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Novi Ligure

SavePernigotti, la petizione vola. Ai lavoratori solidarietà da tutta Italia

Raggiunto in poche ore l'obiettivo di 5 mila sottoscrizioni per la petizione #savePernigotti: la raccolta firme continua. Gli operai in tv per difendere la loro fabbrica. Ai lavoratori solidarietà da tutta Italia
NOVI LIGURE – È stato raggiunto in poco più di 24 ore l'obiettivo di 5 mila sottoscrizioni per la petizione online #savePernigotti che si pone come obiettivo di impedire la chiusura della fabbrica di viale della Rimembranza. La petizione comunque va avanti a oltranza, così come lo sciopero dei lavoratori che presidiano la fabbrica per evitare che venga smantellata. I promotori della raccolta firme vogliono «salvare il lavoro dei cento dipendenti» ed evitare la delocalizzazione della produzione. Un segno di quanto la situazione dell'azienda dolciaria novese stia a cuore agli abitanti della città ma non solo.

Giornali, tv e radio di tutta Italia si stanno infatti occupando della vicenda. In questi giorni le telecamere delle reti Rai e Mediaset hanno incontrato i lavoratori anche con collegamenti in diretta. Ai giornalisti, i dipendenti hanno raccontato dei propri timori e della propria rabbia. Come Andrea, assunto nel 1989, che lavora alla Pernigotti insieme alla moglie. O Anna, 62 anni compiuti di cui 35 passati nella fabbrica di viale della Rimembranza. E ancora Silvia, una degli interinali, che non avrà nemmeno diritto alla cassa integrazione.

Luca PatelliLuca Patelli, classe 1990, è il più giovane dei dipendenti (è stato assunto nel 2011) e abita a poche centinaia di metri dalla fabbrica: «Noi ci siamo nati con l’odore delle nocciole, del cioccolato, dei pistacchi. Oggi vogliono cancellare 160 storia novese e italiana». Yonny Chaves in tv ha fatto un appello affinché «la nostra bandiera non venga venduta, difendiamo il nostro posto di lavoro ma difendiamo innanzi tutto il nostro Paese».

Il tricolore italiano è stato poi consegnato all'europarlamentare Angelo Ciocca (Lega), che ha annunciato che oggi volerà a Istanbul per recarsi alla sede della Toksoz e parlare con i vertici del gruppo. «Il caso sarà poi portato all’attenzione del Parlamento europeo la prossima settimana, durante la seduta plenaria di novembre – ha detto Ciocca – Chiederemo alla Commissione Europea di intervenire con fondi dedicati a tutela dei lavoratori colpiti. Nove miliardi in dieci anni dall’Europa alla Turchia e nessun aiuto per i lavoratori italiani vittime di delocalizzazione? Io non ci sto».
9/11/2018

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