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Novi Ligure

Fallimento Novese, è troppo bassa la proposta di Miele

Il declino, la caduta e ora la spartizione di quel che resta della Novese. In Tribunale ad Alessandria il pool di creditori della società di calcio biancoceleste ha respinto la proposta di transazione effettuata dall’amministratore Ciro Miele
NOVI LIGURE - Il declino, la caduta e ora la spartizione di quel che resta della Novese. In Tribunale ad Alessandria il pool di creditori della società di calcio biancoceleste ha respinto la proposta di transazione effettuata dall’amministratore Ciro Miele: il dirigente proponeva 500 euro in cambiali mensili per estinguere un debito di quasi 50 mila euro. Una soluzione respinta al mittente da Claudia Capodieci, legale dei creditori.

Facile immaginare che entro pochi giorni il Tribunale (giudice Enrica Bertolotto) dichiari il fallimento della Usd Novese srl, nomini un curatore fallimentare e un giudice delegato a cui spetterà il compito di gestire l’ordinario ma soprattutto effettuare una ricognizione dei beni attivi per capire quale sarà la somma che potrà essere messa a disposizione dei creditori. Insomma, una fine ingloriosa per la Novese ma che era scontata da qualche tempo e che non ha sorpreso nessuno.

D’altronde, sembra che l’amministratore del club abbia proposto al socio di minoranza Renato Traverso il riscatto delle quote, opzione che, giustamente, l’ex patron ha rifiutato. Insomma il destino è segnato e quel che rimane del club verrà forse messo all’asta. In questa fase sarebbe opportuno che il sindaco di Novi intervenisse per rilevare il nome della società che così diventerebbe davvero patrimonio della città da poter affidare a persone serie e responsabili.

Qualcosa si muove anche se il percorso per arrivare alla costituzione di una “nuova” Novese è lungo e tortuoso: qualcuno propone di tornare a coinvolgere Lino Gaffeo, un galantuomo nel mondo del football seppur coi suoi difetti (chi non ne ha?) affiancandolo da un gruppo di imprenditori locali. Altri invocano il sostegno del tessuto economico cittadino ma la verità è che per fare calcio servono soldi e professionalità, due fattori che non si comprano al mercato per se i primi bisogna andarli a chiedere a chi li ha, la competenza è un po’ come il coraggio di don Abbondio: se uno non ce l’ha, non se lo può dare.
5/11/2016
Maurizio Iappini - m.iappini@ilnovese.info

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