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Opinioni

“Ascolto il tuo cuore, città” Alessandria e Gabriele Basilico

Mi è accaduto, in queste feste, di vedere e rivedere a Milano la bella mostra dedicata al fotografo Gabriele Basilico, prematuramente scomparso nel 2013. Il titolo della mostra “Ascolto il tuo cuore città” riprende quello di un libro di Alberto Savinio su Milano, una conversazione all’insegna dell’ironia, fatta passeggiando per le vie del capoluogo lombardo
OPINIONI - Mi è accaduto, in queste feste, di vedere e rivedere a Milano la bella mostra dedicata al fotografo Gabriele Basilico, prematuramente scomparso nel 2013.
Il titolo della mostra “Ascolto il tuo cuore città” riprende quello di un libro di Alberto Savinio su Milano, una conversazione all’insegna dell’ironia, fatta passeggiando per le vie del capoluogo lombardo. La mostra è aperta nel Pavillon Unicredit di Milano in piazza Gae Aulenti (fino al 31 gennaio, orario 10.00 – 19,00, chiuso lunedì, www.unicreditpavillon.it).
Avrei voluto parlarne in questa rubrica, per segnalarla e ricordare la figura del grande fotografo, ma solo grazie all’osservazione di una cara amica trovo la strada per farlo passando per Alessandria.

Si devono infatti a Gabriele Basilico – il maestro scomparso prematuramente nel 2013 – le immagini che meglio raccontano il dispensario antitubercolare di via Gasparolo, quel capolavoro dell’architettura italiana del secolo scorso firmato da Ignazio Gardella (Milano 1905 – Oleggio 1999), l’architetto protagonista del razionalismo e molto vicino alla famiglia Borsalino, a cui dobbiamo alcune delle altre ragioni per cui vale sempre la pena fare una visita alla nostra città: la casa degli impiegati Borsalino in corso Teresio Borsalino (1952), la Taglieria del pelo in via Wagner (1956) e la chiesetta nell’ex Sanatorio Teresio Borsalino, progettato dal padre e da lui realizzato, poi trasformato nel Centro di Riabilitazione Polifunzionale ‘Borsalino 2000’ " e, meno nota, la Casa di Riposo di corso Lamarmora (1935).

Quelle fotografie realizzate da Basilico del Dispensario non sono presenti nella mostra milanese, dedicata alla “città”, alla grande città, Milano innanzitutto ma anche le grandi metropoli del mondo, quelle che Basilico ha saputo cogliere nella loro identità e nelle loro trasformazioni, narrando, con inimitabile capacità di leggere l’azione plasmatrice dell’uomo sullo spazio, il passaggio dei luoghi urbanizzati dalla fase industriale a quella postindustriale.
E mettendo a frutto la sua laurea in architettura per regalare al nostro sguardo una visione che è quanto di più lontano dalla cartolina pur non presentandosi mai come asettico e inanimato materiale di lavoro per l’urbanista. L’assenza stessa delle persone che mancano quasi sempre da quelle immagini - leggibili nel modo migliore solo se avvicinate nelle grandi dimensioni delle stampe che ne evocano di più le proporzioni e la prospettiva – non viene percepita come rifiuto di un umanesimo dell’immagine, ma come ricerca dell’uomo attraverso le tracce che lui stesso ha lasciato, le impronte che ne sono la storia, le contraddizioni e le distruzioni che le hanno attraversate. Riuscendo a dare dignità alle periferie, e ridimensionando la retorica dei monumenti.

Amburgo, Barcelona, Bari, Beirut, Berlino, Bilbao, Francoforte, Genova, Graz, Istanbul, Lisboa, Liverpool, Losanna, Madrid, Montecarlo, Mosca, Napoli, Nizza, Palermo, Parigi, Roma, Rio de Janeiro, Rotterdam, San Francisco, San Sebastian, Shanghai, Torino, Trieste, Valencia, Zurigo. Sono queste molte delle città che Basilico ha esplorato con il suo banco ottico, con un metodo rigoroso e con un atteggiamento moralmente e storicamente così integerrimo da generare ogni volta commozione e ammirazione.
17/01/2016
Maria Luisa Caffarelli - redazione@alessandrianews.it

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