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Opinioni

Abou che vuole rinascere

Come Abou, milioni di persone e bambini nel mondo attraversano le frontiere cavalcando muri, sfidando le onde e penetrando nelle fortezze alla ricerca di un luogo in cui rinascere perché non hanno la possibilità di continuare a vivere rimanendo dove sono nati
OPINIONI - Insospettiti del nervosissimo di una 19enne marocchina, hanno controllato il trolley cercando droga ma gli agenti della polizia di frontiera spagnola hanno trovato Abou, bambino ivoriano di otto anni piegato in posizione fetale dentro quell'utero rigido di plastica, che voleva raggiungere il padre che vive in Spagna con regolare permesso di soggiorno.
Tutto qui. La notizia si legge sui giornali e si sente alla TV. Si fa notare ma non fa tanto rumore. Una di quelle notizie curiose prive di un finale cruento che si dimenticano presto dopo averle sentite.
L'immagine che lascia però rappresenta in modo emblematico il fenomeno dell'immigrazione di tutti tempi. Fa pensare a quelle ecografie materne che si fanno periodicamente durante l'attesa di una nuova nascita.
Abou e suo padre cercavano una nuova nascita in Europa, un modo per ricominciare a vivere, lontano dal Paese in cui era impossibile rimanere.
Come Abou, milioni di persone e bambini nel mondo attraversano le frontiere cavalcando muri, sfidando le onde e penetrando nelle fortezze alla ricerca di un luogo in cui rinascere perché non hanno la possibilità di continuare a vivere rimanendo dove sono nati.
Negli stessi giorni la Mogherini presenta "L'Agenda Europea sull'Immigrazione" che, se da una parte apre uno spiraglio ad una possibile politica europea condivisa sull'immigrazione e l'asilo, dall'altra insiste sulle politiche di sicurezza e non su quelle di accoglienza.
Sostanzialmente la Fortezza Europa rimane tale, e le operazioni militari rimangono le soluzioni primarie. La volontà confermata dalla Commissione è di rafforzare le operazioni navali finalizzate a distruggere i barconi prima che partano.
In questo modo si tenta di far sfumare la speranza della rinascita di Abou e di tutti gli altri che si trovano in Libia e sulle strade del non ritorno. Ma pensare di fronteggiare il fenomeno migratorio distruggendo i barconi è una strategia miope e inconsistente.
D'altra parte solo il 40% dei migranti irregolari raggiunge l'Europa via mare e il restante 60% arriva via terra o sono gli overstayers ai quali scade il visto.
In un quadro così difficile e frantumato, di grandissima instabilità, non è pensabile fermare il naturale istinto umano alla sopravvivenza.

“Non sarà la distruzione delle imbarcazioni a fermare la disperazione di queste persone che troveranno altri canali ed altri mezzi per varcare i confini europei, perché nonostante i politici europei facciano finta di non saperlo, il problema dell’immigrazione non è l’esistenza di trafficanti che organizzano i viaggi, ma l’esistenza di cause che spingono le persone a tentare viaggi disperati tra deserto e mare per la speranza di una vita migliore.” (Meltingpot.org)

Parafrasando Papa Francesco: "Chi siamo noi per impedire ad altri esseri umani di perseguire la ricerca di una vita migliore o della semplice sopravvivenza loro e dei loro figli?".
 
18/05/2015

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