
Drammaticamente, il gioco d'azzardo rappresenta la prima causa d’indebitamento degli italiani. In Italia gioca l’80% delle persone: chi raramente, chi tutti i giorni, chi più volte al giorno. La proliferazione dei giochi d’azzardo è un vero e proprio scandalo e, da troppi punti di vista, una piaga molto più pervasiva e grave di quanto comunemente si creda, con radici profonde e serie. Stiamo, infatti, assistendo passivi alla crescita massiccia di una vera e propria cultura delle scommesse e della fortuna.
Pensiamo alla ricorrente vicenda del “calcio scommesse”, profondamente legata a una visione mercantile che sta trasformando il calcio da “bene relazionale” in bene di mercato altamente speculativo. Da un lato sistemi criminali, anche internazionali, che intercettano le scommesse come fonte di guadagno e di investimento; dall’altro calciatori, a fine carriera o di serie minori, abituati ad una vita di agi, che colgono il gioco come occasione per rimanere nel giro ed arricchirsi di nuovo, approfittando delle conoscenze nell’ambiente.
Il gioco d’azzardo è un’industria che muove nel Belpaese, circa 60 miliardi di Euro l’anno (stime 2010); molto di più di quanto lo Stato spende per gestire l’enorme macchina dell’istruzione e quindi le scuole, il personale docente, i bidelli, la manutenzione, gli acquisti…
Nell’Italia che gioca vanno in depressione i consumi, anche quelli naturali e necessari, e aumentano le insolvenze. Anche nella nostra provincia il Ser.T segnala un aumento del 10% della patologia da dipendenza da gioco che colpisce soprattutto uomini e donne nella fascia 20/40 anni ed un progressivo coinvolgimento di giovanissimi, vista la possibilità di “giocare” on line.
La Questura di Alessandria, nel suo ultimo rapporto, ha segnalato alcuni episodi di false denunce per rapina per dissimulare gravi perdite al gioco.
Ai dati ufficiali, relativi all’economia dei giochi pubblici d’azzardo, vanno inoltre aggiunti il “sommerso” e l’illegale.
Un giro di affari così imponente non poteva non ingolosire la criminalità organizzata che utilizza questo canale per il riciclaggio del “denaro sporco” oltre a favorire altri reati come l’usura.
Non è raro che siano gli stessi gestori delle video lotterie a gestire il racket dell’usura: da un lato inducono le persone a indebitarsi, dall’altro le “strozzano” prestando loro i soldi.
La passione per le slot di nuova generazione è contagiosa ed anche molto remunerativa per i gestori delle sale scommesse. Si pensi che attualmente il tutto il paese le macchinette installate sono circa 19.000, ma le domande di autorizzazione sono tre volte tanto. Un’esplosione, che avviene al di fuori di ogni controllo e che produce effetti sociali inquietanti. Non è un caso che molti amministratori locali, spaventati dai tanti casi segnalati dai servizi sociali, abbiano iniziato ad adottare misure per limitare gli orari di apertura delle sale e vietarne l’insediamento nei luoghi più sensibili delle città come, ad esempio, quelli vicini alle scuole.
Va da sé che l’aumento dell’offerta, ossia la maggiore disponibilità di gioco, aumenta il fenomeno.

Oltre il miraggio dell’ “ipervincita” e della “vincita facile”, il gioco d’azzardo di massa si fonda su una galassia di minivincite, cioè di premi irrisori che inducono il “giocatore” a reimmettere, quanto temporaneamente vinto nel meccanismo, con una continua progressione di nuova spesa.
Ed allora è lecito chiedersi se non rappresenti un uso improprio del potere, da parte dello Stato la regolamentazione dei giochi e,contemporaneamente, l’opportunità di ricavarne degli utili. Non è forse compito dello Stato mettere in secondo piano il proprio interesse economico a favore del bene della collettività? Sembra che l’etica sia stata messa in secondo piano rispetto alle logiche economiche e, tutto ciò, avviene nella più completa indifferenza.
Ed inoltre: le concessioni portano denaro alle casse pubbliche ma creano poi devianze e comportamenti illeciti che lo stesso Stato è costretto a combattere!
Dobbiamo assistere impotenti alla crescita esponenziale di questo fenomeno?
Perché, ad esempio, non si estende ai giochi d’azzardo (poker tv, scommesse online..) la proibizione della pubblicità che vige per il tabacco?
Perché da un lato si è ferrei contro l’apertura di nuovi casinò e poi si lascia che le città si riempiano di sale scommesse?
Perché un’amministrazione locale non premia con un marchio di qualità etica quei locali e bar che rinunciano a sicure entrate eliminando le slot machine?
Semplici idee, magari banali, per non stare fermi a guardare.
[Dal blog
appuntialessandrini.wordpress.com]