica dei cittadini, è solo destinata a peggiorare.
Dopo aver, infatti, demonizzato il porta-aporta questa stessa modalità viene riconfermata nel centro urbano - dove in genere si considera più problematica - e al quartiere Cristo, attorno a Corso Acqui, nell’area interessata dalla “Zona Km30”, mentre tutta la restante parte di città, negli ultimi mesi del mandato amministrativo, è stata invasa da presunte “isole ecologiche”. Nella sostanza enormi contenitori da 2400 litri che, allineati, occupano spazio pubblico e riducono di alcune centinaia i già ricercati e contesi parcheggi. In questo quadro di incertezza e di fine mandato appare poi almeno azzardata la scelta del Comune di mettere a gara la concessione del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti, che pone a serio rischio le prospettive della società Amiu e, soprattutto, il futuro dei 213 attuali dipendenti, con i 50 delle cooperative.

Sicurezza idraulica e ponte Meier
Le recenti intense precipitazioni di novembre, se hanno visto, da un lato, la Bormida riappropriarsi di aree di sua pertinenza sulle quali, in maniera improvvida e per una discutibile “minimizzazione del rischio” è stato possibile costruire l’ultimo dei supermercati, dall’altro, il Tanaro esondare nelle zone di Astuti, San Michele, Osterietta e tenere in apprensione gli abitanti degli Orti. Dimostrando che l’abbattimento affrettato del ponte Cittadella deciso dal Comune nei primi di agosto 2007 - senza attendere le prove del modello fisico a fondo mobile predisposto dall’Aipo e richiesto dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici - non ha risolto il problema della sicurezza del nodo idraulico di Alessandria e dei territori a valle. Non aver con forza preteso che Aipo e Regione si impegnassero nella riduzione delle portate del Tanaro a monte della città tramite l’individuazione di aree dove, in occasione delle piene, sia possibile trattenere una parte delle acque, rappresenta una pesante responsabilità che sarà consegnata ai futuri amministratori. E’ del tutto evidente che in presenza di ridotte risorse pubbliche sarebbe adesso prioritario, per la sicurezza, investire le medesime nella manutenzione del territorio, delle golene, delle arginature, nella cura dei corsi d’acqua minori e la realizzazione di aree predisposte per la laminazione delle piene, al posto di un costosissimo ponte, il Meier, la cui funzione di collegamento, dopo il completamento della tangenziale, si è, oltretutto, di molto attenuata. Basterebbe un manufatto più agile e sobrio in grado di consentire il collegamento dei pedoni e delle due ruote all’antica fortezza.

Naturalmente i campi di interesse dell’ambiente sono molto più numerosi delle tre, pur importanti, questioni affrontate e sarà necessario tornarci con specifici approfondimenti. Il sindaco, ad esempio, rivendica, ritengo a ragione, l’avvio dell’illuminazione pubblica a Led, così come, d’altro canto, risulta evidente un ritardo nella diffusione delle pratiche di risparmio energetico in edilizia realizzate, fra le prime città in Italia, nel “Villaggio Fotovoltaico”. Così la carenza di aree verdi, attrezzate e fruibili in città non ha trovato vere soluzioni, anche se una maggiore piantumazione di alberi, qua e la, si è vista per opera di una delle molte, sicuramente troppe, attività curate da Amag. Comunque, nel caso, meglio delle rose moldave!

articolo tratto da Città Futura del 13 dicembre 2011 
13/12/2011

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