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Musica

Subsonica: "E' il terzo concerto per Don Gallo"

Abbiamo fatto due parole con Max Casacci a Frascaro (AL) prima della data zero dei Subsonica alla Comunità di San Benedetto al Porto
Abbiamo fatto due parole con Max Casacci a Frascaro (AL) prima della data zero dei Subsonica alla Comunità di San Benedetto al Porto

Quanto è importante, per voi ma anche per chi vi segue, fare la vostra data zero per La Comunità di San Benedetto al Porto in un momento storico come questo in cui i valori umani importanti, sono messi da parte?


La data zero per noi è sempre indispensabile e tendiamo comunque a darle un significato, l’abbiamo fatta in locali storici di Torino ai Murazzi, per i nostri amici ad esempio. In questo caso il valore aggiunto è notevole, perché con il Don abbiamo un rapporto consolidato da anni, è il terzo concerto per Don Gallo, il secondo qui a Frascaro mentre l’altro, molto importante dal punto di vista simbolico e della riqualificazione lo abbiamo fatto nel quartiere Cep di Genova. Per noi è una carica umana notevole innanzitutto, è bene mettere a disposizione la musica per tutta una serie di cose che strettamente musicali non sono e non limitarsi al solo rapporto tra chi propone e chi consuma.

Non vi siete mai sciolti ma è una voce che aleggia spesso attorno a voi. Voce che molte volte ha portato però subito dopo ad un lavoro nuovo e quindi alla diretta smentita. Quando vi trovate in quella situazione specifica poi cosa scatta dentro di voi per fa uscire un nuovo disco?

Ma guarda, i Subsonica contrariamente alla maggior parte delle band italiane sono un gruppo vero; ci sono un sacco di band con un uomo solo al comando, infatti ci sono molte band che hanno cambiato molti musicisti e nel momento in cui dovesse succedere a noi molto probabilmente ci porterebbe allo scioglimento. È un po’ quella la differenza semplicemente. Dopodiché quando si creano le incomprensioni, le tensioni, le difficoltà di crescita individuale e collettiva che ancora più difficile, prima di abbandonare tutto quanto rimane comunque il valore di tutto ciò che hai fatto e il valore insostituibile della soddisfazione di ciò andrai a fare, perché nel momento in cui si spengono le luci di un club o di un palazzetto e senti il boato della gente che ti sta aspettando e non sta aspettando il fenomeno del momento ma sta aspettando un gruppo, con cui ha un rapporto libero da 15 anni, in quel momento stai per provare una delle sensazioni che difficilmente nella vita si riescono a provare. Diciamo che questo è poi quello che cementifica tutto.

Tanto tempo fa penso non vi sarebbe mai passato per l’anticamera del cervello, di pensare di poter suonare in Cina. Invece è diventato tutto realtà? Che esperienza è stata?

È molto divertente perché uno dei nostri rituali nel ’96, che servivano a dare un po’ un contorno di luoghi e di vita di band a cinque persone che non si erano mai frequentate prima, era proprio il fatto di andare a cena la ristorante cinese; tra l’altro sommavamo i punti per comprarci le cravatte col dragone. Avevamo una gadgettistica in studio che proveniva tutto dai ristoranti cinesi. Tornado poi a Pechino in effetti ci siamo ricordati che la Cina era già presente. Gli Stati Uniti, la Cina e l’Europa vissuta già tre volte erano al di fuori delle più rosee aspettative. Forse non ci fermiamo tanto a considerare questa cosa qua ma in effetti se ti soffermi un secondo a pensarci e la ricolleghi al momento dell’inizio dove progetti un’esperienza di questo tipo, ti chiedi chissà come e dove andrà, se succederà qualche cosa e vissuta a distanza di tempo è impressionante.

Avete sempre avuto “un rapporto” con i fans, nel vero senso della parola, più diretto di altre band; anche grazia al vostro blog “Diario di bordo” che agli inizia era una cosa di nicchia. Cosa è cambiato da allora ad adesso? Siete riusciti ad arrivare ancora più vicino a chi vi segue?


Siamo riusciti a essere più quotidiani nel senso che i socialnetwork come face book, perché ti permettono di esserlo mentre il sito presupponeva un linguaggio più esteso, per certi versi più letterario anche se sembra un paradosso e contemporaneamente la nostra vita è un po’ più complicata adesso; abbiamo figli, famiglie e quindi le ore passate alla sera a scrivere e a rispondere non ci sono tecnicamente più; ciò nonostante troviamo sempre il modo di sollecitare il rapporto ogni giorno con qualcosa sul sito o su facebook non sono solo messaggi promo.

Suonerete anche il 13 luglio a Collisioni Festival (Barolo - CN) che mette in stretta commistione letteratura e musica; inoltre avete anche fatto uscire un libro per il vostro anniversario. Qual è il rapporto Subsonica e letteratura?

Non c’è un rapporto diretto o anzi ci son stati dei rapporti episodici in prevalenza per dei testi dei quali mi occupo e c’è stato un momento durante l’eclissi, un pezzo è stato ispirato da Giuseppe Genna e il libro si intitola Dies Irae, il quale poi ha dedicato un libro ai Subsonica, Le teste e c’è la prefazione con tutti nostri nomi. È chiaro che scrivendo i testi ci sono dei riferimenti letterari, che si rispecchiavano molto nella letteratura cyberpunk al punto che Bruce Sterling ha fatto un outing incredibile di apprezzamento verso i Subsonica al Salone de Libro, presentando il suo ultimo libro su Torino, Mai più senza Torino. Due "extracomunitari" molto speciali alla scoperta della città (di Bruce Sterling e Jasmina Tesanovic) e ha messo in fila tutte le nostre copertine. Questa dichiarazione d’amore verso i Subsonica l’ha rilasciata anche su Wired degli U.S.A

Prima andare, un ricordo che avete quando venite qua a suonare?

Il ricordo del Don e di quasi tutte le facce dei ragazzi che restano qui fino a tardi a smontare. Anche il ricordo di un ragazzo che stava a Torino e ora è qui in comunità che vedeva partire e malinconicamente si ricordava della città, dei Murazzi ed è un’immagine che abbiamo anche raccontato in un “Diario di Bordo” di sei anni fa.

Grazie per la tua disponibilità e a presto.

Grazie a te!



16/06/2012
Nicholas David Altea - staff@paperstreet.it

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