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Opinioni

25 aprile, un paradigma di libertà

Settantuno anni e non sentirli… Settantuno anni che in questo Paese ci si ritrova, tutti insieme, a celebrare il valore più importante che connota un popolo: la riconquista della propria Libertà!
OPINIONI - Settantuno anni e non sentirli… Settantuno anni che in questo Paese ci si ritrova, tutti insieme, a celebrare il valore più importante che connota un popolo: la riconquista della propria Libertà!

Sono trascorsi infatti settantuno anni da quel 25 aprile 1945, quando le formazioni partigiane discesero dalle montagne e dalle campagne e liberarono le città e i paesi del Nord Italia, esplicitando così il momento del riscatto del popolo italiano. Con quel gesto, oltre a cacciare l’invasore, si sconfisse il regime fascista, oppressivo e antidemocratico, che per un Ventennio aveva dominato e condizionato il Paese non solo politicamente, ma anche culturalmente coltivando tesi deliranti, criminali e totalitarie sino ad arrivare, attraverso l’alleanza con il regime nazista, all’abominio delle leggi razziali.

Quell’impresa ha avuto la sua genesi nel periodo compreso tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945; ha formato la presa di coscienza del popolo italiano e ha fatto crescere, tra privazioni fortissime e sacrifici immensi, la consapevolezza della necessità di trovare una rinnovata scala di valori morali ed etici che diventasse il modello di una nuova convivenza civile e sociale. Quei venti mesi sono stati la nostra Resistenza e quel nuovo paradigma ha dato vita a quel momento supremo di condivisione unitaria e solidale che si chiama Costituzione Repubblicana, che proprio nella Resistenza affonda le proprie radici fondative!

Quei giovani, quelle donne, quegli uomini di allora che tra le loro diversità sociali, politiche e di credo religioso hanno saputo scegliere, con coraggio, da quale parte schierarsi, sono stati coloro che dopo aver ricostruito e riscattato moralmente l’Italia, hanno dato seguito alla ricostruzione fisica, economica e sociale del Paese concorrendo a farlo diventare un protagonista sulla scena internazionale.

Settantuno ’anni di libertà, di pace e di sviluppo sono stati la fortuna e il privilegio in cui le successive generazioni di italiani sono potute crescere. Un’opportunità non da poco di cui, credo, tutti noi dobbiamo rendere merito e ringraziare coloro che ce lo hanno consentito in allora.

Oggi ci ritroviamo a confrontarci con problemi nuovi che ci preoccupano, che ci intimoriscono, che ci spaventano.
Ci ritroviamo con la necessità di affrontare nuovi temi; temi complessi propri della modernità, propri delle modificazioni storiche epocali che stiamo attraversando.
Viviamo in un mondo sempre più globalizzato, sempre più connesso sia in termini materiali che immateriali, sempre più informato e consapevole. Al contempo viviamo in un mondo sempre più squilibrato, più ingiusto dove le differenze e le diversità tra i popoli e le persone emergono sempre più macroscopiche ed evidenti.

Ci troviamo impreparati ad affrontare problemi enormi quali, giusto per citare le cronache di questi giorni, l’esodo biblico di popolazioni che fuggono da guerre, persecuzioni, fame e sofferenza e a tutto ciò l’intera comunità nazionale e internazionale non sa dare risposte credibili, lasciando spazio e parola a demagoghi e a populisti capaci di rivolgersi solo alla pancia e non alla testa dell’opinione pubblica, invece di individuare soluzioni ragionevoli, condivise, solidali e, soprattutto, umane.
C’è la necessità, a distanza di tutti questi anni dopo il termine dell’ultima guerra che l’Occidente ha subito direttamente, di aggiornare, di rinnovare il frasario, il dizionario democratico.

In Italia poi questa esigenza è diventata nel corso degli ultimi vent’anni ancor più urgente!
Il declino, il decadimento etico e morale che hanno attraversato il Paese con manifestazioni di malcostume, di malgoverno, di corruzione è evidente e palpabile. Tanto da far disaffezionare buona parte della popolazione alla partecipazione attiva alla vita pubblica della Nazione.
È questo un aspetto assai grave, che va in contrapposizione con quei principi e quei valori fondanti che sono stati le motivazioni per le quali i Partigiani e il popolo Resistente fecero, in allora, quella scelta di campo coraggiosa.

Dicevamo che è urgente, quindi, aggiornare e rinnovare il frasario e il dizionario democratico, ma non l’abbecedario!
Ben vengano quindi interventi e riforme che aggiornino ai nostri tempi storici la forma dell’ordinamento statuale, le regole del gioco democratico, le leggi per la scelta dei rappresentanti del popolo, ma sia ben chiaro che tutto ciò dovrà avvenire nella cornice del rispetto assoluto dei fondamentali principi costituzionali racchiusi nella nostra Carta, nel rispetto assoluto dei valori di democrazia, di libertà di opinione e di rappresentanza, non tollerando alcun passo indietro.
Questo è il compito che compete oggi alle nostre generazioni, sia a coloro che costituiscono la cosiddetta classe dirigente, sia a tutti coloro che non sono – o non si ritengono – tale, ma che compongono quella cittadinanza attiva, vitale e consapevole, che è il cuore pulsante della democrazia. Tocca a noi che abbiamo ereditato il bagaglio di quei valori e principi costituzionali; quei principi e quei valori partoriti dalla Resistenza, da quel 25 aprile 1945 che oggi siamo qui a celebrare.

Per tutte queste ragioni
W il 25 aprile!
W la Resistenza!
W la Repubblica italiana!
25/04/2016
Mariano Santaniello - redazione@ilnovese.info

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