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Opinioni

Apologia degli Europei di calcio (13): Una strana atmosfera

Montpellier, sede del ritiro dell’Italia, ci parla d’Europa. Il suo centro sfavillante è un gioiello di riqualificazione urbanistica. Le sue periferie sono un orrore architettonico e umano
OPINIONI - Montpellier, sede del ritiro dell’Italia, ci parla d’Europa. Il suo centro sfavillante è un gioiello di riqualificazione urbanistica, ambientalmente sostenibile e pensato per attrarre a sé i giovani ricercatori di uno dei principali cluster tecnologici del continente. Le sue periferie sono un orrore architettonico e umano dove è collassata qualsiasi politica di progettazione sociale e di integrazione. Questo, ormai, ve lo hanno detto tutti in questi giorni di editoriali improvvisamente consapevoli del fatto che c’è un sacco di gente che non se la passa molto bene.

Quello che non vi raccontano è il processo di produzione quotidiano delle banlieue: sono così impegnati a dimostrarvi che hanno capito tutto che non si accorgono del maghrebino che gli versa i caffè, dell’albanese che fa i lavori nella sede del giornale, dell’ecuadoriana che fa le pulizie, del giovane francese che raccoglie la sue cose nell’ultimo giorno di stage sottopagato in redazione. Vi descrivono le periferie come se fossero un distante paese del terzo mondo dove parlano un’altra lingua. Nei nostri giorni a Parigi ad ammirare le rarefatte prodezze dei Bleus ci siamo ricordati che questa è la nazione che sulla spianta del Trocadero ha creato un “Museo dell’uomo” inventando l’etnografia e il racconto del diverso. La Francia che giudica con ipocrita sconcerto o con furbesco entusiasmo l’esito del voto inglese sulla permanenza nell’UE è il cuore del nostro scontento e quello che i giornalisti non vi dicono è che non esiste una periferia separata dal centro: gli ingegneri dell’IBM di Montpellier e i camerieri delle brasserie fanno parte della stesa città. Basterebbe andare allo stadio, per capirlo.

Ieri eravamo a Lens, dove abbiamo assistito ad una delle beffe del Dio del Calcio, che ha permesso allo sgualcito Portogallo di sconfiggere una supponente Croazia, che ironicamente è l’ultimo dei paesi ammesso nell’UE. Lens era una grande città mineraria, fondata sul quel carbone che insieme all’acciaio diede a Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo l’idea di unire l’Europa. Oggi Lens è una dependance del Louvre, un esperimento urbano da laboratorio non del tutto riuscito. Lens è a due passi da Calais, dove nel 1940 iniziò la rotta di Dunkerque e la solitaria battaglia degli inglesi per la salvezza dell’Europa. Coincidenze beffarde.

Sempre ieri il Galles che ha detto no all’UE ha sconfitto l’Irlanda del Nord che invece ha detto di sì. Se i pronostici verranno rispettati ai quarti si incontreranno Francia ed Inghilterra; se noi li smentiremo ci sarà anche Italia – Germania. Forse chi ha fatto il tabellone degli Europei voleva proprio questo: rimetterci la storia davanti agli occhi per riflettere. Come se il cacio un po’ decadente di questi giorni fosse il segno di un tempo a cui dobbiamo reagire, capendo che abbiamo temuto che questo torneo diventasse il palcoscenico del terrorismo islamico e potrebbe essere invece lo scenario del’eutanasia europea.

Se non reagiremo questi Europei assomiglieranno a un altro campionato d’Europa, quello di atletica di Spalato 1990. Sappiamo quasi tutto delle Olimpiadi del 1936 nella Berlino nazista, quasi nulla di quell’europeo. Il medagliere lo vinse la Germania Est. Il salto in alto un Serbo che venne fischiato dallo stadio mentre cantava l’inno nazionale del paese ospitante. Si chiamava ancora Jugoslavia. Oggi, a Spalato, si piangono le lacrime dell’eliminazione croata.
Vogliamogli bene, a questo Europeo di Calcio 2016.
27/06/2016
Simone Farello - sfarez@libero.it

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