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Alessandria

A quando le piste ciclabili per i sobborghi?

Una delle carenze più macroscopiche è la pressoché totale mancanza di collegamenti ciclabili sicuri tra i sobborghi e tra questi e il centro: in altre parole l’assenza di una rete ciclabile comunale vagamente degna di questo nome. E in via Pavia è in progetto una pista ciclabile che non porta da nessuna parte
ALESSANDRIA - Chi si occupa della mobilità in Alessandria non può non tener conto che il nostro è il primo comune del Piemonte per estensione territoriale (quasi il doppio dI Torino) e che è costituito da un centro urbano circondato da una quindicina di sobborghi e frazioni. Non è possibile pianificare nessun sistema coerente e logico di mobilità urbana senza prendere innanzitutto in considerazione i flussi di persone e di merci, i punti di attrazione, le modalità di spostamento che interagiscono in questo ambito territoriale.

Uno degli aspetti prioritari, nel considerare la complessità del quadro, dovrebbe essere quello della sicurezza. E partendo dal presupposto che il traffico veicolare privato dovrebbe essere il più possibile ridotto per garantire la qualità complessiva del sistema (in termini di efficienza, di fluidità, di qualità dell’ambiente urbano, di salute psicofisica dei cittadini), appare subito evidente che molte sono le carenze.  Una delle più macroscopiche è la pressoché totale mancanza di collegamenti ciclabili sicuri tra i sobborghi e tra questi e il centro: in altre parole l’assenza - o la grande frammentarietà - di una rete ciclabile comunale vagamente degna di questo nome.

Per collegare in sicurezza i vari nodi del sistema si possono in parte sfruttare le strade a basso traffico già esistenti; ma è necessario pensare a nuove infrastrutture quando il collegamento è, inevitabilmente, lungo assi viari molto trafficati e pericolosi. In questi casi sono indispensabili, innanzitutto, le piste ciclabili: infrastrutture che attuano il principio di separazione del ciclista dal traffico; una soluzione estrema che va adottata quando non è possibile garantire altrimenti la sicurezza del ciclista.

È stato recentemente oggetto di pubblica discussione, e di polemiche, il progetto - inserito nel Pisu - di un nuovo tratto di pista ciclabile in via Pavia. Colgo lo spunto per cercare di fare un po’ di chiarezza sulla questione, e di formulare una proposta alternativa. Innanzitutto, per essere precisi, non si tratta di una nuova pista ciclabile, in quanto nel tratto previsto una pista ciclabile, seppure in pessimo stato, c’è già. Bisogna poi dire, con chiarezza, che una pista ciclabile di 700 metri che non porta da nessuna parte non ha alcun senso. È inutile. Come è dimostrato del resto dalle sue attuali condizioni: nessuno la usa, quindi a nessuno interessa che sia mantenuta, quindi va in malora.

Mi chiedo chi si sognerebbe mai di progettare una infrastruttura viaria di qualsiasi genere e di qualsiasi destinazione d’uso senza prevedere un punto di partenza e uno di arrivo. Perché allora per una infrastruttura destinata alle biciclette (e non ai treni piuttosto che alle auto) è possibile?

Lasciando da parte le polemiche, come associazione, proponiamo che, in alternativa al progetto presentato ma a quanto pare non ancora definitivo, si pianifichi l’intervento con una vista più ampia: si rimetta in sesto il tratto già esistente, (tappando i buchi, allargando le strettoie, togliendo i cassonetti, eliminando i salti...) e quindi si progetti e si realizzi il suo proseguimento fino alla rotonda che collegherebbe così la nuova infrastruttura a via dei Preti. In questo modo si conseguirebbero alcuni obiettivi importanti.

Il primo: completare l’anello ciclabile, di grande rilevanza sia dal profilo della mobilità urbana che da quello dello sviluppo turistico, tra i ponti sul Tanaro.
Il secondo: mettere in sicurezza uno dei tratti attualmente più critici della “Greenway delle due Cittadelle” (che proseguirebbe così poi in sicurezza lungo via Porcellana): una proposta Fiab, su cui i sei comuni coinvolti stanno già lavorando, che connette Alessandria e Casale su strade secondarie.
Il terzo: collegare, finalmente attraverso un percorso sicuro, la città con il sobborgo di San Michele. Il nuovo percorso ciclabile si raccorderebbe infatti attraverso via Loreto con il recente sovrappasso ferroviario di via Otello Finzi, rendendo così possibile raggiungere San Michele senza dover percorrere la pericolosissima Ss31.

Speriamo venga presa in considerazione da chi decide: chiediamo venga valutata senza pregiudizi, nell’ottica delle sue possibili ricadute positive per la città.
9/11/2014
Claudio Pasero - gliamicidellebici Fiab - redazione@alessandrianews.it

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